Tensione e fermento agitano il settore dei trasporti, tra pochi giorni infiammeranno scioperi e proteste per rivendicare il rinnovo dei contratti.
Precarietà lavorativa, crisi economica dei settori pubblici e privati sono all’ordine del giorno.
Oramai certe notizie non fanno più effetto, sono solo il tocco di colore in più che contribuisce a rende confuse le nostre giornate.

Piccole perle quotidiane come queste non sono terminate se si pensa che intere casse di radicchio rimangono invendute nei mercati ortofrutticoli, svendute a 4 centesimi dai produttori e vendute al dettaglio al modico prezzo di 1 euro e 40. 3500 % di profitto.
Il passaggio tra impoverimento generale della popolazione con famiglie intere costrette nelle mense della Caritas a Natale e lo spostamento del denaro dalle tasche dei consumatori a quelle dei mercanti è evidente.
L’Istat continua a pubblicare cifre imbarazzanti per approssimazione su quello che è il risultato delle politiche economiche liberiste applicate su scala mitteleuropea figlie di Maastricht e di tutti quei trattati che appena fa comodo vengono sospesi per esigenze interne rivelando l’ipocrisia dell’idea di Europa Unita.

Non si discosta più di tanto dalla situazione nazionale la nostra regione. La Coldiretti di Basilicata in questi giorni sta lamentando uno stato di crisi che perdura già da molto tempo. Le imprese ortofrutticole si trovano in una situazione estremamente difficile dal punto di vista produttivo ed economico, a causa della grave crisi di mercato che minaccia il loro futuro, il reddito di migliaia di lavoratori, i bilanci delle strutture cooperative ed associative.
Secondo Coldiretti una strada da percorrere è quella di valorizzare le produzioni del territorio tramite l’adozione di marchi di qualità che offrano garanzie di sicurezza alimentare e veicolino insieme al prodotto anche le grandi opportunità del territorio in cui le nostre imprese operano. L’adozione di politiche regionali che riconoscono la “centralità” del settore agricolo nello scenario economico della Basilicata, deve di pari passo camminare con un forte impegno di sburocratizzazione delle procedure i cui tempi di attuazione molto spesso sono “fatali” per le imprese agricole costrette a fare i conti con la liberalizzazione dei mercati che impongono scelte produttive sempre più rapide. Centrale appare soprattutto la questione del credito che rappresenta un vero e proprio ostacolo allo sviluppo non solo dell’imprenditoria agricola, ma di tutti i settori produttivi lucani e del Mezzogiorno.

L’evidente mancanza di contatto tra realtà politica e vita reale si assapora nelle affluenze alle elezioni di qualsiasi tipo, sempre più snobbate, c’è un sottile filo che collega le manifestazioni mondiali per la pace, la contestazione all’usurpatore della Casa Bianca, la mattanza di Genova e la Croce rossa che lavora con i militari. Nel mezzo ci siamo noi consumatori occidentali, avviati ad una felice vita di plastica nel regno del cash & carry. Mentre la storia danza isterica come una ballerina di taranta.

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