Delle antiche popolazioni che hanno abitato la penisola italica prima e contemporaneamente alla crescita economica e all’espansione militare di Roma, non sono rimaste in genere molte tracce. L’esiguità dei dati su cui lo storico lavora per le ricostruzioni relative ai popoli italici è data da diversi fattori.Il momento specifico in cui la loro crescita economica si è spezzata, perché superata da economie più forti, non gli ha permesso la formazione di una solidità politica e territoriale in grado di permanere sotto la pressione di altri popoli, ed in grado di segnare il territorio con una monumentalità ed una urbanistica proprie. In secondo luogo la riorganizzazione e la costruzione romane sono spesso avvenute sugli insediamenti italici, e hanno spesso insistito sulle stesse strategiche posizioni nonché sfruttato le medesime risorse. Terzo:questi popoli hanno avuto molti tratti in comune, e perché si sono nel tempo contaminati tra di loro, e perché sono stati spesso il frutto della diversificazione di uno stesso nucleo, ovvero ceppi diversi provenienti da una stessa etnia, in un panorama anche linguisticamente intricatissimo da ricostruire nei suoi caratteri diacronici e sincronici.In ultimo bisogna dire ancora due cose. Da un lato la ricerca storica è prima di tutto l’atteggiamento mentale dell’epoca che indaga, piuttosto che di quella che è indagata. Così, per vicissitudini storiche moderne e contemporanee, la ricerca archeologica sulle antiche etnie italiche è stata messa in secondo piano. D’altro canto questa ricerca è ancora lontana dal potere indagare a tappeto sul territorio nazionale.

La Basilicata arcaica era attraversata, fin dall’età del ferro, da quattro principali vie di comunicazione: sono le vie fluviali del Bradano, del Basento,del Cavone e dell’Agri. C’è poi la tratta che seguendo l’Ofanto e il Sele, congiunge l’Adriatico al Tirreno. Ed è in questa complessa rete di vie che sorsero i centri abitati anche prima della colonizzazione romana, sui siti delle attuali Melfi (saldatura della via Ofantina con quella del Bradano), Buccino ( che controlla il passaggio dalla Lucania alla Valle del Sele), Vaglio, Satriano, Gargaruso, Pietragalla. E ancora l’attuale Vallo di Diano, attraversato dal Tanagro, era anch’esso molto popolato in epoca arcaica: Padula, Sala Consilina, Atena Lucana, Teggiano, Pertosa, Polla. I popoli presenti nella regione prima dei Romani erano: i Greci che, occupavano la costa ionica.Le colonie greche commerciavano con i centri etruschi della Campania, e le influenze di queste due culture si facevano sentire sulla produzione materiale delle popolazioni autoctone.Allo stesso tempo le premevano all’interno e alla assimilazione. L’influenza etrusca è forte soprattutto nei centri di Melfi ed Armento.Qui nel 1952 furono scoperte 5 tombe a camera databili tra la fine del VI e gli inizi del V a.C., i cui ricchissimi corredi (tra cui due carri) hanno testimoniato la presenza di una ricca aristocrazia locale e l’importazione di oggetti etruschi. I Sanniti occupavano l’Irpinia e parte della Basilicata ai confini con la Campania., e venivano collegati ai Sabini. Quando i Siracusani ruppero l’egemonia etrusca nell’Italia meridionale decretandone il brusco tracollo economico (473 a.C.), i Lucani cominciarono a premere sulle altre città italiote e sui territori delle città greche. Dal punto di vista archeologico si nota per questo periodo la chiusura strategica di molti centri, i quali si dotano di fortificazioni (Pietragalla,Tricarico, Serra di Vaglio, Buccino, Satriano). Le fonti antiche li legano al ceppo italico osco-sabellico e non sanno quando si fossero stanziati in Lucania. Dopo il declino etrusco i Lucani prendono Poseidonia, Scindo, Pixunte e nel 390 a.C. Lao, nel golfo di Policastro. In un primo momento si allearono con Dionisio I di Siracusa che li utilizzò per attaccare le città italiote. Tuttavia Dionisio il Giovane (358 a.C.) li combatté. Fino alla conquista romana continuarono imperterriti a fare pressione sulle colonie greche della costa ionica. Gli Enotri sono attestati da una ceramica dipinta di stile geometrico diffusa in Lucania nella prima età del ferro. Sono attestati grandi santuari nella Lucania arcaica: a Gargaruso, a Timmari, a Rossano di Vaglio. Qui è stato ritrovato un santuario (350/330 a.C.) dove sono state rinvenute 26 iscrizioni in lingua osca di carattere cultuale, databili tra il III/I sec. a.C. Monticchio risulta legata al culto delle acque acidule, vertente su una divinità femminile.

Tutte queste popolazioni furono premute, schiacciate e poi inglobate nella realtà culturale ed amministrativa della Repubblica (IV/III secolo a. C.). Di queste antiche etnie ci rimangono pertanto le esigue tracce di natura archeologica ,di natura epigrafica e le menzioni, le descrizioni, le ricostruzioni che di quelle realtà hanno dato storici romani e greci di volta in volta, man mano che ne venivano a contatto. Nonché una serie ricchissima di avventurose leggende in cui si intrecciano i viaggi e le guerre di re locali e avventurieri venuti da lontano.

Da visitare, per l’età protostorica:
– Museo archeologico nazionale di Metaponto e area archeologica
– Museo Nazionale ‘Domenico Ridola’di Matera
– Museo nazionale della Siritide e area archeologica di Policoro
– Area archeologica di Tricarico
– Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri
– Area archeologica di San Basilio a Muro Lucano
– Area archeologica di Vaglio

Per approfondire:
G. Devoto,”Gli antichi Italici”, A. Vallecchi,Firenze 1967; “Greci e Italici in Magna Grecia”, Atti del primo Covegno di Studi sulla Magna Grecia. Taranto, 4-8 nov. 1961,Napoli 1962; “Greci, Enotri e Lucani nella Basilicata meridionale”, a cura di Salvatore Bianco, Angelo Bottini, Angela Pontrandolfo, Alfonsina Russo Tagliente, Elisabetta Setari, Electa, Milano 1996

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