La settimana scorsa avevamo spiegato dalla quinta alla nona regola di questo semplice decalogo. Oggi, analizzeremo l’ultimo punto.

Per rinfrescarci un po’ la memoria:

1) FATE UNA BUONA “PRIMA IMPRESSIONE”
2) PREPARATEVI SUI VOSTRI PUNTI DEBOLI
3) INFORMATEVI SULL’AZIENDA
4) TRANQUILLI E SORRIDENTI

5) NE’ INGENUI, NE’ ATTEGGIATI, NE’ ECCESSIVI
6) PENSATE POSITIVO, CREATIVO E CONCRETO
7) PARLATE PER FAVORE
8) ATTENTI AL LINGUAGGIO
9) TENETE PRESENTE CHI AVETE DI FRONTE
10) LA COMUNICAZIONE NON VERBALE: I VESTITI, I GESTI, LA VOCE E LO SGUARDO

X) LA COMUNICAZIONE NON VERBALE: I VESTITI, I GESTI, LA VOCE E LO SGUARDO

In un colloquio, non sono solo le parole che contano: tutto il nostro corpo comunica, e non solo quello. Il nostro interlocutore ci ascolta anche con la vista e con il tatto (speriamo non con l?odorato!).

I nostri gesti, i nostri sguardi, il tono della nostra voce confermano, integrano o smentiscono le nostre affermazioni. Il modo in cui siamo vestiti, in cui salutiamo, in cui stiamo seduti può contribuire in maniera determinante a formare il giudizio su di noi. La nostra comunicazione non verbale è molto meno controllabile di quella verbale, in quanto più istintiva; vediamo però alcuni semplici accorgimenti per non complicarci la vita:

COME VESTIRSI
Negli USA esiste addirittura un libro (“Dress for success”) che spiega qual?è il modo migliore di vestirsi per ogni incontro: quali calzini usare, quali cravatte ecc. Non esageriamo: però è indubitabile che la nostra immagine è data anche dal nostro abbigliamento. In fondo, noi “scegliamo” di vestirci così. Per i colloqui, l?importante è dare, anche nel look, una sensazione di affidabilità e serietà: la fantasia o originalità sono in questo caso degli “optional” a rischio. Non bisogna vestire casual, perché si darebbe un? impressione di immaturità, ed è bene evitare accessori, trucco o colori troppo vistosi; non è opportuno però neanche “invecchiarsi” troppo, indossando per l?occasione improbabili vestiti da cinquantenni rimediati chissà dove. Alle ragazze è concessa ovviamente più libertà, ed è generalmente apprezzata una certa eleganza, mentre i maschi sono più vincolati al “giacca e cravatta”, ed è bene che non abbiano un?aria troppo “perfettina” (che rende antipatici), salvo che il colloquio avvenga in realtà che danno all?apparenza molta importanza (società di consulenza, mondo della comunicazione, banche d?affari, ecc.). Oltre a ciò che indossate, badate a come lo indossate: niente vestiti troppo larghi e cascanti, niente colletti di cravatta allentati, niente forfora sul bavero, niente lenti degli occhiali sporche: è un?appuntamento importante, chi ci arriva trasandato sarà giudicato (non a torto) superficiale, disordinato o poco furbo;

COME PARLA IL CORPO
La comunicazione interpersonale è un fenomeno tremendamente complesso, e non è facile migliorare la propria efficacia di comunicatori in quattro e quattr?otto. Ma tenete presente che ci sono alcuni atteggiamenti chiave che tutti i selezionatori noteranno. La tensione potrà trasparire da un tono di voce affannato o precipitoso, o dal movimento nervoso o contratto delle mani, o da una posizione rigida sulla sedia: controllate questi fenomeni, e se vi accorgete che state mandando segnali di tensione respirate profondamente e rilassatevi, anche a costo di distrarvi per un momento. Atteggiamenti di “difesa”, cioè di chiusura, di rigidità e scontrosità possono venire dal tenere le braccia conserte, la faccia contratta, lo sguardo corrugato: l?affermazione che “non avete problemi nei rapporti con la gente” sarebbe smentita mentre la pronunciate.

Gesticolare troppo dà un?idea di scarso autocontrollo, ma un po’ di “movimento” fisico non tamburellante è opportuno, dimostra spontaneità e scioltezza. Lo sguardo deve essere rivolto agli occhi del selezionatore, ma non in modo ossessivo e penetrante, altrimenti la nostra Margherita chiamerà la polizia o l?autoambulanza.

La stretta di mano, sarà banale, ma è importante: ho notato che circa un quinto delle mani che si stringono assomigliano tuttora a wurstel troppo cotti, e vi assicuro che non è piacevole. Il problema non è la mano sudata o calda – può capitare anche ai migliori – ma, che si senta nella stretta un minimo di energia vitale, non un fremitino agonizzante! Così anche con la voce, è meglio essere qualche decibel sopra il vostro tono normale che qualche decibel sotto: almeno sarete sicuri di essere ascoltati. Variare un po’ il tono della voce, essere “caldi” e non metallici è importante per rendere gradevole ciò che dite, anche se non è facile da improvvisare. Ma se riuscirete ad essere voi stessi, a non farvi mettere in soggezione, tutte queste cose si avvereranno senza sforzo.

Per concludere, un piccolo trucco per entrare meglio in sintonia con Margherita (ce lo insegna una giovane scienza che si chiama programmazione neurolinguistica): provate a giocare allo specchio con lei, cioè a ripetere tutti i suoi movimenti. Se si avvicina col busto a noi, fate lo stesso, e idem se abbassa il tono di voce o se aggrotta le sopracciglia incrociando le braccia, e così via. Dovrebbe creare inconsciamente un clima di maggiore intesa, e pare che funzioni.

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