I contadini con la fuga provocano l’esplosione del sistema ecumenico paesano e la conseguente diminuzione della pressione su di esso. Il sistema cambia, gli oppressi non fanno pressione in maniera diretta, abbandonandolo determinano le linee del processo storico da venire. Gli emigranti nel riformare le loro esistenze allontanandosi dal sistema, diventano i riformatori sociali del loro universo ecumenico paesano e parallelamente del nuovo sistema al quale si incorporano. Tra quelli sempre oppressi dal sistema si fa ogni giorno più forte il sogno, alimentato dalle informazioni che raccoglievano all’interno del loro spazio sociale, in cui la migrazione stagionale oltre i confini della Lucana era normale. Si sparse l’immagine del mito che dopo un lungo viaggio oceanico si raggiungeva “…il Continente dove si diceva la terra essere più feconda e la vita meno dura ” .

Il meccanismo, all’interno del processo emigratorio degli spazi sociali che abbiamo chiamato “spazi ecumenici paesani” , si fa evidente quando si contestualizzano regionalmente le fonti scritte raccolte sulle prime associazioni costituite -per la maggior parte- da lucani. In queste si osserva la strutturazione di alcune delle prime catene di migrazione lucana, che lungo gli anni si rafforzano con componenti provenienti dallo stesso spazio ecumenico paesano, queste sono: la Società Italiana di Mutuo Soccorso di San Jose de Mayo (Uruguay) e la Società Italiana di Soccorsi Mutui del Carmelo (Uruguay). Da queste si avverte come tra il 1879 e il 1899 i paesi di provenienza dichiarati appartengono nella magior parte a spazi ecumenici della provincia di Potenza.

Lo stesso fenomeno lo abbiamo riscontrato in alcuni quartieri della città di Buenos Aires dispersi nella Capital Federal e Gran Buenos Aires, per questo motivo sarebbe necessario ripensare il concetto di migrazione in catena, non solo in rapporto con il paese di provenienza ma anche alla luce del concetto di spazio ecumenico paesano. Microuniverso spaziale che risponde in massa -unito dai legami parentadi- alla situazione di crisi che lo spinge all?emigrazione. Tra gli emigranti molti cercarono la città di oro e fumo scegliendo un viaggio definitivo d’emigrazione. Si coniugano illusione e realtà espressi in una forza che trasforma il mondo materiale. Il mito di un mondo d ‘uguaglianza, fratellanza e libertà senza ingiustizie rinasce come sempre nella storia dell’uomo, ma questa volta il suo viso è l’America. La speranza rimane soltanto un sogno.

Uno dei mezzi più proficui per capire la mentalità dell’ emigrazione è la memoria dei protagonisti. La quale in se è un potere al servizio della volontà e dell’immaginazione, dove realtà e fantasia si fondono formando in uguale misura la Storia dell’uomo. Il ricordo per quelli che non lo hanno vissuto sembra, secondo i narratori, un “racconto”.

“Como ustedes no lo vieron lo que nosotros pasamos en Italia, yo se
lo cuento y parece un cuento pero no es. Entonces yo pienso que
cuando mi abuelo me contaba alguna cosa, yo pensaba que no podía
ser, pero ahora me doy cuenta de que era cierto. Era un cuento para
nosotros, parecía un cuento (…) pero era veridico.”

Molte volte il processo che li conduce all’emigrazione e concepito come la forza del “progresso” che non perdona e li costringe a lasciare la terra delle loro memorie.

“Ora se ne parte il treno.
Il treno per New York.
La miglior gioventù
ora si porta via.”

La letteratura ci parla di molti treni diretti a New York, e la storia da parte sua ci conferma la esistenza di numerose catene d’emigrazione dai paesi lucani alla città dei grattacieli. Mentre la metropoli dell’America del Nord cresceva rapidamente gli emigranti lucani ricopriranno un ruolo importante nella colonia italiana, riuscendo a costituire una importante fonte di mano d’opera e dando vita a molte ditte durante gli anni ’20. La elite della comunità lucana a New York fu politicamente molto attiva, costituendo aziende dedicate alla edilizia, alla banca privata, ecc., riusciendo a mettersi in rapporto con il Partito Repubblicano americano. In modo tale da costituire una parte importante dell?appogio economico del candidato presidenziale J. Butler, di simpatie fasciste, nelle elezioni del 1928.

Interessante risulta, anche, ripensare come ebbe origine il flusso dell’emigrazione di massa lucana verso l’Argentina. Sebbene fossero state prodotte delle catene d’emigrazione in Argentina durante l?epoche precedenti, come la aviglianese (1870) insediata nella provincia di Corrientes e in seguito nella provincia di Santa Fe, l’emigrazione lucana in massa ha inizio dopo la legge Johnson del 1924, che restringeva l’emigrazione italiana e che permetteva solo 3845 immigranti annuali negli Stati Uniti. Tra i paesi sud americani scelti appaiono: Argentina, Colombia, Haiti, Uruguay, Brasile. Così l’arrivo dei lucani in Argentina si rafforzerà fino ad interrompersi con l’avvento del fascismo e la Seconda Guerra Mondiale. Alla fine del conflitto i contadini, davanti alla mancanza di soluzioni ed alla crisi, riprenderanno il cammino dell’emigrazione, continuando le catene iniziate nelle tappe precedenti. Lasceranno in massa i loro paesani, non senza dare luogo prima a movimenti di protesta che sono crudelmente repressi. Di nuovo la strada indicata dal cronico malcontento economico-sociale lucano li conduce all’esilio. Paesi che già avevano esteso le loro radici in Argentina prima della Seconda Guerra Mondiale, le incrementeranno raddoppiando i loro sforzi fino alla decade del ’60. Spiccano tra loro i paesi di Pietragalla, Ripacandida, San Chirico Nuovo, Sant’Angelo Le Fratte, Muro Lucano, Vaglio di Basilicata, Barile, Cancellara, Ruoti, Genzano di Lucania, Marsico Nuovo, Tramutola ed Acerenza.

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