Il Castello di Lavello, oggi sede del Municipio cittadino, venne costruito in epoca Normanna dal signore del posto, Arnolino, feudatario di Guglielmo Braccio di Ferro. Secondo alcune fonti però, il responsabile dell?edificazione del fortilizio sarebbe stato invece il Conte normanno Umfredo. In ogni caso i primi documenti storici che vi fanno riferimento sono gli Statuta Officiorum federiciani (risalenti agli anni 1241-46) che lo menzionano come domus. L?edificio assurse al rango di castrum in epoca sveva: in particolare tale definizione appare già nel 1279, quando il feudatario angioino Galerano de Ivry sospese i lavori per il trasferimento a Melfi del Magister delle riparazioni, Gualtiero da Melfi.

Il castello venne saccheggiato nell’agosto del 1268 ad opera di Ruggero Sanseverino per punire la rivolta antiangioina del Giustizierato di Basilicata, che aveva aderito all’avventura di Corradino di Svevia. Una violenza maggiore fu esercitata dagli Angioini a fine secolo (1298) quando Carlo II ordinò l’incendio della città. I danni riportati dalla fortezza furono gravi. La semplice struttura del maniero fu arricchita fra il trecento e il quattrocento, durante l’infeudamento ai Del Balzo-Orsini, con un loggiato dalle classiche forme durazzesche con archi (in un primo momento tre e poi cinque) ed una torre, mentre le ventidue finestre originali furono sostituite da balconi. La famiglia Del Balzo-Orsini ha inoltre lasciato traccia della sua presenza nello stemma sul portale d’ingresso, anch?esso durazzesco, collegato alla strada adiacente da una rampa, indispensabile per il superamento del dislivello di circa tre metri.

Il complesso presenta una pianta pressoché quadrata; originariamente aveva due ingressi, di questi quello rivolto a settentrione fu murato, l?altro invece, orientato a ovest, immette nel cortile centrale dove si affacciano ampi ambienti terranei destinati a magazzini, stalle, alloggi del corpo di guardia e depositi. Al centro del cortile si distingue un monumentale pozzo in pietra dura con relativo abbeveratoio, ornato dallo stemma gentilizio dei Del Tufo, feudatari di Lavello per tutto il corso del XVI secolo. Nel cortile vi sono elementi tipici dell’architettura meridionale del periodo a cavallo tra Quattro e Cinquecento, riconoscibili nella loggetta ad archi ribassati separati da un pilastrino a pianta ottagonale, che si rifà al cortile del palazzo napoletano di Antonello Petrucci.

Al primo piano troviamo il già citato loggiato coperto, un salone per la corte, un giardino pensile nonché le stanze che costituivano l’appartamento del feudatario, le residenze dei cortigiani e gli alloggi per la servitù. Il castello è munito di due gallerie sotterranee: una conduce fuori dell’abitato e si suppone servisse a mettere in salvo gli abitanti del castello in caso di pericolo; l’altra era collegata a una chiesa e serviva come passaggio alle giovani spose su cui il signore esercitava il diritto della prima notte (ius primae noctis). Particolare curioso di questo castello è una stanza senza porta e con una piccola finestra, di cui non si è mai scoperta la destinazione d?uso e che ha fatto sbizzarrire l?immaginazione con la creazione di tante storielle fantastiche.

Il carattere difensivo, espresso in particolare dalle torri, non sembra essere stato interessato da interventi di consolidamento in epoca successiva a quella normanno-sveva, come si evince dalle dimensioni di una semitorre a sinistra della cortina principale, denominata Torre normanna. Furono in ogni caso numerosi gli interventi di ristrutturazione sul castello, oltre a quelli quattrocenteschi dei Del Balzo-Orsini, vanno ricordati quelli di Federico II, il cui figlio Corrado IV morì proprio all?interno di questa fortezza. L?edificio venne poi ricostruito nel ?600. Oggi lo stato di manutenzione è ottimo. Oltre al municipio, il castello ospita un piccolo museo, in cui si possono ammirare vasi di epoca greca. La visita è legata alla gentilezza di qualche messo del comune disposto ad accompagnarvi.

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