Sessant?anni fa, nel novembre 1944, nasceva a Matera la CGIL unitaria dopo il silenzio del ventennio fascista. Iniziava la nuova stagione di lotte per affermare il diritto alla libertà.

In questa mostra fotografica è raccontato il lungo cammino delle classi lavoratrici materane protagoniste di lotte per conquistare il diritto alla terra e al lavoro, a migliori condizioni di vita dopo secoli di subordinazione e di miseria. Questa raccolta di fotografie mostra la passione civile di un popolo che per sei decenni è stato presente nella lunga stagione delle lotte: braccianti e salariati in marcia sui feudi per imporre la riforma agraria; operai delle fabbriche laterizie, pastai e mugnai, nel perenne conflitto con la classe padronale per strappare migliori condizioni di lavoro e di salario; la nuova classe operaia sorta nella Valle del Basento, protagonista di battaglie per lo sviluppo economico e industriale del territorio; gli studenti accanto alle popolazioni in lotta per le conquiste sociali e dei diritti politici; le popolazioni materane, sempre presenti nelle battaglie per lo sviluppo del Mezzogiorno. Oggi, con questa esposizione, si vuole dimostrare come quel passato di lotte sia diventato storia nazionale: di unità e di lacerazioni, di riposizionamenti dalle quali emersero capipopolo destinati a guidarle nella lunga marcia per l?emancipazione.

Furono braccianti e carrettieri, manovali e salariati, gente di vanga e di piccozza, contadini che scoprirono la voglia di imparare e di riscattarsi da antichi retaggi di miseria e di ignoranza, e divennero novelli messia del riscatto proletario. Ecco la lezione: la società è cresciuta nel sindacato e col sindacato, e il sindacato è diventato forte, sempre e più ancora necessario strumento per difendere le conquiste fatte, per nuove ragioni di lotta. Con questa mostra, ordinata da Domenico Notarangelo, autore di gran parte della foto esposte che per la prima volta emergono dal suo archivio personale, si compie un passo avanti verso il progetto più ampio della istituzione dell?Archivio storico della CGIL nel quale troverà sistemazione non solo la documentazione riferita alla vita e all?attività del sindacato, ma anche allo sviluppo della società meridionale: la quale, proprio perché ci fu il sindacato, poté emanciparsi dalla secolare condizione di subordinazione e sottosviluppo.

Dagli archivi della memoria la CGIL intende tirare fuori vecchie carte, manifesti, volantini, documenti, altre fotografie, relazioni congressuali, circolari, veline, appunti di riunioni e assemblee, gelosamente conservati dai lavoratori e dai dirigenti sindacali: e in quelle carte rintracciare le rivendicazioni, le proposte avanzate nelle trattative per piegare la pervicace riluttanza dei padroni a firmare contratti di lavoro, l?annunzio di scioperi, cortei, congressi, convegni, fogli sparsi dal vento di sei decenni.

Tutto destinato ad essere raccolto, e risistemato nell?ordine naturale del tempo, con la consapevolezza che la cronaca di ieri è ormai diventato storia, e che quella storia in gran parte è entrata nell?epopea del sindacato e della CGIL, quando ancora i lavoratori, sotto i vessilli rinnovati delle loro organizzazioni, continuano a marciare nel solco delle lotte per non disperdere il patrimonio di conquiste conseguite nel tempo.
Ma vuole essere, questa mostra, anche un monito attuale per quanti volessero mirare alla rottura e alla divisione dell?unità sindacale. Queste immagini dimostrano quanto grande sia la forza dei lavoratori, sempre capace di sconfiggere i progetti di chi vuole la subordinazione del Mezzogiorno, con la
consapevolezza che non si può, non si deve abbassare la guardia, perché i nuovi avversari, più insidiosi dei loro predecessori, sono in agguato per scaricare sulle spalle dei lavoratori il prezzo dei loro profitti, anche a costo di dividere l?Italia. Si comincia da qui, da questa mostra di vecchie fotografie: rioffrendole a coloro che ancora oggi si battono, non solo per ricordare, ma anche e soprattutto per tenere accese le luci della storia sul cammino che resta da fare.

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