Un calvario lungo ben 8 anni. Così si riassume la situazione degli 816 ex-lavoratori socialmente utili provenienti dai progetti speciali della Protezione civile, oggi impiegati da circa tre anni nella S.M.A. Basilicata SpA (Sistemi per la Meteorologia e l?Ambiente).

Accadde tutto in un non troppo lontano 2001, quando i ministeri del Lavoro, delle Politiche Agricole e Forestali e la Regione Basilicata (assessorato alla Protezione civile), d?intesa con il ministero dell?Ambiente, avviarono le procedure per la stabilizzazione dei primi 316 Lsu, attraverso una convenzione con la suddetta società (si prevedeva una copertura finanziaria fino al 2006). A partire dal mese di luglio 2002 si sarebbero aggregati i restanti 300 lavoratori che, nel frattempo, avrebbero continuato le attività socialmente utili presso l?ente regionale. Non poche furono le interrogazioni consiliari sulle modalità di assegnazione del servizio alla SMA e ai criteri di selezione dei primi lavoratori assunti. La Sma aveva il compito di attuare il servizio regionale di controllo, monitoraggio, manutenzione, conservazione del patrimonio boschivo lucano, salvaguardia e messa in sicurezza del territorio; in particolare: attività di pattugliamento e avvistamento degli incendi boschivi, pulizia degli alvei fluviali, censimento della vulnerabilità sismica, e redazione di carte tecniche del territorio.

Ma sono stati i tanti tavoli di confronto chiesti dai sindacati Cgil, Cisl e Uil agli organi competenti, tra cui il Governatore della Regione Basilicata, Filippo Bubbico, a caratterizzare la vicenda o meglio, la vertenza, di questi ultimi tempi. Sempre lo stesso coro di voci: la costituzione in tempi rapidi di una società mista, per consentire al nuovo soggetto gestore l?accesso ai fondi comunitari attraverso la candidatura ai bandi Por. Il 2004 ha visto la continuazione delle attività della Sma senza il rinnovo della convenzione, peraltro arrivata tardiva, che faceva temere nei lavoratori una sorta di conclusione anticipata, con tanto di lettere di licenziamento. Detto fatto. Infatti, le lettere arriveranno agli 816 che tra angoscia e tanta rabbia inculcata dopo un processo di stabilizzazione dall?iter troppo lungo, ha fatto riemergere nei lavoratori il ricordo, ben saldo, dell?anacronistica transizione temporale: dapprima il Dipartimento della Protezione Civile – ministero delle Politiche Agricole e Forestali come enti gestori dei progetti, successivamente la Regione Basilicata, alias Dipartimento Infrastrutture e Mobilità – Ufficio Protezione Civile.

A tal fine si rimembra la Delibera regionale n.31/2000 (pubbl. sul Bur n.55 di quell?anno) ove si rimarcava una netta distinzione dei due progetti (mitigazione rischio sismico e conservazione patrimonio boschivo); il primo con una stabilizzazione ?regionale? quasi certa – potenziamento dell?organico della Regione e dei Comuni terremotati del Lagonegrese-Pollino; il secondo nel settore della forestazione. Ma l’assessorato al Lavoro, per scelte politiche, pensò brillantemente di inglobarli sotto un unico progetto e ?regalare? l?opportunità ad un soggetto privato, la Sma, che avrebbe garantito una momentanea stabilizzazione, con tanto di avvallo dei sindacati. Oggi, siamo punto e daccapo: si ritorna indietro di tre anni.

A due mesi dal buio più totale, finalmente, si giunge ad una svolta: le Organizzazioni Sindacali Confederali Lucane chiedono con sollecito al Presidente della Giunta regionale, Filippo Bubbico e all?Assessore alla Formazione Cataldo Collazzo, la costituzione del famigerato tavolo di concertazione che onori l?impegno assunto dalla regione: la costituzione della Società mista. Nel pieno caos, ci si rende conto che i tempi per la costituzione della nuova società sono ristretti, se non impossibili.

In tutto questo traballare di indiscrezioni e certezze, come d?incanto, arrivano le rassicurazioni della Regione: la Giunta regionale approva una delibera (n. 20/50 del 13 settembre 2004) che fissa le modalità e i criteri per la costituzione di un soggetto a prevalente capitale pubblico che dal 1 gennaio 2005 subentrerà alla Sma nella gestione delle attività di forestazione e Protezione civile.

Ma, nemmeno il tempo di dare un sospiro di sollievo ed ecco il dietro-front del Presidente Bubbico, che per meglio svincolarsi da un impegno sottoscritto tre anni fa dalla sua giunta, fa intendere di far proseguire le attività della Sma sino a giugno 2006 (scadenza convenzione) e lasciare quindi l?eredità alla prossima Amministrazione regionale. Nel frattempo gli 816 lavoratori riceveranno le lettere di licenziamento e si rivolgeranno con una preghiera, al devoto ?San Precario?, unico e vero protettore dei milioni di precari d?Italia.

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