Completata la conquista dei territori enotri, magnogreci e propriamente Lucani, i Romani costruiscono nella Basilicata antica una rete di strade nonchè decucono diverse colonie con l’apporto di cittadini romani.

Il processo è lento, dura perlomeno un secolo, un secolo e mezzo, fino ad arrivare al suo apice agli inizi del I d.C. , quando la zona trova una sistemazione nella legislazione augustea e nella riorganizzazione territoriale dei possedimenti italici. L?Italia viene smembrata amministrativamente da Augusto in XI ? regiones?: I. Latium et Campania. II Apulia et Calabria, III Bruttii et Lucania, IV Samnium, V Picenum, VI Umbria, VII Etruria, VIII. Aemilia, IX Liguria, X Venetia et Histria, XI Transpadona. I territori della Basilicata si dividono così in età imperiale tra la Regio II e la Regio III .

Queste regioni conservano una prorpia autonomia ed eleggono propri magistrati, in un processo però di adesione al modello romano. Riproducono il modello politico di Roma e ne riprendono quindi anche le strutture architettoniche ? fori, piccoli mercati, curie e teatri, terme?- sviluppando oltre al sistema di culto romano tradizionale ? simile alla religiosità preesistente per la comunanza del ceppo e per la condivisione dell?esperienza greca- anche un nuovo culto: quello imperiale, che vede la venerazione della figura dell?imperatore con la creazione di apposite figure sacerdotali (gli Augustali,appunto?). Molte cose sono cambiate: le aristocrazie locali sono sparite, per lasciare il posto ad una nuova classe dirigente o si sono lentamente romanizzate; le leggi, i costumi, le varianti linguistiche dei popoli che avevano abitato le zone, dall?Alta Val d?Agri alle coste metapontine, spariscono più o meno lentamente. E? in questo momento della storia antica che comincia a definirsi una geografia regionale della Lucania paragonabile a quella attuale, ovvero alla frammentazione territoriale e insediamentale precedente l?età della conquista si sostituiscono una definizione di confini più netti e competenze amministrative precise: il territorio di Venosa fa capo alla Regio II; alla Regio III: i territori di città come Bantia, Aceruntia, Potentia, Numistro, Cosilinum, Atena,Volcei, Grumentum?

Nello stesso tempo assistiamo ad una sempre più profonda omologazione culturale: in una parola alla frammentazione subentra una nuova identità sovraetnica.

L?identità romana.
Le ricchissime produzioni e le industrie di scuola tarantina ? che avevano a loro volta sostituito durante il IV secolo le più antiche ed altrettanto ricche produzioni lucane- decadono. I territori lucani si trasformano lentamente da territori di mezzo e d? interscambio culturale quali erano nelle epoche precedenti, a zona di passaggio ?passiva?; così avviene che le città romane della Basilicata antica si sviluppano poco, sia da un punto di vista demografico che economico, in confronto al grandissimo fiorire delle città campane come Ercolano, Stabia e Pompei. In epoca tardorepubblicana queste zone erano state protagoniste di una forte crisi agraria dovuta allo sfruttamento latifondistico delle terre requisite alle popolazioni locali e trasformate in ager publicus: suolo pubblico di fatto sfruttato dai ricchi possidenti romani che se ne appropriavano anche illegalmente. Le terre furono così oggetto della riforma agfraria graccana: moltissimi cippi che dovevano delimitare le priprietà e le terre redistribuite sono stati trovati in Basilicata.

Nella regione in epoca imperiale è assai diffuso l?allevamento, soprattutto di suini, che tocca il suo apice quando l?Imperatore Aureliano ( 270/275 d.C.) istituisce delle distribuzioni di carne suina alla plebe di Roma: la Lucania è la principale fonte di approvvigionamento.
Un?altra delle risorse portanti della Regio III è il legname che attraverso le vie fluviali ? famosa quella del Crati – viene fatto confluire negli scali di Vibo Valentia, Crotone e Reggio ed alimenta le industrie dell?ingegneria civile ma soprattutto quelle dell?industria navale. Non solo le foreste lucane ( la Sila, ad esempio?), ricche di pregiato e abbondante legname, erano sfruttate per la costruzione di incredibili imbarcazioni ? che avevano raggiunto un alto grado di tecnologia sia nel campo delle costruzioni mercantili che il quelle militari- ma anche per la produzione di una pece molto richiesta e di ottima qualità, che serviva nelle operazioni di calafataggio: un processo che assicurava l?impermeabilizzazione degli scafi.

Le vie di comunicazione più importanti sono la Via Appia (Roma-Capua-Benevento ampliata fino a Venosa, a Taranto ed infine a Brindisi ) e la Via Popilia (Reggio-Capua).
Le nuove produzioni, i nuovi costumi, le tradizioni culturali, le realtà dei singoli centri abitati bhè, tutto questo è un?altra storia?

Per approfondire:
G.De Rosa, A.Cestaro, D.Adamesteanu, ?Storia della Basilicata?, Laterza,Bari 1999

In Internet la rassegna dell?Università di Bologna curata da Alessandro Cristofori e dedicata alle risorse informatiche per lo studio dell?antichità: www.rassegna.unibo.it.

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