Nella nostra regione l’acqua continua a rappresentare una risorsa di difficile gestione, allorquando intervengono fattori campanilistici di dubbio buon senso. Proprio sulla questione idrica dodici sindaci dei Comuni del Mercure (Abriola, Castelluccio Inferiore e Superiore, Marsico Nuovo, Marsicovetere, Moliterno, Nemoli, Paterno, Rotonda, Sasso di Castalda, Tramutola, Viggianello), incontrandosi in assemblea presso l’Aato (ente che coordina l’utilizzo della risorsa idrica), hanno dichiarato l’eventualità di ricorrere ad una vertenza acqua. I motivi?

I sindaci ribadendo che non e’ possibile continuare a penalizzare i piccoli comuni delle aree interne, detentori di un’unica risorsa, in forte calo demografico e con disoccupazione elevata, sentono la necessità di aprire urgentemente un tavolo di trattative con la Regione Basilicata per discutere sulle questioni irrinunciabili di seguito elencate: modifica del sistema di rappresentanza di voto dei Comuni in seno all’Aato, in particolare, si propone la modifica della legge regionale 63 del 1996; riconoscimento di agevolazioni tariffarie per gli utenti dei comuni fornitori; esenzione per tutte le utenze comunali; libera utilizzazione del beneficio economico proveniente dalla compensazione ambientale, che va rivisto in aumento, senza vincolo di destinazione; sottoscrizione di un “Accordo di Programma” per la rimozione dei ritardi di sviluppo che si registrano nei Comuni fornitori; riconsiderazione del ruolo dei Comuni nella gestione del Servizio Idrico.

Restano comunque fermi i punti di cui al precedente comunicato: di convocare in seduta straordinaria i Consigli Comunali interessati per l’approvazione di un ordine del giorno sulla “vertenza acqua”; di procedere alla richiesta di incontro con le istituzioni regionali; di confermare per il giorno 06 Aprile il consiglio comunale aperto dei 12 comuni.

In breve, i primi cittadini interessati fanno notare come la rappresentanza proporzionale alla popolazione non garantisce all’interno dell’assemblea Aato le istanze dei piccoli comuni tra i quali vi sono, tra l’altro, i maggiori fornitori d’acqua. D’altronde, “le proposte finora prodotte non hanno ricevuto alcuna risposta e che, invece, gli atti deliberati dall’Aato sembrano porsi più nell’ottica del vantaggio per il gestore del servizio idrico integrato senza in debita considerazione le esigenze dei Comuni macrofornitori di acqua e delle popolazioni locali”. Si è parlato anche di solidarietà intercomunale sui problemi di gestione delle risorse. Un modo per innalzare il livello della qualità nelle scelte di politica locale. “Sono certo che sia così – risponde Antonio Fiore – ma non può essere un azione a senso unico. Bisogna dare risposte a tutte quelle piccole comunità le quali, esistendo, permettono l’accesso a determinate risorse, come ad esempio l’acqua. Questo, ovviamente, esclude da selezioni discriminatorie in base ai parametri della popolazione residente. Sarebbe due volte dannoso”.

Vorrei citare, sperando nella riflessione, “Il manifesto dell’acqua” del Comitato internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua. “Bisogna essere preoccupati dal fatto che 1 miliardo e 400 milioni di persone del pianeta su 5 miliardi e 800 milioni di abitanti non hanno accesso all’acqua potabile. Nell’anno 2020, quando la popolazione mondiale sarà di circa 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile aumenti a più di 3 miliardi. Poiché fonte di vita insostituibile per l’ecosistema, l’acqua è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune. A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata. L’acqua è patrimonio dell’umanità. La salute individuale e collettiva dipende da essa.

Il suo carattere “insostituibile” significa che l’insieme di una comunità umana – ed ogni suo membro – deve avere il diritto di accesso all’acqua, e in particolare, all’acqua potabile, nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche”.

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