?Schiavitù contadina?, questo il concetto-chiave attorno cui si muove non solo la produzione poetico-letteraria di R.Scotellaro, ma anche la sua intensa esistenza.
Rocco Scotellaro nasce a Tricarico nel 1923 e, all?età di soli 30 anni muore a Portici.

Le sue opere edite più significative:

?E? fatto giorno? (1954)
?Contadini del Sud ? (1954)
?L?uva puttanella? (1955)
?Margherite e risolacci? (1978)

hanno avuto consensi e riconoscimenti letterari. Fra i tanti vanno citati il Premio S.Pellegrino ed il Premio Viareggio, entrambi del 1954.
Le sue origini sono umili,il padre faceva il ciabattino e, sin da adolescente, spinto dalla saggezza del padre, ha preso coscienza delle misere condizioni di vita (se vita si può chiamare) dei contadini, ?i contadini del Sud?.
La sua vita è itinerante e, in seguito ad alterne vicende, lascia il paese natale trasferendosi a Roma, Potenza, Trento e Tivoli.Comincia gli studi universitari presso la facoltà di giurisprudenza a Roma, ma in seguito alla morte del padre ritorna a Tricarico e, successivamente prosegue gli studi presso l?università di Bari. Esponente del partito socialista italiano, all?età di ventiquattro anni diventa sindaco di Tricarico.
Lo scrittore s?iserisce nel quadro storico, politico e letterario del neorealismo del secondo dopoguerra. La letteratura e l?arte diventano non solo mezzo d?indagine della condizione umana,ma soprattutto eco dell?ansia di riscatto morale, civile e sociale del popolo.Ricordiamo, oltre a Scotellaro, uomini di grande autorità morale: Carlo Levi, Vittorini, F.Jovine, C.Cassola,B. Fenoglio, V. Pratolini, R. Viganò. Il linguaggio dei loro scritti è scabro ed essenziale e, per commuovere si affida più all?eloquenza dei fatti che alla retorica.

Scotellaro è un uomo che ha vissuto il proprio tempo cercando di fermarlo, cristallizzarlo, dandogli forme ideologiche e culturali.Il suo è un tempo che ha conosciuto la violenza, i soprusi e l?ha subita attraverso il sacrificio degli istanti umani. Partendo dal proprio presente, cerca d?identificare ora nel ricordo del passato, ora nell?immaginazione del futuro, le sue dimensioni morali. Ad un certo punto capisce che vivere con l?intelligente distacco della coscienza il proprio tempo significa tener ben presente le finalità dell?esistenza. Davanti ai suoi occhi c?è uno scenario tristissimo:contadini e braccianti sfruttati, sottomessi e annullati totalmente come individui dalla prepotenza dei ?padroni?.Dinanzi a tali soprusi essi non reagiscono, la storia ce lo insegna benissimo,forse perché è così forte la confusione tra ?condizione? e ?destino? al punto che il destino stesso diventa molla di un divenire acefalo.Alla base di questa povertà è presente un?altra indigenza ancora più grande e grave:quella antropologica.
La storia non è ?magistra vitae? perché si rifanno sempre gli stessi errori, ma ha la straordinaria peculiarità di farci fare confronti con ?altri da noi ? nel tempo.
Il tempo, infatti, è una componente essenziale della nostra esistenza, spesso scontato perché naturalmente ovvio.
Il rapporto uomo-mondo-tempo è complesso.La repentinità della nostra esistenza spesso non ci fa valorizzare in modo pieno ed esclusivo gli istanti che lo costituiscono. Recuperare la libertà o conoscere la libertà?Questo il dilemma contadino. Ma la libertà l?hanno mai veramente conosciuta?Pare proprio di no. Una limitazione nasce sempre da una percezione. Come si fa a rendersi conto di essere privati della libertà se non si è mai conosciuta realmente?

Libertà equivale a coscienza e solo essa genera cultura.La cultura è vita, è l?incontro con l?altro, è coinvolgimento, ma tutto questo nel mondo contadino non è mai stato riscontrabile.
La società in cui è vissuto il nostro poeta e scrittore lucano è tanto diversa dalla nostra?
Oggi i problemi sono diversi o forse sono sempre gli stessi. Non ci sono più quei ?padroni?, ma ?altri padroni?, vale a dire convenzioni e schemi mentali fortemente condizionanti. Nella società odierna ci si sente liberi, ma si tratta di una libertà fittizia perché quella vera non ha origine inter homines,ma in interiore homine.

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