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Il Conte Orlando compie 100 anni

Nello scorso mese di settembre è stato festeggiato il centenario del primo rifugio di Montagna costruito nel territorio del Parco nazionale del Pollino.

Il ricovero fu fatto costruire dall?avvocato Vincenzo Minervini, fondatore del Circolo dei Cacciatori di Mormanno nel 1904 come ?atto umanitario per i soci e per i viandanti? sulla splendida radura delle Falaschere, a quota 1192 metri, nel Pollino occidentale. Il piccolo ricovero fu ampliato negli anni trenta e poi definitivamente ristrutturato dopo un periodo di abbandono dalla Comunità Montana del Pollino allora guidata da Mario Albino Gagliardi.

Ma perché costruire un rifugio proprio in quel posto?
Lo abbiamo chiesto a Marco Alberti, maestro in pensione, attuale presidente del circolo cacciatori di Mormanno e arzillo fautore dei festeggiamenti per il centenario.
Marco Alberti, ottantatreenne, super attivo, ci ha parlato della leggenda che è stata alla base della scelta del luogo per la costruzione del rifugio.

Infatti, narra Alberti, ?mentre in Spagna due famiglie blasonate si fronteggiavano due fratelli, si innamorarono della figlia di uno dei nobili; uno dei giovani hidalgo per gelosia dovette uccidere il padre della ragazza e quindi per evitare la prigione scelse di lasciare la Spagna ed emigrare in Italia come religioso. Trovò rifugio presso il Faro di Mormanno. Un giorno il Conte Orlando, rimasto in Spagna, decise di venire a trovare il fratello in Italia; una volta giunto in località Malvicino nei pressi di Mormanno, a causa del cattivo tempo, indeciso su quale strada intraprendere piegò a destra in direzione dei crivi di Don Ferdinando (oggi crivi di Mangiacaniglia) e precipitò nel burrone sottostante.
Nelle notti di nebbia lo spirito del Conte aleggia ancora nelle località adiacenti?.

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Il Minervini decise di intitolare il rifugio al Conte Orlando per ?placarne lo spirito? raccogliendo fondi presso amici, parenti, emigranti e, inviò una richiesta di finanziamento perfino, al Re Vittorio Emanuele III, il quale contribuì con la somma di lire trecento. Fino agli anni settanta il rifugio fu ricovero di cacciatori provenienti da tutta Italia che si dedicavano alla caccia del capriolo, della lepre e dei cinghiali. Tra i numerosi nobili ricordiamo il Conte Giannoni di Cosenza, i conti di Chiaromonte e altri illustri personaggi della nobiltà meridionale.

?Oggi il rifugio ? dotato di acqua potabile proveniente dall?acquedotto di Scifarello, ma senza corrente elettrica, entra in una nuova epoca ? racconta Marco Alberti, insieme con Antonio Pappaterra ? giacché siamo nel Parco nazionale del Pollino dove la caccia è chiusa e quindi il Conte Orlando darà ospitalità a viandanti, escursionisti, ricercatori o semplici cittadini che ne faranno richiesta, sempre secondo i dettami del suo fondatore Vincenzo Minervini. Non garantiamo che lo spirito del Conte Orlando abbia abbandonato questi luoghi ameni?.