Dopo la crisi della Parmalat e della Fiat ancora un’altra pesante tegola si sta abbattendo sulle teste dei lavoratori lucani. Il settore produttivo del mobile imbottito – fiore all’occhiello dell’economia lucana insieme la Fiat, appunto – pare stia attraversando un periodo nero in cui sia l’apprezzamento dell’euro sul dollaro, sia la concorrenza dei Paesi dell’estremo oriente, hanno una forte responsabilità.

Congiunture negative a parte, a farne le spese sono sempre più spesso, purtroppo, i diritti dei lavoratori. Lo si è ribadito, ancora una volta, nella manifestazione organizzata il 6 Maggio a Matera. Circa un migliaio, infatti, sono stati i lavoratori del settore legno e del distretto del mobile imbottito delle province di Matera e di Bari che hanno partecipato allo sciopero nazionale indetto da Fillea CGIL- Filca CISL- Feneal UIL di 8 ore. Il folto gruppo si è riunito puntuale, in mattinata, in piazza Vittorio Veneto, per poi raggiungere il Duni ove i responsabili nazionali di categoria dei sindacati Giovanni Rossi (CGIL) e Fabrizio Pascucci (UIL) hanno chiuso la manifestazione con un dibattito.

L’adesione generale allo sciopero si è attestata attorno al 70 per cento, mentre – secondo i lavoratori – nelle aziende lucane del gruppo Natuzzi si sfiorerebbe addirittura il 90 per cento. Diversa, ovviamente, la posizione dell’azienda che parla del 13,5 per cento almeno negli stabilimenti di Puglia e Basilicata e del 60 per cento di adesioni nella sede di Matera – La Martella. La solita guerra di cifre che, però, nulla toglie ai principi sacrosanti delle rivendicazioni. La protesta è stata mossa dal mancato rinnovo contrattuale del comparto, scaduto 4 mesi fa. Le tre confederazioni hanno presentato a Federlegno e Confapi una piattaforma rivendicativa molto articolata, con aspetti legati all’organizzazione del lavoro nei salottifici, l’orario di lavoro e al riconoscimento dei primi tre giorni di malattia che attualmente non sono corrisposti al lavoratore, all’inquadramento professionale ai diritti integrativi sanitari.

Giuseppe Nicoletti, presidente del Distretto del mobile imbottito, ha voluto chiarire la sua posizione manageriale in merito: “L’impegno degli imprenditori non è mai mancato e non è giusto far pesare la crisi solo su essi. I motivi sono altri ed arrivano da lontano. Comprendiamo le ragioni di fondo della protesta sindacale – continua Nicoletti – che in questi giorni ha visto protagonisti i lavoratori del distretto del mobile imbottito di Matera e Montescaglioso, ma gli imprenditori locali sono sempre stati disponibili ad un confronto leale con le parti rispettando quanto previsto dal contratto nazionale del lavoro, ma bisogna anche dire che una giornata d’astensione dal lavoro risulta particolarmente pesante per quelle imprese che stanno vivendo un momento congiunturale difficile”.

Sarà, ma altrove, neanche troppo lontano, qualche lavoratore è andato anche oltre la singola giornata d’astensione dal lavoro. Sarebbe una buona prassi da seguire, ad esempio, uscire dalla sconveniente equazione “sciopero=danno” e immedesimarsi realmente con le esigenze di chi il prodotto lo sente scorrere tra le mani, lo plasma, lo costruisce. Di tutti coloro i quali partecipano, con le proprie 8 ore al giorno, al raggiungimento degli obiettivi aziendali, per i quali, però, non si chiede la condivisione dell’utile ma…un semplice salario e, soprattutto, il rispetto della propria dignità come uomo, come lavoratore, come padre di famiglia.

Allora anche una singola giornata d’astensione – dopo trent’anni – può diventare un momento importante per capire, modificare, correggere quello che non sembra giusto, quello che sembra inopportuno, a molti.

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