Il 29 Dicembre 2004 con una pubblica Assemblea preso la sede consiliare del Comune di Rotonda si è costituito il Comitato Salute e Ambiente del Pollino. Il Comitato si costituisce con lo scopo di essere parte attiva per la difesa e la protezione della salute e dell?ambiente, nonché contribuire, con l?azione volontaria dei suoi Soci, allo sviluppo sociale, economico e culturale delle popolazioni dell?area del Pollino secondo logiche di valorizzazione e sviluppo territoriale, eco-compatibili ed eco-sostenibili. La necessità di costituire un comitato di cittadini nasce dalla minaccia rappresentata dall?imminente apertura di una centrale a Biomasse nella Valle del Mercure, ma non rappresenta l?unico ambito entro il quale intende agire per tutelare la salute dei cittadini e salvaguardare e valorizzare il patrimonio naturale -paesaggistico – storico-culturale-architettonico-archeologico del Pollino.

La Centrale a Biomasse della Valle del Mercure

Contesto geografico
Il bacino del Mercure è inserito nell?area protetta del Parco Nazionale del Pollino; tale porzione di territorio è ritenuta ad alto valore paesaggistico-ambientale, turistico, storico, paleontologico e archeologico. Inoltre la zona in oggetto produce prodotti tipici di qualità. La Valle del Mercure infine rappresenta un bacino strategico per l?approvvigionamento idrico.

Biomassa bruciata nel sito
Il Progetto prevede la produzione di energia utilizzando come combustibile cippato di legname vergine, sansa esausta di oliva e segatura. La Biomassa dovrebbe provenire prevalentemente da paesi extraeuropei (si è parlato di Sudamerica e Paesi dell?Est), questo comporterà un notevole dispendio di combustibili fossili per trasporto e nessuna garanzia sulla qualità del materiale vegetale destinato alla combustione. Le dimensioni della centrale (si parla di 40 megawatt nominali, 35 effettivi), il fatto che l?approvvigionamento della biomassa non può avvenire in loco (bisognerebbe bruciare il parco), o, in un raggio di 50/60 km. utilizzando biomasse definite ?vergini? (legname, scarti di lavorazione delle segherie o della potatura ecc.) rendono il progetto avulso dal contesto territoriale e sostanzialmente antieconomico per la Comunità. Le centrali ?utili? per il contesto territoriale risultano inserite in aree con significativi insediamenti agroindustriali, agricoli e zootecnici che forniscono l?approvvigionamento di biomassa entro un limitato raggio di km. Inoltre tali centrali risultano essere di potenza limitata (dagli 1,5 ai 7 megawatt) e, comunque, di potenza adeguata al contesto territoriale e utilizzano, prevalentemente, in loco, sia, l?energia prodotta, sia, il calore generato dalla combustione come forma di ?teleriscaldamento?. Un esempio è costituito dalla centrale di Tirano in Valtellina, ove il calore prodotto dalla combustione fornisce riscaldamento a circa 1.500 famiglie e l?approvvigionamento della biomassa è limitato entro un raggio di 60 km.

Occupazione
Non è prevista l?assunzione di nuovi addetti al funzionamento della Centrale quando entrerà a regime. Il trasporto del combustibile sarà affidato a grandi Società di Trasporto non presenti nell?area del Pollino. La scarsa possibilità di utilizzo di materiale combustibile reperito in loco non potrà incentivare la nascita di posti di lavoro legati allo sviluppo di una filiera del legno per alimentare la centrale.

Traffico di Autocarri
Il materiale destinato alla combustione (biomassa) e quello in uscita dal processo industriale (residui e ceneri) saranno trasportati da almeno 80 TIR al giorno, che transiteranno sulle principali strade di collegamento necessarie ai cittadini di Laino Borgo e Castello, Castelluccio inf. e Sup., Rotonda, Viggianello e Mormanno per minime esigenze di mobilità verso luoghi di lavoro e servizi (Ospedali, Scuole, Uffici, Commerciali, Aziende).

Valutazione Impatto Ambientale
Non risultano siano state effettuate valutazioni di impatto ambientale (per quanto di conoscenza del comitato) né adeguate e formali consultazioni con gli organi rappresentativi delle popolazioni interessate (si è parlato di incontri informali con alcuni Sindaci di cui si ignorano i contenuti).

Inquinamento atmosferico
La centrale è situata in una specie di ?catino? a meno di 300 m sul livello del mare, per cui i fumi che saranno emessi dalla ciminiera e facilmente raggiungeranno i comuni della Valle, tutti a quote superiori, dove stagneranno in mancanza di un ricambio d?aria adeguato. Questo si desume anche dalle precedenti esperienze quando la centrale funzionava prima con la lignite e poi con olio combustibile. Il notevole traffico per il trasporto della bio-massa provocherà un incremento notevole di gas tossici.

Inquinamento delle acque, falde acquifere e del sottosuolo
Oltre all?inquinamento proprio a seguito del processo di lavorazione anche i materiali depositati nell?area di stoccaggio possono inquinare le acque, le falde acquifere e il sottosuolo. Il Fiume Mercure-Lao, che si farà carico per la centrale di attingimenti massicci di acqua, e di reimmissioni di acqua alterata dai processi di lavorazione e di eventuali inquinanti rappresenta uno degli ecosistemi fluviali più importanti e integri del Parco: non a caso gran parte del suo corso è tutelato come Riserva Integrale, in Zona 1 del Parco Nazionale del Pollino.

Cenere
La combustione della biomassa produce una notevole quantità di cenere che in base alla attuale normativa è considerata rifiuto e quindi dovrà essere destinata alla discarica. Comunque pur volendo riutilizzare le ceneri come fertilizzante in particolari terreni poveri di potassio o nell?edilizia o altro, non è presente nell?area del Pollino e limitrofe una filiera che ne permette l?utilizzo; quindi la soluzione finale è il conferimento in discarica con problemi nelle stesse per la quantità conferita e con l?inevitabile dispersioni di polveri durante lo stoccaggio e il trasporto.

Cogenerazione o Teleriscaldamento
Non è stato previsto nessuna possibilità di impiegare il calore ?residuo? per il riscaldamento delle abitazioni civili e pubbliche o per i siti agro industriali presenti o che s?intendono realizzare (p.es.: serre) conseguendo un notevole svantaggio e dispendio energetico.

Autorizzazioni
La Centrale ha ricevuto autorizzazioni dall?Ente Parco e da Enti della Provincia di Cosenza, mentre è ubicata in un?area geograficamente incuneata nel territorio Lucano senza che sia stato richiesto alcun parere preventivo o effettuate adeguate consultazioni con gli enti e i cittadini lucani. L?Ente Parco non solo ha precedentemente dato l?autorizzazione ma, successivamente e recentemente, ha addirittura riperimetrato il Parco escludendo da esso un?ampia area della Valle del Mercure sede di un lago pleistocenico, di un importante sito archeologico di giacimenti fossiliferi e luogo di passo per numerosi specie di uccelli migratori. Rischio di trasformazione della centrale in un inceneritore di rifiuti La palese antieconomicità del progetto di riapertura della centrale (che può reggersi economicamente solo con i contributi pubblici della Comunità europea) rende quanto mai concreto il rischio della trasformazione della centrale in un inceneritore di rifiuti. Il problema dei rifiuti (le discariche sono ormai colme, la raccolta differenziata ed il riciclaggio stentano ad affermarsi, ingerenze nel sistema della c.d. ecomafia, il collasso del sistema di smaltimento nella vicina Campania ecc.) risulta essere, su quasi tutto il territorio nazionale ed in particolare in Campania (ove l?emergenza rifiuti dura ormai da circa 15 anni), di drammatica attualità, mentre il fallimento di una seria politica di riduzione dei rifiuti, di riciclaggio e raccolta differenziata fanno apparire una strada obbligata la creazione di inceneritori o c.d. ?termovalorizzatori. D?altro canto nel concetto di ?biomassa? rientra anche il c.d. C.D.R. (combustibile da rifiuti). Il funzionamento della centrale con C.D.R. o con rifiuti in senso stretto renderebbe sicuramente economica, per l?Enel, l?operazione in quanto, oltre ai guadagni di energia, riceverebbe un utile per lo smaltimento dei rifiuti. La centrale diventerebbe così ? in considerazione delle dimensioni ? un enorme inceneritore, in grado di soddisfare le richieste di buona parte del Mezzogiorno, in pratica il ?funerale? della ?Valle del Mercure e probabilmente di tutto il Parco del Pollino.

Svalutazione del patrimonio immobiliare
Effetto mediato (ma non tanto, nel senso che potrebbe verificarsi già nell?arco di qualche anno) dell?inquinamento atmosferico e del deterioramento dell?ambiente è la svalutazione e deprezzamento dell?intero patrimonio immobiliare, pubblico e privato. Il fenomeno è già noto e puntualmente verificatosi in altre aree del Paese (v.Seveso, Caorso, la stessa Scanzano a seguito della decisione di allocazione del deposito delle scorie nucleari). Perdita di appetibilità per investimenti nell?area del Pollino Le aree protette rappresentano sempre più, grazie alla elevata qualità ambientale intrinseca del loro territorio, aree per investimenti produttivi soprattutto di prodotti alimentari di elevata qualità (acque minerali, paste alimentari, panificazione, conserve) che potrebbero richiamare investitori con la crescita di opportunità occupazionali. Evidentemente l?associazione del marchio di un prodotto di qualità a quella del Marchio del Parco deve essere priva di ?ombre? di ciminiere.

Il comitato dice ?NO? alla centrale
Non c?è nessun beneficio socioeconomico per i cittadini, ma solo danni. L?intervento appare l?ennesimo caso (che si sperava ormai banditi per sempre) di aggressione di un territorio in totale spregio di una corretta ed efficace, anche dal punto di vista dell?impiego delle risorse pubbliche, analisi delle potenzialità e dei punti di debolezza del territorio stesso. Tutto questo in aperta contraddizione alla stessa logica di programmazione economica ?concertata? , formalmente sancita dagli atti e dalle normative comunitarie, nazionali e regionali. Vengono, in particolare, disattese le logiche che sono alla base degli obiettivi comunitari di integrazione e di sostegno ai territori depressi partendo dai territori stessi, e quindi, realizzando un uso distorto del finanziamento comunitario. Un ennesimo intervento calato dall? ?alto? senza il necessario e dovuto coinvolgimento delle popolazioni interessate, che oltre a non avere ricadute economiche subiscono l?aggressione di un bene primario, la salute.

Proposta programmatica
Il Comitato in alternativa alla riapertura della centrale intende proporre delle iniziative produttive che si ritengono consone al contesto territoriale di riferimento oltre che rispettose dell?ambiente e non dannose per la salute. La logica delle seguenti proposte vuole essere, contrariamente a quanto avviene con la riapertura della centrale, ispirata, sia, a moderne ed efficaci concezioni economiche di sviluppo territoriale, sia, allo stesso attuale quadro di riferimento normativo. Sta di fatto che mentre nelle parti d?Italia storicamente più sviluppate (in particolare Toscana, Emilia Romagna, Umbria) la valorizzazione e tutela dell?ambiente sta diventando sempre più una risorsa di sviluppo socio-economico grazie ad ?illuminati? e ?concertati? interventi ed iniziative pubblico-private, sia, ai contributi finanziari pubblici, il Meridione continua a soggiacere a logiche di intervento di tipo ?coloniale?, che nella migliore delle ipotesi fanno rivivere la logica dell?ormai ?defunta? Cassa per il Mezzogiorno . Le seguenti ?idee? di progetti abbisognano, naturalmente, di una stringente verifica di fattibilità, ma soprattutto di un ?salto? di prospettiva, in particolare da parte degli enti locali. Sono proprio questi ultimi, in particolare i Comuni, che alla luce delle recenti (2001) modifiche della normativa nazionale (riforma del titolo V della Costituzione e successive leggi di attuazione) e della pluri decennale politica comunitaria, devono diventare i principali attori dello sviluppo del territorio di riferimento. Il c.d. federalismo (nelle sue varie accezioni), il principio di ?equiordinazione? dei Comuni agli altri soggetti pubblici costituenti la Repubblica (Stato, Regioni, Province, Città metropolitane), il principio di ?sussidiarietà?, recepiscono le spinte e la realtà già affermatesi da decenni nelle aree più sviluppate del Paese, ove gli enti locali già praticavano da tempo l?autonomia territoriale e costituivano il principale motore di sviluppo socio economico essendo gli enti incardinati nel territorio ed a più vicino contatto con le esigenze ed interessi delle popolazioni. Far sì che interventi, come quello della centrale del Mercure, vengano supinamente subiti, oltre che comportare i già evidenziati effetti negativi, significa essere espropriati della principale funzione connaturata ai Comuni, ossia il governo del territorio e la tutela delle popolazioni amministrate. Pertanto le seguenti proposte vogliono anche essere un invito ad intraprendere una efficace e seria politica di programmazione, partendo da una professionale analisi del contesto territoriale e ricercando tutte le possibili intese e negoziazioni con i soggetti, pubblici e privati, significativamente presenti sul territorio. Come ausilio ad un tale tipo di politica di sviluppo si potrà far ricorso ad apposite società di consulenza esperte di ?marketing territoriale?, ovvero università o appositi organismi pubblici, ad es. mediante forme convenzionali da stipularsi tra più enti e il consulente. Tanto si suggerisce, sia, in quanto sono già operanti società di tale tipo, in grado anche di curare l?iter tecnico-amministrativo per il reperimento di finanziamenti e contributi, sia, in quanto si presume che i Comuni non siano attrezzati, in ragione delle piccole dimensioni, per svolgere studi ed analisi professionali del territorio padroneggiando le recenti acquisizioni delle discipline economiche-aziendalistiche.

Prima Proposta: Un sito di archeologia industriale.
La proposta sarebbe secondo noi la più confacente con la vocazione dell?area del Pollino. L?idea di fondo dovrebbe essere quella della dismissione, previa bonifica, della centrale e l?acquisizione, in quota parte, del sito da parte dei Comuni dell?area del Pollino con un vincolo di destinazione ad area di archeologia industriale. Il sito potrebbe così servire sia a scopi didattici e di visita da parte di studenti ed interessati, sia, quale luogo di manifestazioni, rappresentazioni, convegni, concerti et similia. Il sito potrebbe essere gestito da apposita società mista (la stessa Enel potrebbe mantenere una partecipazione) e servire gli interessi di promozione turistica e territoriale dell?area del Parco. Occorre verificare, e questo comitato offre la propria disponibilità in tal senso, le possibilità di un finanziamento pubblico-privato allo scopo. In particolare appare interessante approfondire le possibilità finanziaria offerte dal programma europeo ?Life ? che prevede principalmente interventi di valorizzazione e tutela ambientale con programmazioni fino al 2013.

Seconda Proposta: Area industriale-artigianale della Valle del Mercure
In via graduata, rispetto alla 1^ proposta, il sito dismesso della centrale potrebbe essere destinato ad insediamenti produttivi (industriali, artigianali, commerciali e turistici) dei Comuni della Valle del Mercure (eventualmente esteso anche ad altri comuni dell?area del Parco). La proposta presuppone l?acquisizione del sito, ovvero appositi accordi con l?Enel, i Comuni interessati, eventuali altri gruppi di imprese. Il sito dovrebbe servire per l?insediamento o il trasferimento di piccole e medie imprese dell?area, presupponendosi sia il recupero e lo smantellamento delle strutture non utilizzabili, e la locazione o la vendita da parte dell?Enel di quelle convertibili. Militano a favore di questa proposta:
– Vantaggi occupazionali sicuramente maggiori rispetto al sito in questione;
– L?allocazione dell?area ubicata in posizione centrale rispetto a tutti i comuni della valle e quindi facilmente raggiungibile;
– Avendo già il sito una destinazione industriale, non si sopporterebbero aggravi di costi per urbanizzazione;

Terza Proposta: Valorizzazione delle risorse idriche ed ambientali
Destinazione dell?area bonificata a un centro polifunzionale per il tempo libero e la salute. Realizzazione di parchi giochi, impianti con l?acqua, sfruttamento dell?aree verdi e uno studio di fattibilità per un centro di benessere utilizzando le sorgenti di acque sulfuree presenti nell?area. Il Comitato offre la propria disponibilità di approfondire sia le idee-proposte sopra formulate, sia la formulazione di ulteriori suggerimenti, invitando, al contempo, le amministrazioni locali, sia, ad approfondire tutte le tematiche sopra illustrate, sia, a rendersi parti attive secondo le logiche di un autonomo ed efficace governo del territorio e delle popolazioni , nel rispetto dell?effettiva vocazione dell?area e della tutela della salute e dell?ambiente.

CoSA – Comitato Salute e Ambiente Pollino

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