Tra i tesori artistici conservati all?interno della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Miglionico, ce n?è uno che non può essere trascurato, neanche dal visitatore più frettoloso. Si tratta dello splendido polittico realizzato dal pittore veneto Giovan Battista Cima da Conegliano (1459-1517). L?opera venne realizzata nel 1499 ed è collocata nella seconda cappella destra della chiesa. Probabilmente eseguito per una chiesa veneta o bergamasca, secondo una tradizione locale il polittico venne acquistato a Venezia nel 1598 dall?arciprete del paese Don Marcantonio Mazzone. Questi fu anche musicista e letterato al servizio dei Gonzaga: altre fonti sostengono che proprio uno dei Gonzaga, Vincenzo duca di Mantova, comprò l?opera a Lipsia per conto di Mazzone. Il polittico fu dapprima donato da Mazzone alla chiesa parrocchiale di Miglionico ed in seguito, quando ripartì, ceduto al Priore del locale convento di San Francesco.

Dopo essere stato smembrato, il polittico fu ricomposto nell?attuale cornice (l?intelaiatura barocca di un vecchio organo), fatta eseguire nel 1782 dai baroni del Pozzo di Miglionico che fecero anche aggiungere lo stemma di famiglia nel pannello centrale. A lungo ignorata dalla critica, l?opera venne attribuita a Cima da Conegliano nel 1907 dallo studioso Martin Wackernagel, che giunse a questa conclusione confrontando la figura della Madonna nella tavola centrale a quella presente nella ?Pala Dragan? situata nella Galleria dell?Accademia di Venezia.

Il polittico è composto da diciotto tavole dipinte a olio, disposte in quattro ordini. Nel pannello centrale è raffigurata la Vergine in trono col Bambino; sul piedistallo che sorregge il trono di marmo si può leggere la scritta ?IOANES / BAPTISTA / P / 1499? che indica l?autore e l?anno di realizzazione dell?opera. Ai lati della Madonna troviamo quattro Santi dipinti a figura intera, si tratta di San Francesco d?Assisi, San Girolamo, San Pietro e Sant?Antonio da Padova. Nel registro superiore ci sono altri quattro Santi raffigurati a mezzo busto: Santa Chiara, San Ludovico da Tolosa, San Bernardino da Siena e Santa Caterina d?Alessandria.

Nella predella (la parte inferiore del polittico) sono raffigurati dei Santi protomartiri francescani, ognuno con una scimitarra affondata nel capo. Al centro manca una tavoletta nella quale era forse rappresentata la Natività. Sugli sporgenti laterali si possono osservare altre due tavolette con San Bonaventura ed un Santo non individuabile.

In alto, nella cimasa, si può ammirare un trittico costituito dal Cristo cosiddetto Passo tra l?Arcangelo annunciante e la Vergine Annunciata. Il biancore del telo che cinge i lobi del Cristo crea un collegamento cromatico con la tavola sottostante ove il trono marmoreo risplende dello stesso candore. In quest?ultimo pannello tutto, compreso il manto blu dai risvolti arancioni della Madonna, esprime compattezza e solidità; il drappo che cala dall?alto sembra quasi creare un congiungimento con il cielo. Le figure della Madonna e dei Santi, con la loro espressione serena e tranquilla sono in perfetta armonia con il paesaggio circostante, caratterizzato da colli, monti, fiumi, abitazioni e nuvole che veleggiano placide nel cielo. Secondo alcuni questi luoghi rappresentano l?entroterra veneto o gli stessi dintorni di Conegliano, alle Pendici delle prealpi bellunesi.
Le figure dei Santi e della Madonna dall?aspetto terrestre e quotidiano, sono descritte con un disegno dalle linee semplici e precise, e grazie agli accostamenti di colore raggiungono una compostezza classica e una fermezza statuaria.

Il quieto raccoglimento dei personaggi contrasta con l?estrosità barocca della cornice. Essa mostra il suo sfarzo nelle volute terminanti con teste di cherubini, nelle lesene dai capitelli compositi, nei fregi floreali e nel tralcio vegetale che si sviluppa lungo i bordi.

Il polittico, che adopera uno schema molto simile a quello di altre opere di Cima conservate a Olera in provincia di Bergamo e a San Fior in provincia di Treviso, segna la maturità dell?artista veneto che con il suo senso formale ed il cromatismo brillante si avvicina alla pittura di alcuni suoi maestri come Antonello da Messina o Giovanni Bellini.

L?opera è stata più volte sottoposta a restauro: un primo intervento risale al 1928; il secondo è del 1962 e fu realizzato per l?esposizione nella Mostra dedicata a Cima da Conegliano a Treviso; nel 1964 i dipinti furono trasportati a Roma presso l?Istituto Centrale di Restauro, dove venne effettuato un restauro totale con l?eliminazione dei rifacimenti, la disinfestazione dai tarli e la riequilibratura del colore. A intervento ultimato, il polittico venne collocato nella Chiesa Madre di S. Maria Maggiore; fu poi trasferito nella Chiesa del Crocifisso o di S. Francesco in seguito al terremoto del 1980. Negli anni 1989-90 fu restaurata la cornice settecentesca. L?ultimo intervento è del 1997, quando la Soprintendenza per i Beni Artistici e storici di Matera si occupò della riparazione del paliotto e della cornice lignea dorata.

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