Finalmente è giunta all’epilogo la tanto attesa valutazione delle domande da parte della Commissione che ha approntato la graduatoria per la prima tranche delle Borse Lavoro, ovvero, di quelle pervenute entro il 31 dicembre 2003 agli uffici regionali della formazione. Su 4.649 domande solo 1.457 saranno finanziate.
Successivamente, il Dipartimento provvederà ad approvare le graduatorie relative alle domande giunte entro il 31 gennaio di quest’anno. Il Piano di formazione per il 2004, recentemente approvato dalla giunta regionale, seleziona, inoltre, interventi e obiettivi coerenti con le direttive indicate dal quadro comunitario di sostegno e dal Por 2000-2006, attuando le scelte programmatiche che la Regione ha declinato all’interno del Documento di programmazione economica e finanziaria. Tenendo conto che sono in atto le selezioni per circa 800 corsi work experience, approvate nel 2003, nelle prossime settimane potranno godere di queste esperienze di lavoro e di reddito circa 2.500 persone con i finanziamenti del 2003.

Le graduatorie delle Borse lavoro sono state redatte, secondo quanto previsto dal bando, per aree territoriali e per misura. Le aree territoriali corrispondono agli otto centri per l’impiego della regione: Potenza, Senise, Lauria, Matera, Melfi, Policoro, Valbasento, Val d’Agri. Le borse finanziate, ripartite secondo le misure, sono: 539 per la misura A.2, approccio preventivo alla disoccupazione; 302 per la misura A.3, approccio curativo alla disoccupazione; 616, per la misura E.1, ovvero, disoccupazione femminile. ”Si chiude così – dice l’assessore regionale alla Formazione, Cataldo Collazzo, – la prima fase di gestione di un bando innovativo, per l’utilizzo delle risorse del Fondo sociale europeo. Uno strumento flessibile che tende a dare risposte alle esigenze individuali dei disoccupati”.

Allora, tutti “felici e contenti”? Pare proprio di no. Infatti, l’idea della doppia graduatoria sta destando molteplici malcontenti tra coloro i quali hanno partecipato alla selezione. Non si trova spiegazione al fatto che un bando che presentava un’unica scadenza, quella del 31 gennaio 2004, possa poi permettere una doppia tranche di valutazione. Difatti, se valeva il principio dell’ordine cronologico le domande pervenute dal primo fino all’ultimo giorno utile dovevano essere esaminate nell’insieme tenendo presente tale principio e non divise in due sottogruppi. A difesa, il Dipartimento fa sapere di aver applicato semplicemente la legge (in particolare, la Bassanini).

Qualche inesattezza di troppo anche per quanto riguarda i criteri di valutazione di merito, ad esempio, il reddito. Addirittura chi dimostrava di avere un entrata familiare di 21 mila euro annui aveva un punteggio (10 punti) uguale a chi aveva un reddito pari a zero. Sconcertante. E, soprattutto, perché c’erano solo 3 punti di differenza tra chi dimostrava un reddito pari a zero e qualcun altro che, invece, presentava una dichiarazione reddituale pari a 31 mila euro annui, che per gli affezionati della lira sono equivalenti a 60 milioni? Come è possibile una forbice così ampia nella prima fascia di reddito, quella, cioè, che raggruppa le categorie più povere? Queste misure non sono create appositamente per quelle persone con particolare disagio economico?

Personalmente, scremando l’elenco degli ammessi ho visto anche il nome di qualche imprenditrice/ore che nulla avrebbe dovuto avere a che fare con determinati aiuti a meno che non abbia presentato agli uffici regionali un’altra realtà, virtuale (?!). Ma del resto l’Italia è fatta anche di piccole persone…

Per carità, ben vengano misure come le Borse Lavoro atte a contrastare la disoccupazione, anche se sarebbe meglio cominciare a parlare di aiuti all’occupazione, che non è proprio la stessa cosa. Ma cerchiamo di riflettere maggiormente sulle esigenze dell’utente finale, sulla fattibilità delle risorse e sulla contestualità delle valutazioni che siano di merito, o di metodo.

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