Non sembra vero? Le Istituzioni del paese e le varie associazioni socio-culturali concordano in pieno sulla traslazione dei resti di Passannante dal Museo Criminologico di Roma e sulla sostituzione dei medesimi con copie in gesso e resina. In tal senso ho proposto alle autorità competenti di portare nella bacheca del museo il cranio e il cervello in resina che, per il mio spettacolo teatrale su Passannante, ha costruito lo scultore Marco Santoro. Come molti sanno, la Comunità di Savoia è divisa sul nome del proprio paese, tanto che sono nati due comitati cittadini, il primo propone di cambiare il nome attuale ?Savoia di Lucania? con quello originario: ?Salvia?, il secondo vuol lasciare le cose come stanno. Se la Comunità e i comitati sono divisi sul nome, c?è pieno accordo sul rientro dei resti di Passannante a Savoia.

Il presidente del Comitato pro Savoia, il dottor Antonio Parrella, mio amico, addirittura propone di tumularlo all?interno della sede municipale e di inscenare ogni anno, in occasione della ricorrenza dell?attentato di Passannante, la rappresentazione storica di ciò che accadde quel 17 novembre 1878, e infine propone il rito civile. Sulla stessa linea si pone il Comitato pro Salvia, rappresentato dall?amico Peppino Salvatore, che da anni chiede a gran voce la traslazione dei resti a Savoia. Voglio quindi chiarire che la Comunità di Savoia di Lucania, il Sindaco Rosina Ricciardi, e i due comitati, sono uniti più che mai, mostrando solidità e amore per un proprio concittadino. Quindi l?azione istituzionale che in questo momento sta svolgendo il Presidente del Consiglio Regionale Vito De Filippo, riceve in paese unanime consenso.

Cosa ben diversa è il dibattito sul nome del paese, al quale dibattito sconsiglio di partecipare. Nel senso che, a casa propria, ognuno è libero di organizzare come meglio crede le regole. Il nome del paese lo decideranno i cittadini di Savoia con un legittimo referendum. Pertanto l?intervento del giornalista Calza mi sembra scorretto anche da questo punto di vista e infatti, l?amico giornalista, propone di cambiare il nome del paese per poi traslare i resti dello sventurato. Io la sento come un? intrusione vera e propria. La guerra in Iraq, anche se di maggiore e più crudele tragicità, e perdonatemi per l?azzardato parallelo, ha insegnato che gli equilibri o i disequilibri di una Comunità vanno risolti dalla medesima. L?avvento di interventi esterni provoca solo guai.

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