I paesini lucani sono ricchi di storia e cultura, di tradizioni e saperi, che trovano espressione nelle forme dell?artigianato locale. Per rendere più concrete ed esplicite tali parole è opportuno formulare un esempio, ossia descrivere la situazione di uno dei borghi lucani, relativamente alle creazioni manuali, osservabili al Covo degli Arditi, presso il Museo provinciale potentino, dal 4 al 23 maggio 2004. L?esposizione è organizzata dall?Associazione Aviglianese Artigianato Artistico, il cui acronimo è AviliArt, fondata il 2003, da un folto gruppo di artisti, i quali mirano al recupero e alla diffusione dei prodotti tipici di Avigliano (PZ) e delle tradizioni a essi collegate.

La rosa degli espositori è varia e articolata. All?interno della sala del Covo degli Arditi sono esposti oggetti mobiliari classici, realizzati da Vincenzo Pace, restauratore del legno. Si scorge una cassapanca, il cui design è analogo a quello del primo ?900 ed è realizzata in abete massello, con uno zoccolo traforato in faggio, su quale sono intagliati motivi floreali e fogliacei. Tale oggetto era molto comune nelle dimore contadine, in quanto era utile sia come mobile adatto al contenimento di pentole, lenzuola o piatti, ma anche per consentire ai contadini di sedersi sopra piuttosto che in terra. Altro prodotto mobiliare esposto è un semplice comò in noce, con uno specchio altrettanto sobrio ed essenziale posto sul ripiano. Tali elementi mostrano che l?oggetto in esame è destinato alla camera da letto di una donna di umile estrazione sociale, per la quale l?importante è possedere un comò, seppure semplice ed essenziale.

Nell?atrio dell?esposizione sono presenti anche i coltelli e le sciabole di Vito Aquila. Le lame sono realizzate in ferro battuto e decorate a mano con motivi curvilinei, floreali, fogliacei o geometrici. I manici, invece, sono delle impugnature in pelle o legno. Domenico Pisani, invece, è presente alla mostra con prodotti di terracotta, ossia piatti murari oppure oggetti creati per abbellire le dimore, fino alla cornice di uno specchio da parete volutamente annerito. Egli ha realizzato anche un ferro da stiro in stile antico, creato quasi per voler ricordare alle generazioni contemporanee che in passato le donne utilizzavano il carbone posto all?interno di una piastra metallica per distendere gli indumenti.

All?esposizione sono presenti differenti bambole in costume aviglianese, realizzate da Marta Giannossi. Esse hanno i capelli raccolti e intrecciati sul capo, il volto dai lineamenti calmi e sereni, un?ampia camicia di seta perlacea, con sbuffi e pizzi, una gonna scura ampia e vaporosa, a conferire compostezza ed eleganza alla dama. In passato i tessuti per creare gli indumenti erano realizzati mediante un telaio, strumento che Antonietta Salvatore continua a utilizzare. Ella produce stoffe, dalle quali è possibile fare indumenti e suppellettili sia maschili che femminili, dalle borse alle sciarpe. Nella sfera dell?abbigliamento si ritaglia un ruolo anche P. Carmine Bochicchio, il quale lavora vari tipi di pellame per produrre scarpe, cinte o scarselle, ossia una serie di accessori con una duplice funzione, sono infatti utili, ma anche oggetti atti ad abbellire l?individuo. Tra gli elementi prediletti dalle signore si scorgono articoli aurei di gioielleria, i quali sono copie degli ornamenti preziosi utilizzati in passato dalle dame nel corso delle occasioni più liete e gioconde, prodotti da G. Battista D?Andrea.

A una mostra di artigianato aviglianese non possono mancare gli oggetti sacri, perché la religiosità è un elemento peculiare della vita di un abitante nel piccolo borgo lucano, in particolar modo è viva la devozione alla Madonna del Carmelo. Proprio per manifestare l?amore degli aviglianesi verso la loro Signora sono realizzati i cinti, cioè dei ceri votivi che ogni contrada produce al fine di accompagnare la Vergine del Carmelo in processione dalla chiesa madre di Avigliano fino al santuario posto sulla sommità dell?omonimo monte a luglio di ogni anno. I cinti seguono la statua della Madonna anche a settembre, quando la popolazione riporta in paese la venerata immagine. Donato Rizzi è uno dei realizzatori di cinti e oggetti sacri di Avigliano.

All?esposizione sono presenti anche le statuette lignee di Domenico Pisani, raffiguranti volti di contadini, le sculture in pietra di R. Donato Galasso, dalle forme astratte e irreali oppure la mobilia in ferro battuto, finemente lavorato e decorato di Donato Gerardi. La rassegna mostra che l?artigianato è vivo, curato e amato dalle popolazioni locali, le quali nonostante la società sia sempre più tendente all?uniformazione, continuano a prediligere prodotti unici e fatti mano, come se il tempo e il progresso fossero stati relegati in una dimensione parallela.

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