?Bisogna riformulare il sistema degli incentivi e le politiche di sostegno al comparto produttivo?.
Il segretario regionale della CGIL Gianni Romaniello così esordisce durante il terzo congresso dei DS lucani. E? un invito diretto a tutte le forze politiche a risolvere emergenze sociali che purtroppo pesano troppo sulle spalle della Basilicata.

Il Governo come sempre propone la ?pezza a colori?, si salva in calcio d?angolo grazie alle dichiarazioni lanciate in questi giorni dalla Commissaria europea per le politiche regionali, Daniba Hubner – ?Il Governo Italiano ha adottato un ottimo piano di sviluppo per recuperare l?economia del Mezzogiorno?.
L?onorevole Blasi ha confermato queste parole divenendone addirittura il portavoce. Secondo l?esponente di Forza Italia, numerosi sono i successi riscossi dalle amministrazioni italiane in campo di ‘e-government’, poiché sono stati utilizzati con ottima capacità gli strumenti tecnologici nell’ambito della burocrazia, ma soprattutto per i risultati raggiunti sul fronte della disoccupazione che in questi anni e’ diminuita in maniera strutturale.

Certo che è diminuita, ma si tratta di condizioni provvisorie. Gli attuali impieghi sono regolati da contratti flessibili, pertanto provvisori e la legge Biagi ne regola limiti e privilegi. Un lavoro a tempo determinato lascia facilmente intuire che il singolo individuo non è in grado di fare progetti a lungo termine sulla propria vita, l?unica salvezza è il mondo dell?imprenditoria, ma è pur sempre un rischio perché la concorrenza è alta, spietata. Gli operai in Basilicata vivono peggio di un lavoratore di Nairobi e l?aggettivo salariato è spesso sostituito da ?mobilitato?.
Forse queste cose sfuggono dalla mente? Eppure editoriali, approfondimenti ne hanno definito carte e controparte.
Frasi senza senso, ma il pensiero si fa involontario e torna ad aprile, alle lunghe giornate di protesta condotte con fierezza e rettitudine dai nostri operai: quelli veri, autentici, quelli che alle 5 del mattino sono in piedi per andare a lavorare. Forse sono loro che portano ?terrore, miseria e morte??
Quest? ultimo è il nuovo slogan che chissà quale pazzo di ?guru? cha avuto in mente di inventare riferendosi ai ?COMUNISTI?.
Sembra la lotta Santa tra Dio e il Diavolo. Ridicoli.
Chi ha detto che i Comunisti porteranno solo ?terrore, miseria e morte? forse non si è reso conto che la parola in se è vecchia quanto carica di storia, racchiude numerose categorie sociali e chiunque potrebbe sentirsi investito da queste accuse infamanti. Si cerca di terrorizzare la massa debole il popoletto selvaggio?
Gli operai sanno quanto detto? Gli operai sono anche loro incriminati?
Il problema è che nemmeno chi tiene le briglie sa far cavalcare il cavallo.

In questi giorni le pagine dei quotidiani nazionali annunciano che imminente sarebbe la possibilità che la Fiat venda l?intero settore auto alla General Motors
L?amministratore delegato della Fiat Marchionne, si è esposto dichiarando che – ?l’evoluzione dei rapporti con General Motors non avrà influenze negative sulla capacità di Fiat di raggiungere i target prefissati? e che ?nei piani di Fiat Auto non è prevista la chiusura di nessuno stabilimento italiano?.
Non è tutto oro quello che luccica, non si può di certo abbassare la guardi non sulla delicatissima fase che attraversa il gruppo automobilistico e che durerà per tutto il 2005. Il presidente del gruppo dei Comunisti italiani in Consiglio regionale, Giacomo Nardiello precisando che ?le dichiarazioni del dirigente Fiat avvengono contemporaneamente all?avvio di un nuovo periodo di cassa integrazione guadagni per i dipendenti di Termini Imerese, Cassino e sia pure più limitato di Mirafiori?. Continuando – ? Oltre a rivendicare il mantenimento degli impegni assunti per rafforzare il ruolo produttivo dello stabilimento di Melfi, siamo preoccupati per il presente e il futuro dell?indotto a San Nicola di Melfi. Non deve sorprendere che proprio il giorno successivo all?incontro del 6 ottobre 2004 con i sindacati, la Valeo di Melfi avesse deciso di chiudere, dopo aver perso la commessa per la Punto finita in Turchia, perché questa è la strada che rischia di prendere gran parte del sistema della componentistica italiana. Difatti, il piano dei dirigenti Fiat, già dice che il futuro per la Fiat è più piccolo, con un?azienda che sceglie d?abbandonare il segmento alto delle automobili (quello a più alto contenuto tecnologico e a più alta redditività), non prevedendo sostituzioni per vetture, come la Lybra, che finirà a metà 2005, e come l?Alfa 166 e la Thesis, che cesseranno la produzione l?anno successivo?.

?E non deve sorprendere, anche simbolicamente – conclude Nardiello – il fatto che dopo 100 anni di storia, il 2004 è stato il primo anno nel quale gli stabilimenti Fiat fuori dell?Italia hanno prodotto più vetture di quelle realizzate nel nostro Paese: 970.000 all?estero, contro le 950.000 fatte in Italia, e non per far fronte ad una crescita delle vendite in quei mercati, ma molto più banalmente per il calo delle quote in Europa e in Italia. Per queste ragioni, dobbiamo continuare ad esercitare, in stretta sintonia con sindacati e Rsu della Sata e delle fabbriche dell?indotto, il massimo della vigilanza perché non solo alla Sata ma anche negli altri stabilimenti di San Nicola di Melfi non si perda nemmeno un posto di lavoro?.
La condizione occupazionale è vistosamente precaria, nessun piano di recupero al momento è in grado di dare delle certezze; ogni giorno si trasgrediscono, si contaminano i diritti che ogni individuo meriterebbe di possedere.

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