Venti giorni di protesta. Stanche le facce degli operai, le mogli ancora in ansia per capire quale sarà il destino economico della loro famiglia. Ancora momenti di agonia per i lavoratori della Fiat di Melfi e per chi non l’avesse capito la crisi Fiat è prima di tutto una crisi di Stato, una crisi sociale.

Sabato notte è stato finalmente raggiunto un primo accordo fra l’azienda e i sindacati, accordo che gli stessi lavoratori domenica mattina hanno valutato in assemblea. L’azienda Fiat ha dato per anni lavoro a migliaia di operai, adesso la sua struttura è caduta, si è piegata in quattro parti e sta facendo davvero fatica a rialzarsi. Migliaia di operai da un giorno all’altro sono stati presi per le gambe, sono stati immobilizzati e costretti a sopravvivere di solo respiro.

Giornate di protesta e blocco della produzione, hanno contribuito a fare in modo che questa grossa azienda si piegasse su se stessa si chiudesse a guscio. Lo Stato in questa brutta vicenda ha il dovere morale di intervenire, riprendere anche per i capelli una situazione che se lasciata stare aggraverebbe ulteriormente il problema della disoccupazione, diventata per il Sud non solo un fatto sociale ma ironicamente anche un fatto di costume e tradizione.

Il modo civile, composto ma nello stesso tempo determinato con cui i lavoratori del sito di San Nicola di Melfi stanno continuando la lotta, ha contribuito a fare in modo che sabato si discutesse per trovare accordi tra azienda e sindacati.

“E’ stata per molti una lotta faticosa, abbiamo tenuto duro anche di fronte ai continui ricatti e alle pressioni dei capi – questo quanto afferma uno dei lavoratori che mentre mi parla mi fa vedere la foto dei suoi tre figli. E ancora continua – per il momento non mi rimane niente solo i mie tre figli, ho 45 anni e sono vedovo, ed è per loro che faccio tutto questo, è per loro che continuo a lottare. Sono giorni che non dormo, sono giorni che urlo per esprimere la mia disperazione, per fare capire al nostro “mal governo” che devo campare un’ intera famiglia e senza l’aiuto di nessuno”.

Il segretario regionale della Cgil in questi giorni è intervenuto per sostenere i lavoratori e suggerire anche a quelli che sono rimasti a casa di unirsi ai loro colleghi per imprimere un’accelerazione alle trattative. Lo stesso Romaniello ha considerato negative e prive di alcun fondamento le dichiarazioni di Sata e di alcune aziende dell’indotto circa la ripresa parziale dell’attività’ lavorativa perché può solo condizionare negativamente la trattativa.
Il confronto fra azienda e sindacato va oltre la dimensione regionale.

Melfi ha dimostrato che i suoi ritmi sono stati in grado di bloccare i ritmi di tutte le altre aziende come Mirafiori.
Gli accordi raggiunti in questi giorni per i lavoratori di Melfi sono prima di tutto gli accordi che si sono raggiunti per l’intera azienda. Da giorni si faceva pressione per chiudere la trattativa in tempi rapidi.

Positiva è stata considerata la disponibilità della Fiat a superare la criticità della “doppia battuta”, ma insoddisfacente la posizione dell’ azienda sugli aumenti salariali. Il segretario generale della Uilm, Antonio Ragazzi in una sua nota ha espresso le sue considerazione per valutare la trattativa – sono quattro i punti sui quali ”chiudere l’ accordo”: l’ eliminazione della doppia battuta con una ”nuova modalità di turnazione che possa andare a regime prima dell’ estate; l’ armonizzazione delle maggiorazione e la rivisitazione dei parametri del premio di risultato per ridurre da subito le differenze salariali tra i dipendenti Sata e quelli di Fiat Auto. Altri due punti riguardano l’ individuazione di percorsi negoziali che eliminino in tempi certi le restanti differenziazioni salariali e normative; e la definizione di un sistema di relazioni sindacali che superi l’ immotivato ed esteso ricorso a provvedimenti disciplinari.

Alla riunione di sabato a Roma tra Fiat e sindacati sulla vertenza di Melfi hanno partecipato le rappresentanze sindacali unitarie e i segretari territoriali del potentino dei metalmeccanici. I passaggi per trovare le soluzioni migliori sono sempre molto lenti, non bisogna sottovalutare il ruolo che i lavoratori hanno avuto in questi giorni nella vita interna del sindacato e quanto sia importante la tutela e la salvaguardia per una sana dignità lavorativa.

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