Forse una nuova svolta nella tortuosa vicenda del calzaturificio marateota di contrada Colla. E’ cronaca recente come, nei mesi scorsi, un’azienda marchigiana si fosse proposta al fine di recuperare l’ex “Lucana Calzature” di Maratea, quest’ultima fallita tre anni fa.
Gli imprenditori calzaturieri fanno parte del consorzio d’imprese di Porto San Giorgio, in provincia di Ascoli Piceno, riunite nella Ekotime Srl.

Dopo mille proclami e altrettante speranze, più sui titoli della stampa che non nella validità delle azioni, ecco riaffacciarsi la seria ipotesi dell’intervento a favore della fabbrica lucana. La sobrietà e la veridicità dell’annuncio è resa ancor più forte dall’audace sponsorizzazione della Regione Basilicata, nella persona del suo assessore Gaetano Fierro.

Infatti, ammonterebbe a circa 7 milioni di euro l’investimento complessivo avente come oggetto la riconversione industriale dell’ex stabilimento di Maratea da parte della società marchigiana, specializzata nel settore calzaturiero e del pellame. Pare che saranno collocati 153 persone, tra tecnici, operai ed impiegati. Questa, almeno, la sintesi di un incontro svoltosi alla presenza dell’assessore regionale alle Attività produttive, Fierro, rappresentanze sindacali e la stessa Ekotime.

Il progetto presentato dall’Ekotime – che ha già affittato il capannone di Colla di Maratea dal mese di agosto dello scorso anno – è scomposto in due fasi temporali. Nella prima fase, si prevede il recupero dello stabilimento (fermo da più di tre anni), attraverso la revisione dei macchinari e la riattivazione dell’unità immobiliare. Le 153 persone che dovrebbero essere avviate verranno integrate in un percorso di formazione continuativa che la Ekotime ha già presentato alla Regione.
La seconda fase, a medio termine, prevede la riconversione dell’attuale unità produttiva in un efficiente laboratorio attrezzato con le più moderne tecnologie per la lavorazione della pelle ecologica, a basso impatto ambientale (secondo gli imprenditori marchigiani). Il tutto per favorire la produzione di circa mille paia di scarpe monoblocco uomo/donna ogni 8 ore, la produzione di articoli in gomma e di accessori quali i cinturini, le chiusure lampo, ecc..
Di certo, un importante, quanto ambizioso progetto industriale. Visti, però, i trascorsi che hanno interessato la “Lucania Calzature” e i suoi addetti, è meglio attenersi alla massima cautela interpretativa.

E’ vero come i periodi pre-elettorali, solitamente, siano poco indicati per le buone notizie che implicano il futuro di centinaia di persone. Si potrebbero prendere per vere le promesse. Magari, crederci.

Non si dimentichi delle speculazione avvenute, e poi negate, a danno di parecchi disoccupati che credevano nella speranza di un lavoro. Non si dimentichi della crisi dei posti di lavoro che sta investendo l’intero settore industriale, area calzaturiera compresa.

Negli ultimi 4 anni, sono 78 mila gli operai in meno nel settore industriale. Ancora nel 2000, erano 496 mila le ‘tute blu’ in Italia. Oggi, sono 418 mila. Un calo che rappresenta l’80% circa di tutti i posti persi (100 mila) nelle grandi imprese industriali dal 2000 fino a marzo dell’anno scorso. Unico settore in controtendenza, le costruzioni, dove gli operai sono aumentati dell’11%. E’ quanto emerge dai dati Istat sull’occupazione nelle grandi imprese. Secondo l’istituto, nel 2000 le ‘tute blu’ occupate nella grande industria erano circa 496 mila. Già nel 2003, erano scese a 432.760 e a marzo 2004, a 418.000. Il totale dei dipendenti delle grandi industrie è sceso, negli stessi anni, da 855.000 a 755.000.

Ecco perché, alla luce dei numeri, è più giusto parlare di laboratori industriali dove è la qualità del prodotto ad imporsi e non la commerciabilità sul mercato. Quest’ultima, infatti, implica una sempre maggiore attenzione all’incidenza dei costi (forza-lavoro compresa) con una progressiva riduzione parziale e sostanziale dovuta, soprattutto, alla concorrenza orientale.

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