La notizia è chiara e non ammette replica. La decisione sul sito nazionale dove stoccare le scorie nucleari italiane spetta al Governo. Gli enti locali vanno consultati, ma non hanno nessun potere di veto. A stabilirlo è la Corte Costituzionale che, nella giornata di ieri, ha depositato le motivazioni con le quali aveva parzialmente accolto, lo scorso 13 gennaio, due obiezioni avanzate con ricorso dalla Regione Basilicata sull’ormai celebre Decreto Legge che individuava a Scanzano Jonico il Deposito Unico Nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. A dire il vero, la Basilicata sosteneva la totale incostituzionalità del Decreto d’Urgenza n.314 del 14 novembre 2003 così come trasfuso nel testo risultante dalla Legge di Conversione n.368 del 24 dicembre 2003. Questa richiesta radicale, però, è stata bocciata.

Accolta, invece, l’istanza riguardante l’articolo 1, comma 4bis, che non prevedeva "forme di partecipazione della Regione interessata" dalla megadiscarica alla fase di "validazione", ovvero quella della specifica localizzazione e realizzazione dell’impianto a seguito dell’individuazione del sito più idoneo. Secondo la formulazione del Decreto, infatti, a tale operazione "provvede" il Consiglio dei Ministri sulla base degli studi della Commissione Tecnico-Scientifica e sentiti i pareri dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, del CNR e dell’Enea. Per la Consulta è necessaria la partecipazione della Regione a questo procedimento, "fermo restando che in caso di dissenso irrimediabile possono essere previsti meccanismi di deliberazione definitiva da parte di organi statali, con adeguate garanzie procedimentali". Viene accolta, ancora, la richiesta di dichiarazione di incostituzionalità dell’articolo 2, comma 1 lettera f, che affidava esclusivamente al Commissario statale "l’approvazione dei progetti, anche in deroga alla normativa vigente". Per la Corte Costituzionale occorre coinvolgere la Regione sul cui territorio sorgerà il deposito ma, anche in questo caso, qualora si prospetti un "dissenso irrimediabile" la decisione finale spetterà al governo che sarà in grado di far procedere comunque il progetto.

Nel documento redatto dal Presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, si evidenzia il fatto che il decreto "non individua più nel territorio di Scanzano Jonico il sito per la realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi" ma si limita, invece, a stabilire che la messa in sicurezza delle scorie nucleari presenti in Italia sia "effettuata in un Deposito Nazionale" considerato come "opera di difesa militare di proprietà dello Stato". Sarà il Commissario Straordinario, poi, che dovrà individuare la località più idonea "entro un anno" (dicembre 2005) di concerto con l’apposita Commissione Tecnico-Scientifica e previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni-Autonomie Locali. Nell’eventualità che l’intesa non arrivi entro il termine prestabilito, il luogo in cui localizzare il sito dei rifiuti nucleari sarà individuato con "Decreto del Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri".

La Corte Costituzionale, inoltre, ha sancito l’illegittimità costituzionale delle leggi con cui le Regioni Basilicata, Calabria e Sardegna avevano dichiarato il proprio territorio "denuclearizzato" vietando, di fatto, il transito e la presenza di materiale nucleare proveniente da altri territori. Simili per tutte le motivazioni addotte dalla Consulta, tra cui spicca un’interferenza regionale circa la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia ambientale. Scatta così, per la Legge n.31 del 21 novembre 2003 approvata dal Consiglio Regionale della Basilicata proprio durante i giorni della protesta di Scanzano, la "bocciatura" della Consulta. Sull’ambiente, in pratica, Stato e Regioni possono e devono collaborare, ma non sono consentite prevaricazioni da parte delle regioni. Interrogato sulla vicenda, il Presidente Bubbico ha giudicato "importanti e ampiamente soddisfacenti le parti per le quali è stato accolto il ricorso della Regione Basilicata" ma si è riservato di approfondire in un secondo momento tutti gli aspetti della pronuncia della Corte Costituzionale.

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