Ti porto i saluti di tutta quella gente lucana che ha apprezzato tantissimo l?intervento fatto al concerto del Primo Maggio a Roma sulla questione della Fiat di Melfi, oltre che per la tua partecipazione al concerto di solidarietà ai lavoratori svoltosi a Potenza. Qual è stata la motivazione del tuo sostegno alla causa? Puoi esplicitarla con un commento ed una riflessione?
Partiamo dal presupposto che mio padre è un operaio e sindacalista ora in pensione. Quindi, se vogliamo, ho sempre respirato questo clima di conquista dei diritti dei lavoratori. Poi, in genere, a me fa rabbia vedere che spesso e volentieri, quando ci sono delle crisi all?interno dei settori economici, i primi a farne le spese sono quelli che lavorano nelle aziende del Sud. Certo, questo non è un caso isolato, ma fa parte di un?escalation di cose poco piacevoli: Termini Imerese, Scanzano Jonico, Melfi. Nel concerto di Potenza, insieme agli altri artisti presenti, ho pensato, che la comunicazione era un modo per poter dimostrare che si può andare avanti senza abbassare la testa. Ed in particolare la vicenda di Melfi era talmente delicata che dopo tanti giorni di lotta, abbassare la testa, sarebbe stato un esempio poco positivo per il futuro.

Un?analisi della condizione socio-lavorativa nel Meridione, fatta di privazioni e violazioni?
Parlando con i ragazzi di Libera credo che bisognerebbe avere fiducia e cercare di ripristinare una sorta di legalità nelle cose. Ci sono molte persone che lavorano a nero, sottopagate e nell?oscurità, nella penombra della legalità, che alimentano questo fenomeno attraverso una forma di anarchia controproducente. Credo che se organizzata bene la legalità possa servire a tante cose, a regolarizzare e quindi a dare un senso al lavoro, ma anche a liberarsi da quella che è la nostra retroguardia poco piacevole e culturalmente inaffidabile, controproducente. Vige purtroppo una legge della criminalità, è come quando si è costretti a sottostare ad una sorta di regola secondo la quale c?è una ?cultura? (?dovrei usare un termine poco forte perché in questi casi è sempre meglio essere cauti quando si scrive in questo tipo di situazione?) di assuefazione all?illegalità. Per cui credo che avere una sorta di fiducia e, comunque, cercare di investire in questo, potrebbe essere importante per farsi avanti.

Durante i tuoi concerti sono molti i messaggi che tenti di lanciare a chi ti ascolta. Quanto la musica è uno strumento efficace per favorire questa azione di sensibilizzazione?
Io esprimo delle opinioni. Chi mi ascolta, se ha le sue di opinioni se le tiene o se condivide le mie è perché ha una propensione a condividere le mie. Non credo che la musica possa cambiare il mondo. Credo che la comunicazione possa spostare i punti di vista, ma non potrà, neanche essa, cambiare il mondo; il mondo potrà essere cambiato nel momento in cui le persone saranno disposte a farlo. Attraverso una volontà diffusa.

A proposito di comunicazione. Stiamo assistendo ad un governo come quello Berlusconi che fa della sua forza una forma moderna di dittatura mediatica ed economica, usando spesso e volentieri la censura. Quanto incide sul fare musica la censura? E, soprattutto, quanta censura c?è nella musica?
Nel mondo della musica ci sono certi artisti che decidono di non affrontare certi argomenti ed artisti che invece lo fanno. Credo che la questione della dominazione politica attuale sia una questione da non circoscrivere all?elemento che se ne fa portavoce ma a chi lo ha portato a farsene portavoce. Io dico che è inutile prendersela con questa persona, che io non stimo, però devo cercare di capire perché l?hanno votato. Non è lui il mio ?nemico? ma chi gli ha dato la possibilità di ricoprire quel ruolo. Personalmente mi sforzo di capire questo malessere comune, forse questa forma di paura della politica che ci porta a scegliere una strada più che un?altra. Secondo me bisognerebbe spiegare alle persone che non devono avere più paura della politica, perché la politica è tutto, è quello che vesti, quello che compri, quello che mangi. Aver paura della politica può soltanto favorire una determinata classe politica. Io vedo Piazza San Giovanni piena al Primo Maggio, concerti dove sono presenti dalle cinque, alle dieci, alle ventimila persone: questa gente dov?è quando si vota?

Concedimi un volo pindarico e parliamo un po? della tua musica, di quello che c?è dietro. Tu ci canti ?il secondo secondo me?, allora puoi dirci il secondo secondo te?
E? stato il secondo album che è uscito sul territorio nazionale, il mio secondo album effettivo, che tutti potevano andarlo a comprare. Parte delle canzoni erano già conosciute dalla gente. Quando dico ?il secondo album è sempre più difficile? faccio riferimento alla difficoltà di soddisfare le aspettative degli ascoltatori e al lavoraccio che mi ha portato alla realizzazione finale, dopo un silenzio di un anno e mezzo ed una vena creativa che stentava ad arrivare. In esso, dovevo rappresentare me stesso, e farlo in maniera originale e con creatività. Doveva essere un album di cui non mi sarei mai pentito. E questo è stato.

Hai parlato di creatività. Che cos?è la creatività per Caparezza?
E? una sorta di salvezza, è espressione di se stessi. La creatività è tutto ciò che si interpone tra la mia bocca e il tuo orecchio. Io potrei dirti una cosa in modo diretto che potresti non ascoltarla mai, invece potrei elaborartela con la creatività e fartela arrivare?e magari farti pensare.

Incidi per un?etichetta indipendente. Cosa significa e soprattutto qual è lo scopo di un?etichetta indipendente?
Si, incido per un?etichetta che è un?isola felice, però distribuita dalle major. E? un?etichetta che mi permette di fare quello che voglio. Credo che le etichette indipendenti siano nate per farti fare quello che vuoi perché le major non ti consentono di farlo. Però se una major ti consente di fare quello che vuoi il tuo scopo è stato raggiunto comunque, perché lo scopo della musica, della comunicazione è quella di fare una musica con una tua comunicazione, senza filtri, senza che nessuno ti dica taglia qua, cuci là o questo linguaggio non è corretto. L?importante è che tu riesca a fare un album del quale non ti pentirai mai. Che tu arrivi a farlo con un?etichetta indipendente o con un?auto-produzione, con una major non cambia nulla. Certo è che con una etichetta indipendente risulta più difficile uscire fuori.

Un commento su questo festival, tra i più grandi del nostro Sud. Sarai anticipato da band emergenti. Quanti fermenti musicali ci sono nel Meridione, quanta creatività?
Ce n?è tanta, proprio perché nel Sud mancano gli spazi. E c?è tanta voglia di venire fuori, per questo che qui c?è un bacino culturale immenso. Io, mi sono accorto di questo, di un nostro retaggio culturale molto forte che spesso non viene valorizzato, lo snobbiamo, in favore di un?emancipazione strisciante quanto inutile. Mi piange il cuore quando vedo tanti ragazzi del Sud affannarsi per fare le comparse nel Grande Fratello, quando potrei vedere quelle stesse persone impiegare il loro tempo nella vita per poter esprimere se stessi. Ben venga il Pollino Music Festival che è uno spazio dato a chi fa della comunicazione la propria vita e comunicherà alla gente delle sensazioni.

Vuoi lanciare un messaggio?
Innanzi tutto saluto i lettori di LucaniaNet.it e tutte quelle persone che si sforzeranno nel Sud di dare spazio alla cultura. Cultura non in senso aulico, cultura come espressione di se stessi, all?interno di una società che ha bisogno di espressione e di comunicazione.

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