La pittura del Rinascimento è presente in Lucania con artisti di un certo spessore, locali e non, che si spostavano da un luogo all?altro. Dalla Campania proveniva Giovanni Luce, da Eboli. Egli, attivo nella prima metà del Cinquecento, firmò il ciclo di affreschi nella tribuna della chiesa del Convento di S. Francesco a Pietrapertosa, fondato nel 1474 per volontà del grande papa Sisto IV Della Rovere, già generale dei Francescani che, come disse il Gregorovius, fu il primo ?papa-re? nel senso moderno del termine.

Giovanni Luce firmò anche il monumentale polittico (olio su tavola cm. 488 x cm. 347) posto alle spalle dell?altare maggiore, nello stesso spazio absidale in cui campeggiano i suoi affreschi. L?intelaiatura dell?opera rimanda ad analoghi modi compositivi che possiamo ritrovare, ad esempio, nei polittici del Duomo di Salerno e di Angri, datati entrambi al 1520 e la cui decorazione dell?intelaiatura lignea, con candelabre e capitelli, è il segno distintivo di una cultura tipicamente legata al gusto decorativo classicheggiante proprio del rinascimento maturo, di matrice umbro-toscana e laziale. La lettura iconografica delle immagini dipinte dal pittore ebolitano rimandano a una vera e propria celebrazione dei Francescani. Infatti, partendo dall?alto, basta leggere le figure dipinte: nella cimasa ad arco ribassato troviamo la figura dell?Eterno Padre, sotto vi è la scena dell?Annunciazione, con al centro Cristo in Pietà.

Nell?ordine intermedio troviamo i Santi Caterina d?Alessandria e Bonaventura, centralmente vi è la figura di S. Pietro in trono, a destra S. Ludovico di Tolosa e Santa Chiara. Nell?ordine inferiore vi sono: a destra S. Giovanni Battista e S. Francesco di Assisi; al centro vi è una statua dello stesso periodo raffigurante la Madonna delle Grazie, forse opera di Domenico Napoletano; a sinistra i Santi Giovanni Evangelista e Antonio da Padova. Nella predella sottostante ritroviamo le immagini di S. Bernardino e S. Pietro Martire con i quattro Martiri del Marocco. L?opera potrebbe essere datata intorno alla fine degli anni Venti del Cinquecento o i primi del decennio successivo. Essa presenta stringenti affinità con i modi pittorici di un artista con il quale Giovanni Luce condivideva la cultura figurativa del proprio tempo, ossia Francesco da Tolentino. Infatti, nel Polittico di Pietrapertosa il Luce evidenzia modi pittorici ispirati alla contemporanea produzione umbra, ma con chiari influssi stilistici marchigiani.

Il dipinto di Pietrapertosa è generalmente attribuito al pittore ebolitano. Unica voce discordante è quella di Pierluigi Leone De Castris che l?attribuì nel 1988 a Francesco da Tolentino; ma la critica d?arte più recente è propensa ad assegnarla a Giovanni Luce da Eboli. Anche Francesco Abbate si è pronunciato recentemente in tal senso(2001), sulla scia degli studi della Grelle. Il dipinto come lo vediamo oggi fu restaurato nel 1977 da Fausto Giannitrapani, sotto la direzione scientifica della dott.ssa Anna Grelle. Esso si trovava in condizioni conservative precarie, con scollature e fenditure delle tavole e con cadute di colore, incrostazioni di polvere, oli ed escrementi di uccelli sulla pellicola pittorica. L?intervento di restauro si rivelò particolarmente delicato, con risarciture delle fenditure delle tavole lignee con cunei di pioppo, fissaggio del colore, pulitura con solventi leggeri e rifinitura con il bisturi, creazione di una nuova intelaiatura lignea ed altri necessari interventi tecnici.

Questo dipinto è certamente una delle più alte testimonianze della pittura rinascimentale di tutta l?Italia meridionale e porta con sé la testimonianza di una volontà dei Francescani di celebrare il trionfo del proprio ordine religioso in un?epoca difficile per la Chiesa, che doveva correre ai ripari per rispondere agli attacchi di Martin Lutero.

Foto: Giovanni Luce, Polittico, Pietrapertosa, Chiesa del Convento di San Francesco

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