Tre figli ormai grandi, un marito che per molti anni è stato presidente, prima di passarle il testimone, dell?Associazione Lucana di Schaffausen, eletta nel Com.It.Es (il Comitato degli Italiani all?Estero) per tre legislature e responsabile al suo interno della commissione scuola, Faustina Francabandiera ha alle spalle anni di impegno per la comunità italiana nella svizzera tedesca ma anche una miriade di ricordi personali, spesso dolorosi, che come tanti sassolini biachi tracciano il cammino che l?ha condotta lontana dalla sua terra e dal suo paese, Irsina.

Incomincia il suo racconto ricordando un?infanzia di stenti e di fame, tratto comune a molti della sua generazione nelle aree rurali della Lucania degli anni ?40 e ?50. Tempi in cui mancava tutto ed ogni pacco che arrivava dall?America era una manna dal cielo; in cui i bambini bisognosi per avere gratis un pasto caldo (in realtà, precisa la signore Francabandiera, ?una minestra cotta con margarina e fredda?) dovevano fare la fila presso la refezione istituita dal comune. Carne, uova, dolci, zucchero, erano merce rara e la mortalità infantile era altissima: ?Ogni giorno la campanella della chiesa suonava per annunciare il decesso di un bambino o di un neonato. Spesso si poteva incontrare per le strade del paese qualche donna tutta sola, con una cassettina di legno bianco, un cadaverino da portare al cimitero, senza cerimonia funebre né altra gente che l?accompagnasse?. La famiglia Francabandiera non fa eccezione: nel 1948 muore, a due anni, di polmonite, un fratellino di Faustina, e qualche anno più tardi morirà anche il fratello più grande, colpito da leucemia.

La storia familiare si intreccia con la storia nazionale: il padre di Faustina è antifascista, e viene guardato con sospetto. Lui e gli altri uomini di casa dormono vestiti, pronti a scappare nelle campagne se la situazione dovesse farsi troppo pericolosa. E quando la guerra finalmente finisce il suo essere comunista gli costerà comunque caro: durante la riforma agraria, racconta Faustina, i suoi avversari politici che gestivano l?assegnazione delle terre gli dissero che finché fosse stato ?rosso? non avrebbe avuto niente.

Se essere bambini non è facile, essere una bambina che cresce è anche peggio: Faustina vuole studiare ma deve aiutare a casa, ed è solo grazie all?insistenza dei suoi insegnanti se alla fine le viene permesso di continuare, a patto che non trascuri il lavoro. Ad un?infanzia senza giochi segue un?adolescenza di fatica e sacrificio, tra le lunghe distanze da coprire a piedi, le pesanti faccende domestiche, lo studio nei ritagli di tempo.

La svolta avviene nel 1960, quando ventenne incontra Raffele Lapadula. Raffaele ha da poco raggiunto in Svizzera uno degli otto fratelli, vorrebbe vivere in Italia, nella sua terra, ma non sembra esserci futuro ad Irsina per una coppia giovane e senza risorse. ?Decidemmo di sposarci comunque? ricorda Faustina ?sperando di poter trovare lavoro, uno qualsiasi per il nostro futuro insieme?. Dopo sole cinque settimane si rendono conto di non avere scelta: non hanno una casa, non hanno di che vivere. ?partimmo con solo due valigie, tanti sogni, un po? di cibo e acqua per il viaggio e i soldi presi in prestito per il biglietto ferroviario di sola andata per la Svizzera?.

I Lapadula vengono inizialmente ospitati dai parenti di Raffaele, ma presto trovano lavoro e si trasferiscono a Schaffausen. Adattarsi alla nuova realtà non è facile: una nuova lingua, una nuova cultura, la famiglia lontana. Faustina si ammala di epatite, ma in realtà il suo è anche un problema di depressione. Non mangia e non dorme. Perde quindici chili in un mese. E? solo grazie alla comprensione e all?aiuto del medico che l?ha in cura e che intuisce la natura psicologica della malattia che lentamente guarisce.

Arrivano i figli, e con gli anni ?70 l?ennesimo referendum contro l??inforestieramento? lanciato dai partiti di destra. E? il periodo della consapevolezza, del bisogno di affermare la propria identità, di difendere la propria cultura. Anche a Schaffausen nascono le associazioni regionale italiane.
?Era forte il bisogno di essere e sentirsi uniti, di cercare possibili soluzioni ai molteplici problemi di tutti e di ciascuno?. Vengono stabilite relazioni con le strutture regionali, si affronta il problema più pressante, quello della scuola per i figli degli emigrati. Quando l?ufficio di contatto del consigli scolastico di Schaffausen crea una commissione per i bambini di lingua straniera Faustina Francabandiera viene eletta dai suoi connazionali per rappresentarli e diventa un punto di riferimento per la comunità italiana. Diventa interprete e traduttrice in supporto agli psicologi della scuola, favorendo l?integrazione di studenti che sarebbero altrimenti finiti in classi speciali, collabora alla costituzione di un comitato di genitori, si occupa di corsi di lingua e cultura italiana, è tra i promotori dell?Associazione Lucana di Schaffausen, costituitasi nel 1980.

Con Raffaele voleva rimanere in Svizzera non più di tre anni, raccogliere i soldi per comprae casa ad Irsina e tornare. Ha vissuto una vita da quella che immaginava, ha vinto molte battaglie, si è impegnata perché non solo i suoi figli ma anche quelli degli altri emigrati potessero avere un?istruzione ed un futuro migliori. E così Irsina è ormai un luogo di un passato comunque amato e custodito: ?Il sogno di tornare al paese? conclude ?per noi si è fatto sempre più lontano e indistinto. Forse, impossibile?.

Contatti:

Ass. Lucana di Schaffausen

Fulachstrasse 279

CH ? 8200 Schaffausen (Svizzera)

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