L’ obiettivo del progetto Latibi è quello di studiare nuove tecnologie di gestione delle risorse idriche (sistemi fluviali e rete degli invasi artificiali connessi) nelle attività di difesa del suolo e di pianificazione territoriale. Una delle ricerche previste da questo progetto è il monitoraggio di un bacino idrografico lucano, ai fini di classificare le tipologie di inquinamento delle acque, delle sorgenti inquinanti e definire interventi di salvaguardia e di risanamento dell’ ecosistema fluviale.

Come sito di studio è stato preferito il fiume Basento grazie ad alcune caratteristiche particolari quali regime torrentizio, alto grado di sensibilità ambientale, bacino idrografico fortemente antropizzato sia da aree industriali che da centri abitati (tra cui la città di Potenza), oltre a una molteplicità di usi del corso d’ acqua (potabile, irriguio, ricreativo e industriale). Il Basento è stato suddiviso in 10 sezioni di controllo rappresentanti le diverse condizioni dell’ asta fluviale. La sezione “zero” dista pochi Km dalle sorgenti di “Fossa Cupa” per cui può essere considerata un’ area a condizioni quasi naturali. I parametri chimici- biologici esaminati sono BOD5 (Domanda biologica di ossigeno) , COD (Domanda chimica di ossigeno), DO (Domanda di ossigeno), Coleiformi e Streptococchi fecali, Spore di Solfito, Microrganismi patogeni e Metalli pesanti.

A causa delle anomalie riscontrate nei valori del BOD e COD, oltre alle elevate concentrazioni di Coleiformi e Streptococchi fecali, le sezioni 4 (zona a valle di Potanza), 8 (località Menzena a 24 Km dalla foce) e 9 (S.S 106 a 8 Km dalla foce) sono quelle più compromesse dal punto di vista della qualità delle acque. Nelle sezioni 4 e 9 si verificano picchi massimi di Enterobatteri patogeni e Stafilococchi. I Nitrati raggiungono alte concentrazioni nelle sezioni 5 (Zona industriale di Vaglio) e 8 (Località Menzena), mentre gli ortofosfati e ammoniaca nella sezione 4 (Zona industriale di Potenza). Il rilevante valore dei nitrati nelle sezioni 5, 8 e 9 è legato probabilmente a scarichi delle vicine aree industriali.

I metalli pesanti sono normalmente presenti nelle acque fluviali in quanto prodotto di erosione dei terreni in prossimità degli alvei ma le sezioni 4, 8, e 9 risultano particolarmente inquinate a causa di sversamenti occasionali in prossimità della città di Potenza e nella Bassa Valle del Basento. Dalla valutazione dei metalli nei sedimenti è risultato che le concentrazioni sono maggiori proprio nelle ultime tre sezioni corrispondenti al Basso Basento. Probabilmente, in queste aree essendo caratterizzate da lievi pendenze, bassa velocità di corrente prevalgono i processi di sedimentazione e deposizione, oltre al maggiore contributo inquinante delle industrie chimiche presenti nella zona.

Una mediocre qualità delle acque è confermata nelle sezioni 4 e 9 anche dai valori di concentrazione di spore dei solfito – riduttori; in tali sezioni i valori di ossigeno disciolto risultano fra i più bassi di tutta l’ asta fluviale. I solfito- riduttori sono dei batteri anaerobi, che vivono in assenza di ossigeno, per cui la presenza delle loro spore è indice di carenza di ossigeno e quindi di maggiore inquinamento. Naturalmente sono state riscontrate anche anomalie che riconducono alla presenza di inquinamento agricolo e zootecnico, confermate anche dall’ uso di molti terreni in prossimità delle sponde del fiume.

In conclusione si può affermare che i tratti del fiume particolarmente inquinati sono le aree corrispondenti alle zone industriali di Potenza e della Bassa Valle del Basento mentre i meno inquinati sono quelli compresi tra Albano e Salandra Scalo, anche se nel complesso il degrado non è irreversibile in quanto la buona capacità di autodepurazione del fiume riesce da attenuare in parte l’ impatto degli scarichi dalla città di Potenza. Sempre, da questi studi è emersa una maggiore tendenza all’ inquinamento del fiume nei mesi estivi in quanto a causa delle basse portate e delle scarse precipitazioni gli impatti antropici sono più rilevanti e la capacità di ripresa del fiume è più lenta.


QUALITA’ DELLE ACQUE DEL BASENTO DALL’ OPERAZIONE “FIUMINFORMA 2001”

Dello stato di inquinamento del fiume Basento si è occupato anche Legambiente con un’ importante operazione nel 2001 condotta sui principali fiumi italiani denominata “Fiuminforma 2001” : la situazione non sembra molto differente. Il Basento presenta condizioni ottimali esclusivamente nel tratto a monte nei pressi delle Sorgenti di Pignola. Non appena il corso d’ acqua incontra le prime aree industrializzate e urbanizzate di Tito Industriale si ha un rapido degrado ecologico delle acque fino a raggiungere la classe più scadente (classe V). Da Trivigno a Salandra Scalo si assiste a una lieve ripresa delle acque, le quali rimangono costantemente in uno livello mediocre (classe III). Da Salandra a Pisticci Scalo si ha un ulteriore peggioramento a causa della zona industriale del Basso Basento, di alcuni depuratori non conformi e di opere di regimazione che riducono la capacità autodepurativa del fiume. Da Pisticci Scalo a Metaponto le condizioni permangono stazionarie (classe III).

Da controlli effettuati dal Comando Carabinieri per la Tutela dell’ Ambiente su diciotto depuratori e cinque discariche sono state accertate 7 infrazioni pari a un livello di illegittimità di 30.43%. Ai fini di una riqualificazione del fiume è stato approvato un nuovo impianto di depurazione che consentirà di sia l’ abbattimento della carica batterica in periodo di magra e sia la miglior efficacia della capacità autodepurativa nei periodi di piena. Una buona proposta del WWf è quella di creare a valle un depuratore efficente che aumenti la capacità depurativa nella Bassa Valle del Basento abbattendo i carichi inquinanti e riportarli al di sotto dei limiti previsti dalla legge.

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