"Il Gruppo Poste Italiane, oltre a garantire il servizio universale postale, è in grado di offrire prodotti e servizi integrati di comunicazione, logistici e finanziari su tutto il territorio nazionale". Ecco quanto si legge sul sito ufficiale delle Poste Italiane a proposito dell’efficienza e della capacità di soddisfare i clienti in tutta Italia. Uno slogan che rappresenta certamente un’offesa per alcuni abitanti di Lagonegro, i quali da più di 20 giorni non ricevono regolarmente la posta. La causa? Il postino a cui fa capo l’intera zona "alta" (Viale Colombo, Terza zona, Piano dei Lippi, ecc..) è in malattia a causa di infortunio per una rovinosa caduta. Questo, però, è successo almeno venti giorni fa. Da allora, infatti, la direzione delle Poste Italiane non ha avuto il buon senso di sostituire l’addetto colpito da infortunio e i cittadini impossibilitati a raggiungere l’ufficio postale (ad esempio gli anziani) si trovano nella condizione di privazione di un servizio essenziale di pubblica utilità.

Nel frattempo cresce il malcontento nella popolazione interessata, nonostante le dichiarazioni dei vertici delle Poste di ripristinare la situazione alla normalità. Dopo 18 giorni finalmente si è dato mandato agli altri postini di consegnare, negli orari pomeridiani, anche nella zona colpita dal disservizio. Dopo 18 giorni. "Noi non ci possiamo muovere – afferma una coppia di anziani – e non possiamo scendere ogni giorno per andare a prendere la posta. L’ufficio postale è a 3 chilometri. Aspettiamo le lettere dei nostri parenti in Argentina. Quando le consegnano? Non è mai successo niente del genere, neanche nel terzo mondo la situazione è peggiore".

"E’ mai possibile che se uno si ammala non si possa sostituire? – si chiede un cittadino vistosamente irato – Con tanti disoccupati che ci stanno in giro non è possibile che non hanno trovato nessuno, allora si dica che è una questione diversa. Non si vuole trovare nessuno, così si risparmia. Questi se ne fregano delle persone, non tutti possono arrangiarsi".

I risultati dell’inefficienza in Basilicata delle Poste Italiane è evidente e, allo stesso tempo, preoccupante. Da Lagonegro, a Lauria, passando per Palazzo S.Gervasio, non vi è una sola comunità che sia soddisfatta del servizio erogato dagli uffici postali. Non si può parlare certo di coincidenza, ma di un progressivo allontanamento dai bisogni e dalle richieste della cittadinanza-utente causata dalla privatizzazione e dall’essere più impresa che servizio.
Per non parlare delle file d’attesa. D’altronde è da un po’ di tempo che gli sportelli delle Poste Italiane si trovano a fare i conti con il disbrigo di nuovi servizi, anche finanziari, i quali aumentano da soli la mole di lavoro. Mentre l’utenza aspetta.

In nome della privatizzazione il territorio lucano ancora una volta è colpito nei bisogni essenziali e nella capacità di ricevere i servizi adeguati che una società avanzata non dovrebbe far mancare. E’ ancora viva la discussione sulla possibilità, non ancora scartata, di chiudere decine di uffici postali ubicati nei tanti, piccoli, comuni. Una strampalata e devastante teoria restrittiva derivante dall’applicazione del nuovo contratto di programma 2003-2005 per tutelare i vincoli dell’equilibrio gestionale.

Mancano soprattutto gli addetti che possono garantire la celerità e l’efficienza promossa negli slogan pubblicitari, il numero attuale dei lavoratori è pressoché inferiore al reale fabbisogno lucano. Questo, al fine di ridurre gli enormi tempi di attesa agli sportelli e i catastrofici ritardi sul recapito della corrispondenza. Si rende necessaria una riorganizzazione delle attuali risorse nell’ottica di salvaguardare i diritti e le aspettative delle persone, prima ancora dei consumatori-cittadini.

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