Rugantino, la rinomata maschera romana, ha acquistato la vota dopo che s?è levato il sipario del teatro Principe di Piemonte di Potenza lo scorso 17 giugno, grazie all?opera e al lavoro del Gruppo dei Giovanissimi di San Gerardo, composto da adolescenti, i quali frequentano il duomo del capoluogo lucano. L?impegno e la passione, elementi che hanno contraddistinto la fase della realizzazione della pièce, hanno dato i loro frutti nel corso della serata in cui s?è svolto il debutto finale.

La commedia è ambientata nella Roma papalina di primo ottocento, riproposta mediante una scenografia semplice ed essenziale, eppure atta a fornire un contesto alle vicende che l?amatoriale gruppo ha messo in scena. Il personaggio principale è il ribelle Rugantino, impersonato da Rocco Lorusso, il cui nome deriva dal termine popolare ?rugare?, ossia borbottare, brontolare, perché il protagonista è un indomabile e ostinato romano che parla sempre troppo, il quale ama lamentarsi sempre e comunque, con insistente testardaggine. Rugantino è innamorato della vita e delle belle donne, mentre non predilige affatto il lavoro, così per vivere bene, decide di truffare il nobiluomo di turno grazie all?aiuto dell?avvenente Eusebia (Ilaria Cutro).

In seguito alla morte del Marchese Falconi (Gerardo De Luca), l?ultimo aristocratico ingannato e defraudato dalla simpatica coppia, ?il gatto e la volpe? decidono di assestare un colpo grosso, vantaggioso e proficuo a danno di Mastro Titta (Pasquale Quaratino), il rinomato proprietario di una sontuosa trattoria romana, nonché boia dello Stato Pontificio. Mentre Eusebia cerca di sedurre il gentiluomo, Rugantino scommette con gli amici che riuscirà ad affascinare l?ammaliante Rosetta (Serenella Falotico), moglie di Gnecco (Francesco Scavone), uomo rinomato per il suo estremo senso della gelosia, sentimento che lo indurrà a essere estremamente possessivo nei confronti della moglie.

La vicenda si complica ulteriormente quando Gnecco, dopo aver assassinato un uomo, è mandato in esilio e Rugantino, pertanto, può dedicarsi completamente alla scommessa, se non che nel suo cuore sboccia il gentile sentimento d?amore verso la candida dama Rosetta. La vita del protagonista cambia ed egli decide di abbandonare sia il patto stipulato con la combriccola di amici, che l?amata. La delusione della giovane è tale che suscita nell?animo del ribelle delle nuove emozioni, scaturite dall?aver compreso di essere l?oggetto desiderato da Rosetta. Per riconquistarla, dunque, si accusa di aver ucciso il geloso marito, rinvenuto privo di vita, in quanto assassinato dagli ignoti vendicatori dell?omicidio di cui Gnecco s?era macchiato in precedenza. Per il personaggio principale non c?è più via di uscita, l?epilogo appare tragicamente unico: la forca.

La conclusione non è inaspettata, ma il coraggio e il valore di cui Rugantino si riveste appaiono dei boccioli germogliati tra l?arida sabbia di un deserto. Un uomo fanfarone e ribelle, chiacchierone e timoroso, proprio sul patibolo, macchiato da un?accusa ingiusta, compianto da pochi e criticato da molti, con la stessa ostinata caparbietà di sempre, muore decapitato, per amore. Quello che colpisce il pubblico ? la maggior parte parenti e amici degli attori ? è la volontà con la quale un gruppo di ragazzi s?è dedicato alla messa in scena di una pièce d?altri tempi. Essi hanno curato le musiche, i testi delle canzoni, le battute, i costumi, le scenografie e sebbene tutto si presentava semplice ed essenziale, nulla è stato banale e sconveniente, perché l?impegno e il desio di un gruppo di giovani, animato da genuini sentimenti, ha permesso loro di dare forma reale al loro entusiasmo e alla loro gioia di vivere grazie a un testo teatrale.

L?insegnamento fornito dai Giovanissimi di Potenza fa pensare che basta poco per divertirsi, per acquistare dei valori sani e crescere insieme, anche all?interno di una sala di una chiesa.

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