Un piccolo primato per la nostra regione in materia di tutela e salvaguardia della risorsa idrica. La Basilicata, infatti, è la prima regione del Centro-Sud ad aver avviato le procedure per la sottoscrizione di un Contratto di Fiume. Seconda, in Italia, solo alla Lombardia. Il Patto riguarderà il bacino idrografico del fiume Ofanto. Si tratta, nello specifico, di un accordo tra i diversi attori del bacino che ha lo scopo di definire uno scenario strategico di riferimento che sia condiviso a tutti i livelli e che contenga gli obiettivi di qualità ambientale, di sicurezza e di fruibilità delle acque e dei relativi ambienti, che si intendono perseguire. Per far questo, si procederà sia alla definizione delle modalità ritenute più idonee al raggiungimento degli obiettivi individuati e dei relativi programmi operativi da attivare, sia alla determinazione precisa degli impegni che ciascun soggetto interessato sarà chiamato a svolgere nell’ambito della realizzazione dei programmi di intervento operativi prima ricordati.

Un percorso a tappe che prevede una serie di adempimenti da rispettare. Prima di giungere alla definizione di un vero e proprio Contratto di Fiume occorre, infatti, che vi sia l’adesione ad un Protocollo d’Intesa da parte di tutti i soggetti che incidono con le loro attività sul bacino del fiume Ofanto. A questa prima bozza d’accordo, illustrata nei giorni scorsi ai comuni lucani del bacino ed alle altre istituzioni interessate in occasione di un incontro pubblico presso la Regione Basilicata, dovrà seguire uno specifico provvedimento che adotti il Protocollo d’Intesa da parte di tutti i soggetti chiamati in causa, dai Comuni al Consorzio Industriale, dalla Provincia al Consorzio di Bonifica. Solo in seguito si arriverà, infine, alla firma del Contratto di Fiume che prevede, al suo interno, la costituzione di un Comitato Tecnico con il compito di effettuare una ricognizione sullo stato attuale del bacino fluviale, nonché di un Comitato di Coordinamento Istituzionale presieduto dall’Assessore Regionale all’Ambiente, Erminio Restaino.

“Il Contratto di Fiume”, spiega lo stesso Restaino, “rappresenta un vero e proprio patto fra tutti i soggetti istituzionali affinché ogni intervento sul bacino idrografico dell’Ofanto venga definito in un quadro strategico unico, per arrivare alla riduzione dell’inquinamento e per la risistemazione idraulica del fiume e dei suoi affluenti”. Un contratto che punta, principalmente, alla realizzazione di quattro obiettivi: la riduzione del livello di inquinamento delle acque, la riduzione del rischio idraulico, la riqualificazione dei sistemi ambientali e paesistici, nonché degli agglomerati insediativi, che interessano l’area dei corridoi fluviali ed, infine, la condivisione delle informazioni e la diffusione della cultura dell’acqua. Una novità, in pratica, nell’approccio alle politiche di bacino che, attraverso la partecipazione coordinata e sinergica dell’insieme dei soggetti interessati, si propone di offrire un sistema integrato per la gestione delle varie politiche del bacino fluviale mirate alla tutela ed alla valorizzazione delle risorse idriche ed alla salvaguardia dal rischio idraulico. “Si tratta”, ha concluso l’Assessore Restaino, “di non andare in ordine sparso, ma di metterci insieme. In altri paesi come la Francia o il Belgio francofono, la gestione collettiva dei bacini fluviali e la partecipazione dei diversi attori in essi presenti sono state attivati da diversi anni ed hanno già dato ottimi frutti”.

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