La Basilicata è una terra in cui non sono presenti molti edifici che hanno come vocazione primaria l’attività teatrale. La causa principale di tale situazione va ricercata nella bassa densità di popolazione dell’intera regione, motivo che a volte ha impedito alle amministrazioni comunali lucane di investire in attività di rappresentazione diretta dei testi. Eppure la congiuntura generale, sta mutando. Nei centri lucani all’interno di sale polifunzionali, in effetti, si è deciso di promuovere rappresentazioni di pezzi teatrali, proposti dell’ABS (Associazione Basilicata Spettacolo).

Nei paesini appartenenti alla zona circondariale di Potenza sono numerose le pièce esposte alle luci della ribalta. Presso il Teatro Columbia di Francavilla Sul Sinni sono stati eseguiti 7 spettacoli, tra i quali “L’anitra all’arancia”, preparata dalla Cooperativa teatro per l’Europa. Sul palcoscenico si sono alternati G. Zanetti, L. Lattuada e N. Caldonazzo, a dare vita e sentimenti alla storia di una tranquilla famigliola medio-borghese, la quale nell’apparente serenità e pacato equilibrio, cela menzogne e falsità, fino all’eclatante adulterio. La commedia è tratta da The secretary bird di W-D. Home, rinomata tra gli ambienti teatrali e cinematografici italiani ed europei, la regia è stata curata da B. Montefusco. Il Teatro San Mauro di Lavello, inoltre, è stato il luogo in cui sono state proposte 8 pièce, tra le quali figura “L’innaffiatore del cervello di Passannante”, la tragica storia composta dal lucano U. Pesce, al fine di salvare la memoria, la storia e ciò che resta del corpo di un ribelle lucano: “l’assente-protagonista” al quale è dedicata la storia.

Tra gli altri teatri della provincia di Potenza, all’interno dei quali sono state messe in scena le peripezie di personaggi reali o fittizi, bisogna ricordare anche il Teatro Pino di Moliterno, il Teatro Vorrasi di Rionero, il San Brancato di Sant’Arcangelo, il Teatro Anziani di Satriano di Lucania e il Lovaglio di Venosa. È d’obbligo una menzione anche alle scene che si sono susseguite dopo l’apertura del sipario del teatro Don Bosco di Potenza, il quale è utilizzato, durante l’ultima stagione teatrale in vece dell’elegante e centrale edificio F. Stabile. Tra gli atri della moderna struttura di piazza Cagliari sono stati eseguiti anche spettacoli di danza, come “La forma delle cose – parte I – Il migliore dei mondi possibile”. Il coreografo R. Castelli ha dato vita a uno spettacolo frammentato in più sezioni, in modo da garantire al pubblico una molteplicità di scene e storie su cui riflettere. L’indagine verte in particolar modo sulle tematiche espressive, in quanto il coreografo-interprete propone differenti linguaggi artistici, dalla pop-art alle marionette, fino alla danza più pura. L’analisi dell’arte motoria occidentale permette all’autore di comprendere indirettamente il modo di vita e la società in cui essi sono proposti.

Nell’area materna della regione Basilicata, in aggiunta, le attività teatrali sono state proposte a Policoro nel cineteatro Holliwood, sul cui palcoscenico, tra le 5 pièce messe in scena, va menzionata “Otello” di Shakespeare, regia di A. Giusta, proposta dall’Associazione Culturale Gank. Il regista propone una vicenda classica, ponendo particolare attenzione alla semplicità delle scene e dei costumi, con il preciso intento di curare la sfera sentimentale e introspettiva dei personaggi, così come U. Volli (“La Repubblica”) ha asserito. Presso il Centro sociale di Stigliano, inoltre, tra le 5 rappresentazioni, eseguite dopo l’alzata del sipario, merita menzione “È un paesone ma è vivibbbile” testo composto e messo in scena da P. e A. Centola e M. Ierace, meglio noto come La ricotta, i quali realizzano una commedia comica per smascherare il falso perbenismo borghese presente nella società contemporanea.
Il Teatro Duni di Matera ospita una stagione teatrale ricca e corposa. In seguito a una delle tante aperture del sipario gli attori recitano un testo tratto dall’omonimo romanzo di Rocco Scotellaro, proposto da U. Pesce, intitolato “Contadini del sud”. Lo scrittore lucano, mentre conduce un indagine sulla vita e le abitudini dei braccianti lucani, si trova di fronte alla madre e di lì a poco perde in modo improvviso e inaspettato la vita. La genitrice annichilita dal dolore trova la forza di comporre una commovente lettera di addio al figlio deceduto. Ciò che colpisce è la disarmante semplicità di una donna lucana, quasi analfabeta, che scopre nel suo cuore la forza e l’ardore delle parole per commemorare il figlio scomparso.

I personaggi che vivono su una palcoscenico colpiscono il pubblico perché sono in primo luogo uomini e sentimenti, semplici e quotidiani, lontani dall’astrazione di idee remote e complicate.

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