Gentile Direttore, gentilissima Redazione,

non si sono ancora spenti gli echi provenienti dal Liceo Parini di Roma, in tutto il paese monta la protesta di studenti e docenti contro la riforma e il sistema scolastico, ognuno sente l’esigenza di salire in cattedra e dire la sua opinione pro o contro la riforma Moratti e, fin qui ci sembra tutto naturale e conforme alle esigenze e agli aspetti di un paese democratico dove il confronto tra le parti non è mai dannoso anzi, ci si augura, continui sempre ad essere presente e vivo, quale espressione di civiltà e di libertà.

Purtroppo però, non sempre è così, capita spesso che il confronto pacifico viene rifiutato, vuoi per arroganza, vuoi per lo strapotere di cui si è investiti, vuoi per mancanza di conoscenze normative specifiche del proprio settore, vuoi per partito preso, vuoi per disattenzione e disinteresse verso il prossimo, il cittadino è costretto a rincorrere il proprio diritto e a difendere il proprio interesse nelle aule dei tribunali. La scuola dovrebbe essere immune da tutto ciò: è il luogo del sapere, delle virtù, dell’educazione. E’ la palestra dei cittadini del domani e il personale che vi opera deve rappresentare l’esempio da tenere in considerazione e
quale modello di stile di vita.

Nei giorni scorsi, il Tar di Basilicata è stato chiamato per derimere una questione che si trascina oramai da più di tre anni e che vede un genitore di un alunno contrapposto al Preside della scuola. Motivo della discordia: il rifiuto da parte del Preside di consentire la visione dei documenti scolastici del figlio. Ricordiamo che c’è una legge dello stato e precisamente la legge 241/90 (meglio conosciuta come Legge sulla trasparenza) che sancisce il diritto del cittadino ad accedere agli atti della pubblica amministrazione che lo riguardano personalmente al fine di tutelare determinati interessi giuridici che potrebbero essere compromessi da un comportamento lesivo adottato dalla p.a.

Infatti, a seguito di un increscioso episodio, avvenuto in ambito scolastico, la famiglia ha voluto vederci chiaro ed ha richiesto di verificare i documenti scolastici del proprio figlio minore, da qui la forte opposizione (che ha avuto il merito di aumentare i sospetti della famiglia sulla bontà delle situazioni) del dirigente scolastico – mortificatrice del sancito e pacifico diritto – durata per oltre tre anni e, infine il ricorso al Tar di Basilicata che nel censurare il comportamento del dirigente scolastico, ha accolto le doglianze della famiglia ed ha ordinato l’ esibizione dei documenti. (la sentenza è visionabile sul sito web giustizia-amministrativa.it)

Eppure, oltre alla Legge sulla trasparenza, il mondo della scuola è regolamentato da numerose circolari ministeriali e, non per ultimo, dallo stesso Statuto delle studentesse e degli studenti che sanciscono che i documenti scolastici non sono né tabù né tanto meno “top secret”. Il ricorrente quindi, prima ancora di adire il Tribunale Amministrativo Regionale, aveva esperito ogni bonario tentativo investendo, del caso, tutte le autorità scolastiche dal C.S.A (ex Provveditorato agli Studi) alla Direzione Scolastica Regionale, allo stesso Ministero e, non per ultima la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per ottenere, senza ricorrere alla “Carta Bollata” il riconoscimento del proprio diritto all’accesso ostacolato, dal Preside, con mille argomentazioni risultate poi prive di alcun fondamento.

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