LA PASQUA DEI LUCANI TRA PASSATO E PRESENTE
I Lucani e la tradizione preparano la festa di Pasqua su stampo dell’antichità
Vivendo intensamente il presente è del tutto naturale che si ami e si veneri il passato; il ricordo diventa una sorta di medicina per i mali della modernità, tra indifferenza, monotonia, malinconia? Ricordare e rivivere il passato, a volte, stacca dal presente le nostre immagini per riportarle in un mondo che è stato, in un’epoca certo migliore di questa.
Eppure ci sono posti, luoghi, terre dove pare che il tempo si sia fermato, dove gli anni sembrano non essere mai trascorsi; in Lucania, infatti, il mondo antico non è mai stato abbandonato. La comunità lucana non ha mai dimenticato il “lontano”, ha continuato a rispettarlo nei decenni e a riviverlo soprattutto nei giorni di festa. A scandire i tempi e le azioni durante la celebrazione di un gran giorno sono loro, le intoccabili tradizioni. La vita di ogni singolo lucano verte su di esse; anche se a volte si ha l’impressione di essere costretti a seguire le tradizioni, in fondo, si sa, che questa è una scelta legittima, dettata dalla consapevolezza di voler vivere bene, nella monotona ma confortante tranquillità, protagonista del mondo passato.
La Pasqua porta ed ha portatp, dunque con sé, come il Natale, il Carnevale, i matrimoni e così via, una lunga schiera di usi e consuetudini da seguire sempre con rispetto e coscienza, dominati da un’accesa ed intensa fede e preghiera. In Lucania ogni giorno della settimana santa è una celebrazione, un giorno diverso da commemorare nello stesso modo degli antichi.
Il Giovedì nessuno può mancare alla classica cerimonia della lavanda dei piedi per terminare, in serata, la sua pratica religiosa con la processione in famiglia dei sepolcri; ognuno, con rispettivi genitori e figli, parte da casa propria per visitare, ad una ad una, le chiese del paese, addobbate per l’occasione. Il Venerdì vede ,durante tutto il pomeriggio, la malinconica e suggestiva processione che ricorda quella che è stata la passione di Cristo.
Dopo una breve funzione, il corteo,preceduto dalle statue della Madonna in lacrime e di Cristo morto, parte per una lunga sfilata nel paese; si celebrano le dieci stazioni della passione con canti religiosi, preghiere e letture.
Il Sabato Santo è la giornata dedita alla meditazione; si aspettano le undici di sera in orazione, istante in cui si darà inizio alla veglia di Pasqua. Insieme si attenderanno le prime ore della Domenica per poi tornare a casa dove altri riti stanno per incominciare. Dopo il significato vero e religioso della Pasqua, anche il profano viene festeggiato, tra musiche, odori, regali e soprattutto pietanze.
Privilegio lucano è, difatti, la cucina con tutti i suoi segreti e le sue ricette secolari quanto prelibate. In Lucania certo non è l’uovo di cioccolata a mantenere il primato sulle tavole imbandite a festa; sono altri i dolci che riescono a conquistare le gole di ogni invitato. Tra piatti dolci e salati, la “cuoca lucana” non tradisce mai le indicazioni della cucina del passato.
Dopo l’ intramontabile e ricco pranzo pasquale, tra pasta, carne, pesce e chi più ne ha più ne metta, è la dolcissima pastiera o le deliziosissime sfogliatine ad incantare il commensale; gradevoli creme, a base di ricotta o magari grano con un pizzico di mandorle avvolte dolcemente da soffici paste. Tra le ricette salate si pone ai primi posti, invece, una torta dall’impasto segreto ripieno di formaggio, uova e salame fresco di stagione; il pomeriggio o la sera un piatto così riesce sempre a stuzzicare l’appetito di chiunque, anche i più esigenti.
Così, immersi tra profumi, odori, musiche, fede e magia, i Lucani hanno vissuto e si spera vivranno la loro Pasqua; ritornano indietro nel tempo, si gettano così nel fatato mondo del passato…