Mi scuseranno gli amici di Savoia di Lucania se ancora una volta entro nel merito delle vicende legate alla figura del socialista Giovanni Passannante e della loro comunità. Socialista, a mio parere, perché non era né può essere considerato anarchico chi all?ultimo punto del suo ?Vangelo? inneggia a procedere contro i rivoluzionari, chi auspica un Governo ?per? il popolo. Chi, come Passannante, sia pure rudimentalmente, ipotizza diverse conquiste sociali oggi realtà, come gli ammortizzatori sociali, le pensioni di reversibilità, gli assegni familiari.

Abbiamo assistito ad una corposa campagna ripresa e posta in essere dall?amico Ulderico Pesce per favorire e accelerare il rientro delle spoglie di Passannante a Savoia di Lucania per dare ai suoi resti una cristiana e civile sepoltura. L?appello è stato raccolto da più parti, tanto che anche la Regione in persona del suo Presidente del Consiglio Vito De Filippo si è mossa e si sta muovendo in tal senso anche con la collaborazione del Comune e la spinta del Comitato Pro-Salvia, riprendendo un decreto dell?allora ministro della Giustizia Diliberto che ne autorizzò la traslazione. Tale fermento non è giustificabile né, a parer mio, condivisibile. Se ne parlo è solo per la passione che da qualche anno mi ha portato ad occuparmi di Giovanni Passannante, tanto da scrivere un libretto di appena 38 pagine sulla sua figura. Sì, 38 pagine sono ben poca cosa forse di fronte a situazioni e momenti storici molto complessi, ma possono bastare per tracciare un profilo umano del personaggio e dei suoi sentimenti, di quel che ha provato fino alla sua morte e che probabilmente avrebbe continuato a provare anche dopo, fino ai nostri giorni.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: ma Giovanni Passannante cosa avrebbe pensato e detto se gli avessero proposto di essere sepolto nel suo paese natio che però non si chiamava più Salvia, bensì Savoia di Lucania, avendo mutuato il nome di quel re Umberto che lui stesso tanto odiava ?non in quanto persona, ma per quel che rappresentava?? E chiedo al comitato Pro-Salvia, a Ulderico Pesce, al Presidente del Consiglio Regionale, al sindaco del paese: vi siete mai posto questo interrogativo? E poi, perché insistere sul fattore della ?cristiana e umana sepoltura? se lo stesso Passannante non ha mai fatto cenno al suo credo religioso?

Non vi nascondo che a me sorge il dubbio che ancora una volta si voglia sfruttare il nome di Giovanni Passannante per altri scopi. Consentitemelo. Senza polemiche.
Giovanni Passannante avrebbe voluto essere sepolto a Salvia, non a Savoia di Lucania. E solo se si è studiata la sua storia in maniera asettica, senza fermarsi a riflettere sulle sue forti motivazioni ed emozioni interiori che animavano oltremodo il Passannante può non tener conto di questo. Traslando le sue spoglie a Savoia di Lucania non si rende omaggio a Giovanni, lo si mortifica ed umilia ancora una volta, una volta di più.

E poi, perché legare l?affetto verso il personaggio (e non verso l?uomo) ad una probabile cerimonia in pompa magna ai tempi di oggi e non aver mai pensato, negli anni passati, di lavorare ? nel frattempo – per intitolargli una piazza, un viale, una strada? un vicolo!!? Si sta mettendo in piedi una grande kermesse che in buona sostanza servirà a seppellire una volta per sempre Giovanni Passannante e la sua storia. Giovanni sta bene dov?è, dov?è stato ormai da 94 anni: in quell?angusto, triste e disumano museo criminologico. Almeno lì c?è la memoria storica di un episodio degno dei peggiori despoti della faccia della terra che ha visto come vittima un cuoco socialista lucano. Se il cranio ed il cervello di Giovanni dovessero tornare a Savoia di Lucania si perderebbe traccia di tutto: di lui, della sua storia, dei suoi ideali e anche delle commedie di Ulderico Pesce e dell?operato del Comitato Pro Salvia che si troverebbe praticamente? disoccupato. Finita la festa si ritornerebbe tutti a casa felici e contenti? di aver torturato e ammazzato un?altra volta Giovanni Passannante, per averlo imprigionato di nuovo non nella Linguella dell?Isola d?Elba, stavolta, ma nel cimitero di un paese che porta il nome di chi è stato causa di tutti i suoi guai e di tutte le sue sofferenze.

Al di là del piccolo dettaglio tecnico relativo al fatto che il decreto Diliberto autorizza il trasferimento dei resti di Giovanni in un comune inesistente, ? Salvia (Savoia di Lucania)?, rendendo leggermente complicate le cose, inviterei seriamente, saggiamente e serenamente i fautori di detta traslazione a rivedere le proprie posizioni, a rileggere con occhio diverso la storia di Giovanni e a rendergli omaggio, onori e giustizia lasciandolo lì dove adesso si trova, esempio e memoria di atti efferati commessi da governanti e giudici senza scrupoli, di storia, di errate o quantomeno poco verificate teorie lombrosiane, di atti di sottomissione imposti, di deportazioni in manicomi di fine ?800 di persone sane, di consigli comunali convocati per l?acquisto della giacca del sindaco.
Ecco, tutto questo è la storia attuale di Giovanni Passannante, queste sono le vere ragioni che il cuoco non può rivendicare oggi in quanto non in vita, queste sono le motivazioni anche del mio e del suo ?NO? alla traslazione delle spoglie a Savoia di Lucania. La vera umanità e cristianità sta in queste considerazioni, non certo nella sua sepoltura nel cimitero di Savoia di Lucania.
Non me ne vogliano né Ulderico Pesce né gli altri soggetti che ho chiamato in causa: si tratta di punti di vista differenti, fors?anche di diversa sensibilità interiore da parte di chi si è sinceramente affezionato a quest?uomo rivelatosi nel tempo un insostituibile amico immaginario e si è immedesimato nella sua persona tanto da essere ?demenzialmente convinto? a volte di parlare da Giovanni e non da Angelomauro. Mi conforta però il fatto di non essere il solo e mi auguro che dopo aver letto queste righe altri la pensino come me ravvedendosi e rivedendo le proprie posizioni: non per soddisfazione mia, ma per giustizia verso Giovanni.

Angelomauro Calza
Autore del libro
?Io, uno come voi?
Riflessioni di Giovanni Passannante

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