Il Parco del Pollino, una vasta area abbandonata a se stessa, fiore all?occhiello di ambientalisti gretti ed ignoranti, di naturalisti improvvisati, di consiglieri ed assessori regionali disattenti ai problemi del territorio e teorici di sviluppi mai arrivati, è diventato un focolaio del Bacillus Anthracis causa del carbonchio ematico o antrace. I divieti e le limitazioni hanno soltanto impedito ed impediscono che il territorio sia vissuto e utilizzato, come nel recente passato, dalle popolazioni che da sempre ne hanno salvaguardato l?integrità, conservandone le peculiarità e le caratteristiche essenziali; non solo, dunque, non sono serviti a nulla, ma anzi hanno consentito il malaffare e riportato nelle nostre aree una malattia da tempo scomparsa.

Il carbonchio è una malattia definita zoonosi professionale da uno studio fatto in Italia, pubblicato nel 1990 sul Salisbuy Medical Bullettin, colpisce, quindi, tutti coloro che hanno contatti diretti con gli animali infetti. Certo può pure colpire altri esseri viventi per il diffondersi delle spore sui terreni, quando per incuria o per mancanza di controllo, le carcasse degli animali contagiati, vengono abbandonate a cielo aperto e diventano facilmente cibo dei carnivori.

Ecco quali rimedi vengono escogitati, con l?ordinanza n° 4 del 15 settembre 2004, dagli addetti alla sanità ed all? igiene della Regione Basilicata, che non hanno saputo controllare e vigilare in modo adeguato e competente per impedire la presenza nei nostri comuni di animali ammalati di carbonchio: chiusura della caccia, della pesca e della raccolta dei funghi, perché, secondo i sopra citati, attraverso il calpestio di una parte qualsiasi di territorio, si possono diffondere le spore della terribile malattia.

Ma allora un animale selvatico ammalato può infettare anche i terreni coltivati, dato che non sono recintati e sono tutti limitrofi ad aree boscate; quindi, utilizzando la logica degli addetti ai lavori, bisognerebbe vietare la coltivazione e la raccolta di prodotti agricoli, attività che si fanno normalmente calpestando la terra. Gli insetti sono considerati potenziali veicoli per la trasmissione del carbonchio, dunque bisognerebbe mettere in atto una campagna di disinfestazioni che li elimini tutti, oppure, dato che gli abitanti dei nostri comuni sono a rischio, bisognerebbe, attraverso un?ordinanza, chiuderli nelle abitazioni o farli circolare tenendo adeguatamente coperti anche il viso e le mani.

Bisognerebbe vietare alle persone, compresi gli addetti alla vigilanza, di frequentare strade extraurbane a piedi o con mezzi mobili. Dovrebbe essere vietato il possesso di cani e gatti, a meno che non vengano tenuti sempre chiusi e custoditi in locali rispondenti chi sa a quali particolari norme igieniche. Secondo alcuni ricercatori, le spore possono sopravvivere anche dieci anni ed allora bisogna vietare tutte le attività a rischio per tale periodo di tempo. A mio avviso, i divieti sono inadeguati ed inopportuni; ritengo certamente utile un? informazione basata su elementi scientifici certi, facendo conoscere e circoscrivendo le zone dove sono presenti focolai di infezione, spiegando i possibili veicoli che possono provocare il carbonchio negli esseri umani e quali sono gli alimenti a rischio, in modo da evitare allarmismi inutili e dannosi nella popolazione. L?ordinanza, per me, fa vedere i cacciatori, i raccoglitori di funghi ed i pescatori come i nuovi untori, trasmettitori del carbonchio, invece sono le uniche persone che frequentano e conoscono il territorio e quindi in grado di segnalare la presenza di animali morti o, attraverso la cattura, di animali ammalati, visto che chi di dovere non è stato e non è all?altezza del compito. Bisogna consentire la pesca e la caccia anche nelle zone protette, altro che vietarle, se si vuole realmente sapere se il carbonchio ha colpito anche gli animali selvatici.

Tempo fa ebbi modo di dire, attraverso la stampa, che le diverse polizie provinciali e gli altri agenti preposti alla vigilanza non hanno solo il compito di controllare chi ha il porto d?armi, ma in base al dettato di leggi nazionali e regionali, hanno il dovere preciso di censire e di controllare la fauna presente sul territorio e di segnalare alle autorità competenti l? eventuale presenza di animali ammalati, morti o che vengono immessi da privati o da enti pubblici senza le regolari garanzie sanitarie. Non fui ascoltato da chi di dovere ed ora si cerca di affrontare una situazione delicata con interventi, a mio avviso, inadeguati, dettati dalla fretta e senza basi scientifiche.

Il carbonchio rappresenta un disastro per le aree colpite: credo sia giunto il momento di individuare i responsabili, in modo che, in questa regione, incomincino finalmente a pagare gli apparati burocratici e gli organismi di controllo e di vigilanza che favoriscono direttamente o indirettamente crimini ambientali.


* Luigi Ciminelli, già Sindaco di Latronico

0 Comments

Leave a reply

associazione - progetto - collabora - identificati - note legali - privacy - contatti

Associazione Lucanianet.it c/o Broxlab Business Center | P.zza V. Emanuele II, 10 | 85100 Potenza tel.+39 0971.1931154 | fax +39 0971.37529 | Centralino Broxlab +39 0971.1930803 | ­www.lucanianet.it | info@lucanianet.it Testata Giornalistica registrata al tribunale di Potenza n° 302 del 19/12/2002 | ­C.F. 96037550769 Invia un tuo contributo tramite bonifico bancario alle seguenti coordinate IBAN : IT 31 E 08784 04200 010000020080

Log in with your credentials

Forgot your details?