?La rabbia del vento?, descritta da Antonio Lanza nel romanzo edito da L?Autore Libri Firenze, è la furia di tutta una natura che, nelle plaghe montuose abitate dai protagonisti, sembra volersi accanire contro i loro destini.
Ma il loro pessimismo non è senza speranza e le poche gioie che contrassegnano una vita di stenti riescono a rinvigorire la caparbia volontà di superare gli ostacoli rappresentati dalle molte sventure che derivano dalle sopraffazioni degli uomini e dalla scarsa generosità della terra.

Nel contesto di una società meridionale immobile, nonostante le trasformazioni che pure avviano il rinnovamento dei processi produttivi e delle abitudini esistenziali nel resto di un?Italia all?alba del nuovo secolo, la vita dei montanari si consuma all?insegna di un continuo sacrificio di lavoro che conosce non accumulazioni e progressi, ma solo sopravvivenze in ruoli di subalternità radicata all?interno degli stessi gruppi familiari. L?atmosfera del romanzo è la stessa che si respira nelle pagine della narrativa verista, ma i protagonisti qui non sono degli sconfitti, pur senza essere dei vincitori. Non vi è ribellione né disperazione e la cattiva sorte è sempre una congiuntura dalla quale si può venir fuori, come dai lunghi inverni e dalle tormente della montagna irpina.

L?inganno degli uomini e l?abuso delle istituzioni non cancellano la solidarietà, l?amicizia, il rispetto e l?onore tipici delle buone comunità contadine del Sud. Quella di Antonio Lanza, al di là della vicenda narrata, è anche una preziosa testimonianza che raccoglie la memoria di tempi memorabili ancora per poco nelle superstiti generazioni che li hanno vissuti e di luoghi la cui cultura materiale si è ormai talmente trasformata da non essere più riconoscibile.

ANTONIO LANZA, La rabbia del vento, L?Autore Libri Firenze, 2002, pagg. 200, euro 11,88

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