Nel Giugno del 2004 è stato edito dalla Regione Basilicata il volume di Elena Vigilante "Il Fascismo in Basilicata". L’ Autrice è una giovane potentina laureata presso l’Università degli Studi di Bologna in Storia Contemporanea, che ha elaborato come tesi di laurea un progetto di studio e di analisi dei caratteri regionali del fascismo. Come il fascismo abbia amministrato i territori meridionali, come si presentava la Basilicata contadina all’avvento del fascismo e quale fu il cambiamento economico di quegli anni: questi sono alcuni degli aspetti trattati dall’Autrice, che ha arricchito il suo lavoro con una inchiesta sul territorio. Elena Vigilante ha così risposto alle mie domande:

E.M.: "Dott.ssa Vigilante, come è iniziata la Sua ricerca sul fascismo in Basilicata? "
E.Vigilante: "La ricerca è nata con l?obiettivo di studiare in primo luogo i rapporti fra fascismo e modernità. Detto in soldoni intendevo capire come il fascismo si fosse rapportato alla crisi economica del 1929 e quali alternative avesse offerto e se le avesse offerte in termini di soluzioni differenti dal new deal.Intendevo occuparmi delle bonifiche e della politica relativa all?agricoltura: ero interessata agli effetti di queste politiche nel Sud. In seguito alle primissime ricerche, ho capito che le mie conoscenze pregresse relative al territorio erano scarse e soprattutto che questa mancanza di informazioni era difficile da colmare attraverso monografie. Pertanto ho ristretto il campo alla sola Basilicata, con l?obiettivo di ricostruire le dinamiche che caratterizzarono, seppure in relazione ai differenti aspetti, l?avvento e la costruzione del potere fascista in Basilicata. L?interesse verso la modernizzazione ed il suo riscontro effettivo sul territorio, rimangono tuttavia la parte centrale del libro. Ho anche trattato la modernizzazione come strumento della propaganda".

E.M.: "Quale è stata la Sua metodologia di lavoro e quali sono le fonti utili ad uno storico per ripercorrere questo periodo della nostra regione?"
E.Vigilante: "Avendo trattato aspetti differenti, ho attinto a fonti variegate. Da quelle archivistiche del fondo prefettura gabinetto – per ripercorrere le carriere politiche e per cogliere gli elementi di continuità e cesura relativi ai ceti dirigenti- , al materiale bibliografico, alle fonti orali. Questa scelta di utilizzare differenti fonti, finanche le monografie dell?epoca – dunque fonti letterarie, periodici- muove dall?idea che un periodo vada ripercorso nella sua interezza, incrociando tutte le fonti possibili. È ben ovvio che la differenza fra una ricerca che riguarda le società del passato e una ricerca sociologica, che riguarda cioè le società del presente, stia soprattutto nella mancanza di dati con i quali uno storico deve relazionarsi. Un sociologo sceglie sempre e comunque i dati da prendere in considerazione, fermo restando che ha tutti gli altri a disposizione. Anche lo storico sceglie le fonti da interrogare, ma deve rapportarsi all?eventuale mancanza di dati relativi a determinati fatti. In quel caso deve ristudiare i modi per arrivare a ricostruire il periodo e quando non c?è niente da fare…rimarranno gli interrogativi! Nell?arco della ricerca le fonti sono i veri tiranni e determinano la piega che la ricerca stessa prenderà."

E.M.: " Cosa ha favorito in Basilicata l’avvento del fascismo?"
E.Vigilante: " Per quanto concerne tutto ciò che è relativo all?avvento del fascismo, l’interrogativo centrale ,credo ,ruoti attorno ad altre questioni. In particolare bisogerebbe chiedersi fino a che punto in Basilicata il fascismo sia stato percepito come esigenza di ceti particolari che si sarebbero sentiti tutelati dall?affermazione di un potere statale con siffatte caratteristiche. La risposta è complessa da definire in quattro parole. La questione viene però affrontata nella prima parte del libro. In questo caso io ritengo che bisogna tenere presente le differenze che intercorrono fra le diverse aree della Basilicata, ma che più in generale non si possa pensare che il fascismo sia stato meramente esportato da Roma."

E.M.: "Lei afferma nel suo studio che la Basilicata presenta dei tratti peculiari nel comportamento del governo centrale rispetto ai ceti politici locali. Ci spiegherebbe questa peculiarità?"
E.Vigilante: "La peculiarità riguarda un modo differente adottato dallo Stato centrale nel rapportarsi alle questione della regione. In Basilicata il fascismo non ha comportato una presenza inedita dello Stato per quanto concerne la gestione del potere. I Podestà, ma anche i ceti dirigenti locali, hanno potuto godere di una libertà maggiore rispetto ai loro omologhi che si muovevano nell’ambito di altre realtà regionali. Probabilmente il regime riteneva che il controllo politico della regione non fosse indispensabile e intervenne solo nei casi di reale ingovernabilità."

E.M.: " Perchè la Resistenza non ha interessato la regione?"
E.Vigilante: "La resistenza, così come viene comunemente intesa, è un fenomeno legato all?area settentrionale, svoltosi nel periodo di occupazione tedesca che in quell?area si è prolungato per due anni. Altra cosa è la situazione che si verifica nell?area meridionale; tuttavia si può parlare della presenza di episodi di resistenza al fascismo verificatisi in Basilicata dall?avvento del fascismo in poi. In realtà in questi giorni sto conducendo delle ricerche in questo senso. Quindi ne parleremo prossimamente… "

E.M.: "…Volentieri! Intanto La ringrazio. Sono tra l’altro d’accordo sulla questione del metodo, si insomma…sulla tirannia delle fonti nello studio della storia. Del resto è questo il bello della disciplina: mettere insieme i diversi frammenti – come in una indagine criminologica- fino a ricostruire i fatti. Così come essi furono e così come si diceva che fossero!."

Per approfondire:
Elena Vigilante, "Il fascismo in Basilicata"; Regione Basilicata, Potenza 2004.
Liliana Lanzardo, "Immagine del fascismo : fotografie, storia, memoria"; Angeli, Milano 1991.

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