Jerome D.Salinger, uno dei massimi scrittori americani, ha scritto circa 50 anni fa "The Catcher in the Rye", conosciuto in Italia con il titolo "Il giovane Holden". Nelle prime pagine di questo romanzo, il protagonista Holden Caulfield si chiede dove vadano a finire le anatre che nuotano a primavera nel lago di Central Park quando questo si ghiaccia. Non riesce a spiegarselo, così interpella l’autista di un taxi, che per tutta risposta lo considera un pazzo. In realtà qualcuno poi gli risponde. E’ Horwitz, anch’egli autista di un taxi: "Restano a viviere immerse e bloccate nel ghiaccio. Si adattano, è la loro natura." Le cose naturalmente non stanno come dice Horwitz.

Come tanti giovani Holden, dovremmo chiederci la stessa cosa a proposito dei falchi grillai. Questo rapace, il più piccolo esistente in Europa, nidifica fra Puglia e Basilicata, dove sono cencentrati i due terzi della popolazione complessiva che ammonta a circa quindicimila coppie nidificanti. Noi però sappiamo dove vanno in inverno. A parte qualche eccezione, che li vede svernare in Besilicata, Sicilia e Sardegna, lo svernamento avviene nell’Africa sub-equatoriale, fra il Senegal, l’Etiopia, l’Eritrea, e giù sino al Sud Africa. La nidificazione, e dunque la riproduzione avviene però esclusivamente nel Sud Italia (raramente in Toscana e Sardegna), in particolar modo nel Parco della Murgia Materana, di cui il falco è simbolo, i Sassi ed il centro storico di Montescaglioso. Gran parte delle coppie di falchi sono oggi sinantropiche, nidificano cioè in soituazioni create dall’uomo, come le tegole dei tetti, ma ci sone anche colonie che nidificano in situazioni naturali. Nei Sassi di Matera i falchi grillai hanno trovato un luogo pressocchè ideale, per la numerosa presenza di siti idonei alla nidificazione e per l’assenza dell’attività umana. Oggi il restauro dei Sassi sta facendo progressivamente scomparire questi spazi, sia per l’eliminazione fisica degli ambienti favorevoli per la loro riproduzione, sia per il disturbo arrecato dall’attività umana. Anche gli alberi, utilizzati dai falchi grillai, stanno sempre più scomparendo, specie nelle aree dove la costruzione di nuovi immobili si è fatta vertiginosa. Sono soprattutto i grandi alberi secolari dell’area urbana a fornire loro riparo.

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Purtroppo ve ne sono sempre meno. Fortunatamente verso questa specie c’è maggiore sensibilità di quella per il verde pubblico. Quest’ultima estate quando eravamo in piena emergenza per l’invasione delle cavallette, da alcuni fu proposto di eliminare le locuste avvelenandole. Non solo il rimedio sarebbe stato ben lungi dall’essere efficace, ma le cavallette avvelenate avrebbero rappresentato una fonte di cibo primaria per il rapace che così sarebbe stato colpito indirettamente dall’avvelenamento. Si sarebbe verificata una strage di falchi grillai senza risolvere il problema delle cavallette, che avrebbero continuato a giungere a frotte.

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Naturalmente e giustamente nessuno pensa di fermare il restauro delle abitazioni, nè di bloccare del tutto l’attività edilizia, nè la costruzione di nuove arterie, ma certo andrebbe prestata maggiore attenzione: guardate quell’immagine, sembra una vera e propria selva di gru. Tornando al romanzo di Salinger, potremmo chiederci: dove andranno i falchi grillai quando tutte le abitazioni dei Sassi saranno recuperate, le possibilità di nidificazione eliminate e quando al posto degli alberi sorgeranno solo enormi gru? L’autista del taxi, Horwitz, guardando le foto di questa pagina non avrebbe dubbi: si adatterebbero, nidificherebbero sulle gru. Le cose, come abbiamo detto, non stanno come dice Horwitz. Il lago d’altronde lo ghiaccia il freddo inverno. Il falco lo estinguiamo noi.

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