La Cattedrale di Rapolla ha origini incerte. Sappiamo che nell?antichità la cittadina del Vulture aveva un tempio greco di culto pagano che sul finire del VI secolo subì l?influenza della religione Cristiana. L?ipotesi della presenza di un vescovo nella cit-tadina già nel 603, sostenuta da uno storico locale e basata su un?iscrizione rinvenuta all?interno della chiesa nel 1903, viene ritenuta dalla maggior parte degli studiosi po-co credibile. La prima attestazione di una sede vescovile è invece testimoniata da un documento del 1037 in cui viene citato il Vescovo Nando. Il 1253 fu l?anno di nasci-ta dell?edificio sacro.

Il campanile inizialmente non fu progettato per la cattedrale ma per un altro edificio sacro. Stando a quanto riportato in un?iscrizione, esso sarebbe stato edificato in un solo anno nel 1209 grazie alla generosità dei fedeli. In quegli anni e per tutto il medioevo Rapolla fu una cittadina fiorente, favorita dalla vicinanza con la via Appia e con Melfi, che nel periodo normanno-svevo fu la città più grande e importante della Basilicata. Tuttavia furono gli stessi abitanti di Melfi a distruggere Rapolla nel 1183. Fu la prima di una lunga serie di catastrofi che scon-volsero la cittadina e che in seguito coinvolsero anche la cattedrale. Una seconda distruzione ebbe luogo nel 1255 per opera dello stesso feudatario della città, Galvano Lancia, che così volle punire la ribellione degli abitanti seguita alla morte dello Svevo. Poi fu la volta dei terremoti, sin dal 1284 Rapolla come tutti gli altri centri del Vultu-re subì pesanti danni a causa all?attività sismica.
Si alternarono così incessanti terremoti e lavori di ricostruzione che modificarono numerose volte la struttura della cattedrale, alterandone anche la pianta originale.

Nel 1664 crollò il campanile. Due altri sismi devastanti rasero al suolo la cattedrale nel 1851 e nel 1930. I lavori di restauro seguiti a quest?ultimo terremoto procedettero con estrema len-tezza anche a causa dello scoppio della guerra. L?inaugurazione del nuovo edificio avvenne nel 1959. Nonostante le continue distruzioni si sono conservate numerose iscrizioni che for-niscono importanti dati relativi alle fasi di costruzione, agli autori delle opere, ai committenti e alle modalità di finanziamento della nuova cattedrale. La chiesa presenta un impianto a tre navate divise da pilastri di cui i primi quattro hanno forma ottogonale. I primi due sono attualmente inglobati nella facciata, che un tempo doveva essere quindi più avanzata. I due massicci pilastri a forma di croce con otto colonnine inca-strate ed i semipilastri corrispondenti situati nelle navate laterali sono attribuiti a Melchiorre da Montalbano. La grandiosità di questi pilastri rende ancora più evidente l?errore commesso nella scelta del luogo su cui innalzare l?edificio sacro: la fragilità della struttura dovette mol-to alla presenza di ambienti sotterranei scavati per uso domestico e che vennero colmati sol-tanto nel 1930.

Molto interessanti sono le figure scolpite sul pilastro a fascio nel lato destro della na-vata centrale e sul pilastro corrispondente nella navata laterale. Vi si possono osser-vare simboli del male come pipistrelli e cobra ed alcuni soggetti tipici dell?arte ro-manica come le figure dei felini. In questi ultimi dettagli così come nella struttura stessa dei pilastri si notano forti analogie con la chiesa Incompiuta di Venosa. Degni d?attenzione sono anche due rilievi scultorei eseguiti nel 1209 dal maestro Sa-rolo di Muro Lucano: l?Annunciazione e i Progenitori (Adamo ed Eva). L?accostamento delle figure delle due donne, la Vergine ed Eva, era frequente nell?iconografia medievale: con esso si volevano mettere in evidenza le virtù della Ma-donna che dando alla luce il Salvatore riscatta l?umanità dal peccato commesso da un?altra donna, Eva. La Vergine è rappresentata mentre è intenta a filare la porpora per il velo del Tempio, secondo la tradizione dei Vangeli Apocrifi. I rilievi del campanile derivano probabilmente da modelli pittorici. Sembra anche che essi siano ispirati al romanico della Capitanata, come appare dall?essenzialità del panneggio delle figure.

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