Tre settimane di sciopero selvaggio. Ora la svolta. Finalmente i lavoratori dello stabilimento di San Nicola di Melfi hanno ripreso a lavorare, sono stati ascoltati e sabato 8 maggio sono emersi i primi accordi tra l’azienda e i sindacati. L’accordo: ”Chiude definitivamente l’ipotesi dell’introduzione delle gabbie salariali nel Mezzogiorno e segna un profondo cambiamento nelle relazioni sindacali alla Fiat dopo la sconfitta degli anni ’80”.

E’ quanto ha affermato il segretario per la Basilicata della Cgil, Giannino Romaniello. La trattativa notturna di sabato fa già ipotizzare ad un futuro migliore. In positivo vede questi sviluppi anche il segretario della Cisl di Basilicata, Nino Falotico, che commenta: ”La trattativa è divenuta tale e ha dato i suoi frutti, quando è stata ricondotta, unitariamente, sul merito sindacale delle rivendicazioni’, anche se, continua – ”Resta il rammarico, che si poteva fare prima, se i toni e le disponibilità si fossero adeguati e stemperati più in fretta”.

Per la CISL e la FIM di Basilicata, il testo dell’ipotesi dà delle risposte immediate su punti importantissimi quali: l’abolizione della doppia battuta; la conferma sul rafforzamento del futuro produttivo di Melfi che si evince dall’impegno assunto ad investire 640 milioni di euro; il ripristino della commissione di riconciliazione per regolare i provvedimenti disciplinari; la positiva ridefinizione di nuovi percorsi formativi per accompagnare l’evoluzione professionale dei lavoratori. Sono, inoltre, indicate delle soluzioni certe se pur graduali su temi altrettanto importanti che attengono il differenziale economico, sull’indennità di competitività e turni tali da raggiungere a regime nel 2006 un aumento salariale di circa 105 euro. Queste proposte non sono di certo quello che i lavoratori e rappresentanti sindacali si aspettavano ma certamente, l’esito del confronto, rappresenta un buon passo avanti per il rilancio e la costruzione dell’impegno a far nascere un nuovo modello partecipativo esplicitamente richiesto all’azienda.

Il rientro dei lavoratori nella fabbrica è iniziato domenica sera con il turno della 22 e mentre gli equilibri iniziavano a ripristinarsi, davanti ai cancelli si sono fermati da una parte gli attivisti della Fiom, dall’altra quelli della Failms e di Alternativa sindacale che hanno distribuito volantini, i primi per spiegare l’accordo, i secondi per contestarlo. Failms e Alternativa sindacale poco dopo l’apertura dei cancelli hanno indetto uno sciopero di otto ore fino alle sei del giorno dopo. Secondo i cinque delegati della Rsu della Sata e Alternativa sindacale: “Era possibile ottenere molto di più ma l’agognata unità con i sindacati padronali e i compromessi dell’Ulivo con il grande capitale l’ hanno impedito”. Secondo i contrari all’intesa – definita una vera resa quasi senza condizioni – è stato un errore togliere i blocchi: il presidio dei cancelli e l’allontanamento dal tavolo di Cisl, Uil e Fismic avrebbe trovato nuove vittorie.

Il gruppo ritiene anche che sia grave che altri abbiano trattato per gli operai in lotta e si dichiarano disponibili all’accordo solo a condizione della piena parificazione e della fine della fabbrica-caserma, con la moratoria dei provvedimenti repressivi e il rientro dei delegati licenziati. La Uil regionale esprime soddisfazione per il risultato raggiunto nell’interesse dei lavoratori di Melfi e che queste soluzioni sono in grado di risolvere problemi che si trascinavano da tempo ma che potevano essere risolti, se l’azienda avesse capito il disagio che si viveva all’interno dello stabilimento e se qualcuno non avesse cavalcato la protesta, senza costringere i lavoratori ad intraprendere una lotta così drammatica e penalizzante: ” la sfida che a partire dal sindacato bisogna accettare è quella di poter conciliare il miglioramento delle condizioni di lavoro e salariali dei lavoratori con la competitività dello stabilimento Sata e di quelli dell’indotto, una sfida che passa intanto per un sindacato unito e non diviso come lo è stato in questi giorni”.

La lotta degli operai dello stabilimento lucano secondo il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: “produrrà effetti negativi anche sulla ripresa della Fiat. L’accordo raggiunto tra Fiat e sindacati su Melfi “è un buon accordo”, ma i 20 giorni di sciopero, i blocchi ai cancelli, hanno dato un duro colpo alla capacità del Mezzogiorno di attrarre investimenti, dopo l’accordo di Melfi è necessario che si apra un confronto nazionale sul futuro della Fiat e del settore dell’auto nel nostro Paese.”

Segue Comunicato Stampa Fiom-Cgil:

Fiat. Rinaldini (Fiom): ?Dopo Melfi, necessario un confronto nazionale sulle prospettive del Gruppo?

Il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, ha rilasciato, in serata, la seguente dichiarazione.

?Dopo l?accordo di Melfi è necessario che si apra un confronto nazionale sul futuro della Fiat e del settore dell?auto nel nostro Paese?.?Pur in presenza di alcuni miglioramenti relativi al bilancio del Gruppo rimangono evidenti le incertezze per il futuro, a partire dallo stabilimento di Mirafiori che, oggi, è in assenza di una prospettiva credibile?.?L?annuncio da parte di un istituto bancario della volontà di convertire il debito della Fiat in azioni ha inoltre aperto, di fatto, il problema dei futuri assetti proprietari del Gruppo Fiat.?

?Se questa fosse la scelta del sistema creditizio, ci troveremmo di fronte ad un futuro pieno di incognite che potrebbe prefigurare lo smembramento dei diversi stabilimenti?.?Lo stesso percorso dell?Olivetti non può ripetersi. Per questo è necessario che si apra un confronto nazionale con Fiat e Governo”.

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