Il GIS (Sistema Informativo Geografico) permette di realizzare carte georeferenziali, le quali consentono di inserire dei dati astratti in un contesto sostanziale, in quanto a ogni elemento sono assegnate delle effettive coordinate spaziali. Tale sistema di utilizzo delle informazioni è applicato concretamente, per esempio è utilizzato per catalogare i differenti dati relativi al fiume Basento. Il processo è articolato in più fasi. In primo luogo si esegue il campionamento, ossia acqua e sedimenti sono prelevati da 50 stazioni spaziali, create in prossimità di scarichi civili e industriali. Si prosegue, in seguito, elaborando le determinazioni chimiche (pH, esami relativi ai consumi di ossigeno dagli organismi e presenza di sostanze organiche e non) o fisiche e microbiologiche (presenza di CF, SF, salmonella). Le analisi sono eseguite al fine di desumere lo stato di salute di uno specchio d’acqua. I dati raccolti sono connessi con lo studio della situazione sanitaria di un alveo fluviale, in modo da conoscere l’impatto sulle popolazioni.

Lo studio degli utilizzi dei corsi di acqua permette, in aggiunta, di valutare se le condizioni di uso e tutela sono rispettate. Tali nozioni sono, infine, riutilizzate e inserite all’interno di cartografie che possono essere concretamente aggiornate in ogni momento.

I dati menzionati potrebbero apparire un’astrazione, ma non è così, poiché il caso Basento è un’applicazione concreta di tali enunciati. Il fiume in esame è un corso d’acqua il cui bacino imbrifero si estende per circa 1550 kmq, mentre il bacino idrografico ha origine sulle vette del monte Arioso. Il rivo si caratterizza per essere macchiato da una varietà di forme di inquinamento e di deperimento, imputabili a diverse cause. Esso attraversa Potenza, scorre nei pressi di Brindisi di Montagna, Vaglio di L., Trivigno, Albano di L., Campomaggiore e Tricarico, fino a sfociare nel mar Jonio: il Basento fluisce, dunque, nei pressi di centri abitati popolati in tutto da circa 120.000 persone. Il bacino idrografico passa, inoltre, in differenti aree industriali da Tito a Potenza, fino a Ferrandina o Pisticci, ove sono dislocate industrie siderurgiche, metallurgiche, elettromeccaniche o chimiche. Lungo il letto del fiume si realizzano, in più, attività agricole, di coltivazione e allevamento di capi di bestiame, con conseguente uso di diserbanti o pesticidi. Nel corso degli anni Settanta sono state realizzate delle opere idrauliche nel bacino Basento, quali gli invasi Camastra e Pignola, nonché il collegamento col fiume Bradano oppure la cementificazione degli argini e opere per eseguire prelievi delle acque, con conseguente introduzione di non pochi danni all’ecosistema naturale e tassi di inquinamento fluviale piuttosto elevato.

L’indagine GIS utilizza delle stazioni fisse di monitoraggio delle acque, poste nei pressi dei siti in cui c’è maggiore concentrazione dei rifiuti, ossia in prossimità dei centri abitati, delle fabbriche o delle zone utilizzate per fini agricoli o di allevamento. Le analisi microbiologiche definiscono lo stato igienico-sanitario, analizzando i tassi di presenza di coliformi (CF) e streptococchi fecali (SF), nonché l’eventuale presenza di salmonella e di specie appartenenti al genere aeromonas, nel rispetto dei metodi CNR-IRSA (1994) e della Società Italiana scienza del suolo (1985). Per fare un esempio alla sorgente i CF sono pari a 5/100 ml, mentre nei pressi del depuratore di Potenza il dato impenna a 2.250.000/100 ml, ma a S. Antonio la Macchia (PZ) la cifra si riduce a 195.000/100 ml. Tale situazione mostra come il fiume sia capace di autodepurarsi, eppure una corretta gestione degli scarichi renderebbe il corso d’acqua più sano lungo l’intero tragitto. Le acque del Basento, in aggiunta, sono utilizzate per irrigare campi agricoli, eppure i cibi che possono essere consumati crudi dovrebbero essere ricoperti di una quantità inferiore a 2/100 ml di coliformi (dato CITAI 1977). In nessuna delle 50 stazioni, però, è stato rilevato un simile dato: la situazione appare preoccupante.

Le analisi chimiche descrivono i differenti fenomeni di inquinamento dovuti alla presenza di vari materiali nelle acque del fiume. Esse tengono conto del fosforo immesso nelle acque a causa dei reflui di origine domestica (p.e. contenenti detersivi) e dalla presenza di concimi chimici utilizzati in agricoltura. Il fosforo, se presente in massicce quantità, produce deossigenazione delle acque, abbondanza delle sostanze inorganiche, con conseguente perdita della vita di esseri acquatici. L’eccessiva presenza di fosfati è stata rilevata nei pressi del depuratore di Vaglio.
Tra gli altri elementi pericolosi rilevati nelle acque del torrente vi sono i fenoli di origine industriale scaricati per produrre gomma, plastica, prodotti farmaceutici… oppure i metalli pesanti. Questi ultimi risultano essere inquinanti a causa della loro tossicità acuta (possono provocare edema polmonari, disfunzioni epatiche) e cronica (possono ingenerare disfunzioni renali o epatiche), a danno dell’uomo e dell’habitat. I metalli pesanti rinvenuti nell’alveo del fiume Basento sono rame, piombo, cadmio, nichel o zinco (quest’ultimo in concentrazioni limitate), presenti nei sedimenti.

La situazione del principale corso d’acqua potentino è piuttosto preoccupante, eppure un fiume impuro è sintomo di scarsa attenzione verso l’ambiente, verso la flora, verso la fauna e verso l’uomo. Non bisogna dimenticare, infatti, che qualsiasi cosa succede alla Terra succede ai figli della Terra; (cit. del Capo indiano di Seattle al Grande capo bianco di Washington, 1854).

(Fonte: AAVV, Ambiente e territorio, in Potenza. La Provincia, n°3/2003)

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