Nel titolo, e tra le pagine del romanzo, troviamo Mozart in viaggio per Napoli. Genio, compositore, di appena tredici anni attraversa la penisola per esibirsi nella meravigliosa capitale borbonica. Il viaggio, come spesso accade, non sarà solo geografico ma anche umano, specie quando avrà assunto i tratti di una vera e propria iniziazione. In poco tempo il giovane inesperto si dovrà confrontare con la conoscenza della morte, della vita, della maturità sentimentale: argomenti che tracciano questo percorso in maniera forte e diretta. E mentre si seguono le tappe di questo itinerario si viene catapultati senza preavviso in un altro tempo. Ora Mozart ha trent?anni e ha scoperto di essere stato avvelenato, ora è solo un uomo messo di fronte al suo destino senza troppa cortesia: «Lei morirà, amico mio [?] Si goda ragionevolmente i pochi giorni che ha a disposizione». Vladimiro Bottone, cerca nell?espediente storico lo sfondo per un giallo che risulta da subito interessante e avvincente. Fotografa uno scorcio della Napoli settecentesca e dei suoi protagonisti: bari, belle donne, talent scout, loschi avventurieri, grandissimi e piccolissimi artisti, Teresa, soprattutto Teresa. Tra questi luoghi, l?imbarazzo e il rigore di Amadeus in conflitto con l?estro folle e talvolta grottesco della corte partenopea, sono evidenti. Chi ha avvelenato Mozart? L?amore, l?invidia, la politica di palazzo? E perché la soluzione è nascosta nei ricordi? Una ricerca a ritroso per trovare il colpevole, per scovare il dettaglio sfuggito. L?autore non è nuovo all?uso del romanzo storico, nei suoi scritti, oltre a Mozart, ha raccontato anche di Giacomo Leopardi ne ?L’ospite della vita? e del principe Raimondo di Sangro in ?Rebis?.

Lei scrive spesso romanzi storici. Solitamente come nascono, s?interessa ad un personaggio e lo fa rivivere, è il periodo storico che l?affascina o cos?altro?
I miei romanzi partono sempre da una scena o da un personaggio che si presentano alla mia visione, sorgendo da un buio sufficientemente capiente e promettente da contenere altri personaggi, con i loro necessari sviluppi narrativi. A volte, sfortunatamente, quel buio così straordinariamente animato si spegne. Volano così nella pattumiera decine di pagine. Peccato. La sorgente è visionaria, come vede. Se fosse di altra natura rischierei di
scrivere un brutto saggio travestito da romanzo. O peggio, una predica. Brrr?.

Mi racconta come ha incontrato il famosissimo compositore e perché ha scelto lui?
E? stato Mozart, questo Mozart, il mio personaggio Mozart che ha trovato me. La sua frequentazione, durante l?anno di stesura, si è rivelata piuttosto divertente. Spero che il piacere si sia stato reciproco.

Una domanda sullo stile che, personalmente, ho trovato molto intrigante. Lei racconta una storia ambientata nel ?700, usando uno stile e una terminologia oserei dire contemporanea. E? una scelta voluta? Ha un significato particolare nella sua scrittura?
Non saprei davvero dire se lo stile sia contemporaneo oppure no. Personalmente ritengo che ogni storia costituisca, intorno a sé, un mondo. Sì, un vero e proprio mondo, che dovrebbe chiudersi in modo coerente e circolare.
Questo mondo necessita di una sua tonalità, di un suo registro di stile, di una sua atmosfera stilistica altrettanto coerente e inconfondibile. Diciamo, con un po? di amore del paradosso, che i personaggi si scelgono l?autore e la storia il clima stilistico (fermo restando certe caratteristiche espressive che tengono insieme la personalità di un autore nel corso della sua opera e di ogni opera, naturalmente).

Per certi versi il suo romanzo sembra un giallo, ma è molto più vicino alla ?letteratura?, per nulla limitato alla sua formula essenziale vittima- arma del delitto- movente- assassino. In realtà il veleno è solo un escamotage per mettere completamente a nudo il suo personaggio? Chi sa di star per morire è privo di sovrastrutture e quindi più facilmente raccontabile?
Chi sa di morire è disposto a tutto: persino a dire o a sentirsi dire la verità. E la verità è una situazione-limite, oltre che una situazione-critica, molto promettente per un narratore. Mette, inoltre, tutto il nostro piccolo club – costituito da lettore, autore e personaggio – in una situazione di tensione emotiva benefica sotto tanti punti di vista (al club ammetterei anche il critico, ma non in qualità di socio, se fosse possibile).

Un doppio rapporto fra due personaggi, padre- figlio e maestro allievo, vissuto in entrambi i casi con l?odio e amore che li pervade. Perché ha scelto di focalizzare l?attenzione su questo rapporto?
Perché si è sempre o padri o figli, o maestri o allievi (talvolta perfino in contemporanea). Sono situazioni-chiave della vita alle quali non si può sfuggire e da cui, dunque, sarebbe bene guardarsi con il massimo di consapevolezza conoscitiva (la qual cosa, com?è noto, si acquisisce leggendo buoni romanzi).

Crede che un giovane talento sia destinato all?infelicità? Cosa ne pensa di questo giovanissimo genio portato in giro per l?Europa e l?Italia come qualcosa da esibire e far esibire?
Non ho dubbi sul rapporto fra talento e infelicità. Il talento artistico si ciba del proprio disadattamento ed è avvelenato dal silenzio di una mediocrità invincibile per ragioni inesorabilmente statistiche. Il riferimento metaforico al veleno, come avrà notato, non è affatto innocente.

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