Il nome del comune di Barile (PZ) in lingua arbereshe è Barilli ed è attualmente popolato da circa 3319 persone. Il paesino esisteva già nel lontano XII secolo, come è possibile desumere da un?antica attestazione datata 11 giugno 1152, firmata da papa Eugenio III, il quale censì casali e parrocchie comprese nella giurisdizione ecclesiastica del vescovo di Rapolla. Barile era però popolato già da tempo; così come si desume dalla sanzione firmata da papa Alessandro III, pontefice dal 1061 al 1073.

Una delle parrocchie in questione è Santa Maria, chiesa di origine bizantina. L?attestazione del 1152 rimanda a una fase di colonizzazione ecclesiastica del territorio, secondo il costume grecanico, di aggregazione e raccolta dei nuclei abitativi attorno alle cappelle. Un registro angioino menziona di nuovo Barilli nel 1275, quando il sovrano Carlo d?Angiò I sottrasse il possedimento a un tal Taddeo. Il borgo è richiamato di nuovo in un documento datato 25 settembre 1314, in cui le popolazioni barilesi vedono riconosciuto il diritto di pascolo nell?adiacente Valle di Vitalba. Nel corso dei secoli XV-XVI, in seguito alla caduta di Scutari (1477) e Corone (1532), la regione del Vulture fu invasa da gruppi di albanesi in fuga dalla madrepatria, a causa di brutali e continue invasioni turche. Il territorio fu, più tardi, feudo appartenente alla famiglia Caracciolo, prima e alla dinastia dei Carafa, poi. Ancora oggi la popolazione sente una propria identità etnica, culturale, linguistica e religiosa risalente all?Albania, ma già dal XVII secolo ha perso il rito sacro di matrice greca.

La tradizione più importante del borgo è la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo. Lungo le viuzze del paesino si snoda un lungo corteo capeggiato da tre centurioni a cavallo, seguiti da tre bambine, simboleggianti la Madonna. Seguono una dama vestita a lutto, a simbolo della sofferenza di Cristo e 33 fanciulle vestite color vaio, in modo da sottolineare e ricordare nei tempi alle generazioni, la sofferenza patita dal figlio di Dio. La manifestazione rappresenta la via Crucis e figura una statua di Cristo sofferente. Dolore e pianto sono l?elemento cardine della via verso il calvario, rappresentazione sacra che funge da collante per la comunità intera, la quale assiste compartecipe alla sofferenza di Gesù. Alla realizzazione e allo svolgimento della processione liturgica partecipano tutti i gruppi sociali. Il rito è mantenuto in vita non soltanto per conservare una tradizione, quanto piuttosto al fine di tramandare il grande mistero di Cristo.

Tra i monumenti più importanti presenti sul suolo di Barile si segnalano la chiesa di Santa Maria delle Grazie edificata la prima volta nel remoto 1571 e occupante la metà dell?area attuale. Fu distrutta in seguito a numerosi terremoti e costruita di nuovo grazie al capitano Nicola Messuca. Venne restaurata in seguito, per merito di ampie donazioni di fedeli, soprattutto della signora Anna Maria Mauriello, e riaperta al culto il 27 ottobre 1883. Sono numerose le parrocchie presenti a Barilli. Tra queste bisogna citare la chiesa di San Nicola Vescovo, il santuario dedicato alla Madonna SS. Costantinopoli e inoltre la cappella costruita in onore dei Santi Attanasio e Rocco. Il monumento simbolo del paese è la fontana dello steccato, costruita nella piazza principale il 1713. Esso comprende tre teste da cui zampilla l?acqua. Le figure sono apotropaiche, in quanto simboli utilizzati ad allontanare influenze magiche e maligne. Ai lati si trovano due nicchie decorate con vaschette a semicerchio. L?intestazione lapidaria, all?altezza dei capitelli, è costituita da uno stemma della Madonna di Costantinopoli con il Bambinello. Termina, in sommità, con una sporgenza da cui fuoriescono le cime arrotondate delle quattro colonne portanti.

Barile è stato brevemente descritto sintetizzando vita e tradizioni, monumenti e usanze, ancora in vita nel corso del presente. Una visita reale tra le vie del borgo lucano renderebbe testimonianza a quelle che resterebbero, altrimenti, solo parole!

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