Nel Paese dei monumenti, sei italiani su dieci, non ne hanno visitato neanche uno nell’arco degli ultimi dodici mesi. Otto su dieci, non hanno mai varcato la soglia di un museo o di una galleria, ed il numero sale a nove su dieci se si considera la visita ai siti archeologici. Questi i dati, per nulla confortanti, che giungono dall’Annuario della Cultura 2005. Una fotografia sull’evoluzione del comparto culturale in Italia, realizzato dall’Ufficio Studi del Touring Club Italiano su incarico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che vede il nostro Paese costantemente al di sotto rispetto all’Europa. L’unico settore in linea con la media europea è il cinema, dove il 46,5 per cento dei nostri concittadini (il 46,3% in Europa) non ha visto neanche un film nel corso del 2004. E per la prima volta in vent’anni anche l’Agis, l’Agenzia Generale Italiana dello Spettacolo, ha indetto una settimana di sensibilizzazione dell’opinione pubblica contro i tagli governativi al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus).

Il rapporto Touring-Ministero, infatti, tiene conto anche degli investimenti fatti in cultura. Dai dati risulta che, per una delle caratteristiche che maggiormente ci fanno conoscere nel mondo, l’Italia ha speso nel corso del 2003 appena lo 0,25% del Prodotto Interno Lordo. Circa la metà dei nostri cugini francesi e molto meno di altri paesi come la Germania, la Spagna ed il Portogallo. Se nel 2004, inoltre, gli stanziamenti governativi ammontavano a circa 243 milioni di euro, ancora peggio andrà nel 2005. Anziché aumentare o, per lo meno, restare in linea con le cifre dell’anno precedente i fondi scenderanno a circa 226 milioni di euro. Sotto accusa la pericolosa "abitudine" di considerare la cultura come il primo comparto da tagliare. Punto saliente della mobilitazione indetta dall’Agis, proprio i tagli finanziari al Fus che, com’è noto, sostiene le attività cinematografiche, teatrali, musicali, la danza ed il circo in Italia. Alla protesta, culminata lunedì scorso con una manifestazione in Piazza del Pantheon a Roma, ha aderito anche il Centro di Drammaturgia Europeo (Cde) di Potenza. Ad accomunare gli attori, i tecnici e le maestranze del Cde di Potenza, l’estrema difficoltà per gli operatori culturali nel continuare ad offrire alla collettività un servizio artisticamente qualificato e significativo. "Questa situazione", fanno sapere dal Cde, "necessita di una mobilitazione generale di quanti hanno a cuore la cultura ed il teatro nel nostro Paese, per chiedere al Governo di ripristinare i fondi del Fus almeno all’entità del 2004".

Chiaro il messaggio giunto dalla manifestazione romana attraverso la lettura di un appello pubblico, indirizzato al Governo ed al Parlamento, da parte del Presidente dell’Agis, Alberto Francesconi. Si chiedono una serie di norme chiare, efficaci e razionali che regolino il settore, supportate da adeguati finanziamenti e da una valida attività di programmazione. L’obiettivo è quello di difendere le arti e le attività dello spettacolo attraverso il loro concreto riconoscimento come elementi di crescita civile, sociale, culturale ed economica del Paese. Tutto ciò per far si che in Italia, come nel resto del mondo, i luoghi di spettacolo continuino ad essere un’esperienza fondamentale per la crescita dell’individuo. Necessario il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati: dal Governo nazionale, alle Amministrazioni Locali, sino a giungere ai semplici cittadini magari scoraggiati dall’eccessiva specificità delle tematiche affrontate. Un impulso significativo potrebbe venire, infatti, proprio dai governi regionali a cui, in base alla riforma del Titolo V della Costituzione, spettano ampie competenze a legiferare sull’intero settore.

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