Nei mesi scorsi si è riaccesa la luce della speranza, oramai fioca, per il futuro dei lavoratori della ex Lucana Calzature di Maratea, quest’ultima fallita da almeno tre anni.
Gli imprenditori interessati fanno parte del consorzio d’imprese di Porto San Giorgio, in provincia di Ascoli Piceno, riunite nella Ecotime Srl.

La società marchigiana, specializzata nel settore calzaturiero e del pellame, si è proposta, infatti, al fine di rilevare la fabbrica marateota, assorbendo almeno 100 delle unità lavorative dell’azienda di Maratea. L’annuncio fu sbandierato dopo un incontro di qualche mese fa, al quale hanno preso parte l’assessore alle Attività produttive e Politiche dell’Impresa, Gaetano Fierro, i sindacati e rappresentanti dell’azienda.

La pianificazione dell’attività industriale finalizzata al recupero dell’opificio e delle maestranze dell’ex Lucana Calzature, presentata dai rappresentanti di un gruppo di imprenditori marchigiani, prevedeva: l’assunzione di circa 100 unità lavorative, l’uso dello stabilimento, dei macchinari e delle attrezzature esistenti in località Colla. Si presumeva, pertanto, l’opportunità di poter rilevare, pagando un fitto contenuto, previo intervento di ristrutturazione, lo stabilimento e le attrezzature già esistenti a Maratea e usufruire delle agevolazioni derivanti da normativa nazionale e regionale sia per l’attivazione dei contratti di lavoro che per gli investimenti strutturali di sviluppo aziendale. Insomma, un buon guadagno.

Purtroppo, però alle parole ancora non sono ancora seguiti i fatti. In seguito ai proclami fatti agli inizi dello scorso dicembre, circa la presentazione del piano industriale che sarebbe dovuta avvenire prima delle festività natalizie, non si sono visti i risultati attesi. Difatti, il piano giace ancora nei cassetti degli industriali.
Di conseguenza, i sindacati hanno denunciato la poco piacevole situazione di stallo a cui sono costrette le maestranze. In programma azioni di protesta presso la sede della Regione Basilicata, anche perché a Maggio scade una prima tranche di mobilità per 130 lavoratori.
In particolare, si mette in discussione anche la posizione di attesa dell’Ente di via Anzio, chiedendo con forza di attivarsi per sbloccare l’empasse e il dialogo con gli imprenditori interessati.

Strano anche l’atteggiamento poco determinato dell’azienda marchigiana che ha già affittato il capannone di Colla di Maratea dal mese di agosto. Il piano industriale, in effetti, rappresenterebbe la sintesi della volontà di investire, indicando la fattibilità, gli obiettivi e i sacrifici da compiere. Ovvero, piani di sviluppo concreti e duraturi che evitino eventuali speculazioni finalizzate esclusivamente alla fruizione delle agevolazioni economiche. Insomma, non le solite chiacchiere. In fondo, i lavoratori della Lucana Calzature, di chiacchiere ne hanno già sentite abbastanza.

Se qualcuno non dovesse ricordare, o, peggio ancora, ha facilmente dimenticato, la Lucana Calzature nasce proprio da una speculazione. Si è preso per il naso centinaia di uomini e donne in cerca di occupazione e, una volta lontani i traguardi elettorali, si sono chiusi i cancelli. Una sola verità. Quella fabbrica non sarebbe mai dovuta nascere poiché priva di fattibilità economica e di contestualità con l’ambiente circostante. Quindi, priva di qualsiasi futuro. I fatti, purtroppo, lo hanno confermato. La crisi dei consumi e dell’intero settore calzaturiero è attuale come lo era tre anni fa. Alla luce di poche, ma crude, rilevazioni statistiche, qualsiasi consulente d’impresa avrebbe bocciato piani di impresa che prevedessero la creazione di una fabbrica con le caratteristiche di quella marateota.

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