Le origini dell’abitato, situato in una zona pianeggiante lungo il litorale jonico, risalgono al Medioevo quando Scanzano era un casale appartenente al monastero dei SS. Elia e Anastasio di Carbone, piccolo comune situato sul Pollino. Originariamente, quindi, il centro fu sotto il controllo dei monaci basiliani di Sant?Elia di Carbone ed in seguito passò al dominio di Pedro de Toledo che fece erigere nel XIII secolo il palazzo baronale denominato comunemente Palazzaccio. La struttura, dalla quale si dipartono a ventaglio delle casette, fu il centro direzionale dei lavori agricoli della zona. Ancora oggi, nel paese, è possibile ammirare il Palazzaccio a pianta quadrata con una torre merlata ed una facciata caratterizzata da grandi finestre incorniciate da archi; all?interno è visitabile una cappella degna di attenzione.

Nel paese merita una visita la Chiesa dell?Assunta, che conserva al suo interno una corona argentea appartenente ad una statua della Madonna del 1715 ed alcune sculture lignee del XVIII sec. Nelle vicinanze della spiaggia è situata una torre d?avvistamento, edificata nel periodo aragonese, mentre un?altra torre di forma cilindrica si può apprezzare in località ?Terzo Madonna?. Nella zona di ?Recoleta? sorge una Masseria Fortificata risalente al XVII-XVIII sec., caratterizzata da un ampio portale, da una torre quadrata e da due torri ubicate agli angoli della facciata. Nel territorio è situato Termitito, un importante insediamento di età micenea occupato in seguito da coloni greci.

Nell’area sono ancora evidenti i segni di una civiltà greco-bizantina, di popolazioni elleniche persino doriche e micenee, rilevabili dalle terracotte rinvenute in loco e da altre reliquie giacenti nei musei di Policoro e Metaponto. A causa delle continue invasioni che hanno visto succedersi gli Elleni, i Romani, i Longobardi ed i Saraceni, Scanzano, come gli altri centri della costa ionica, subì un lungo degrado, per cui le popolazioni superstiti si spostarono sui monti dell?entroterra.

Dopo il Mille, Scanzano e Policoro, benchè divisi dal fiume Agri, costituivano un?unica tenuta. Ciò è testimoniato da un atto del 1095 attraverso il quale il duca Ruggiero di Pomereda e sua moglie Alberada donavano la chiesa di Santa Maria Genitrice di Scanzano all?abate Giovanni, della chiesa di Santa Maria di Pisticci. Tra il 1100 ed il 1104, l’abitato divenne di proprietà del figlio di Ruggiero, Riccardo Siniscalco, che diede in dono tutta la tenuta di Scanzano e Policoro alla badia di S. Elia di Carbone. Nel 1125, fu Boemondo figlio di Roberto il Guiscardo a sottoscrivere l?atto di donazione alla badia che amministrò per lungo tempo. Nel 1132 la donazione fu riconfermata da re Ruggiero, poi nel 1154 e nel 1191 dal re Guglielmo e dal re Tancredi, ed infine nel 1232 da Federico II. In seguito il territorio di Scanzano fu occupato con la forza dal principe Ruggero Sanseverino, strappando la tenuta alla badia di Carbone; alla morte del principe nel 1430, la regina Giovanna di Napoli, investì il figlio Antonio, delle tenute di Policoro e Scanzano. A questi seguì Luca Sanseverino, che dopo la morte del padre vendette il feudo e per concessione del re Ferdinando d?Aragona, passò a Roberto Sanseverino nel 1473. Nel 1741 il feudo di Scanzano si trovò in possesso di Mattia Alessandro Mirabile d?Aragona, che era succeduto al padre Cesare Francesco. In seguito, Scanzano, fu venduta al marchese Donnaperna di Colobraro che la mantenne per molti anni fino al primo ventennio dell’800.

Nel 1809, il comune di Montalbano, pretese gli usi civici sulle terre del centro scanzanese; mentre il restante venne venduto in diversi appezzamenti nel 1816 al barone Gennaro Ferrara, favorito dal governo borbonico. In questo periodo non ci furono miglioramenti strutturali e sociali, situazione che si protrasse fino al 1860; neanche Ferdinando II, successo al padre, riuscì a cambiare nulla.

Fino al 1974 Scanzano appartenne, come casale raccolto attorno alla stazione ferroviaria, a Montalbano. Attualmente Scanzano Jonico è un centro agricolo ed un nodo stradale in crescente sviluppo per la valorizzazione in corso della zona balneare limitrofa e per la bonifica dell?area costiera tra le foci del Cavone e dell?Agri. In particolare l?attività balneare è in fase di evoluzione, infatti le spiagge attrezzate e le acque limpide del Mar Jonio (Bandiera Blu d?Europa da diversi anni) sono meta ogni anno di turisti provenienti anche da paesi stranieri. Lo straordinario sviluppo agricolo, evidente soprattutto in campo ortofrutticolo, è legato alle bonifiche che vennero attuate parzialmente nell’Ottocento ed integralmente nel secolo successivo a partire dagli anni Cinquanta. Grazie alla fertilità della zona parecchie aziende agricole si sono specializzate nelle colture sia nei campi che nelle serre. I prodotti di maggiore coltivazione sono gli ortaggi e la frutta, in particolare agrumi, pesche, fragole e kiwi.

Ma sia l?attività agricola che il turismo, assieme alla salute dei cittadini è stata messa a repentaglio da un avvenimento che sicuramente ha segnato la storia del paese. Stiamo parlando della decisione del Governo italiano, datata 13 novembre 2003, di far diventare Scanzano Jonico l?unico deposito nazionale di rifiuti radioattivi. Oltre 80.000 metri cubi di scorie nucleari provenienti da tutta Italia sarebbero dovute essere depositate nelle miniere di salgemma di Scanzano, precisamente nella localitá Terzo Cavone. La scelta del Governo era avvenuta senza nessun tipo di consultazione popolare, e senza tenere in considerazione l?opinione delle autorità della regione Basilicata. Al di là di questo, il provvedimento dell?esecutivo ignorava completamente gli effetti nefasti che la collocazione dell?enorme discarica nucleare avrebbe potuto provocare sull?economia della zona basata sul turismo e sull?agricoltura. Né si era pensato al rischio legato alla sismicità dell?area e specialmente ai danni potenziali per la salute della gente della zona (ben 43000 persone).

Dopo che il presidente della Regione Bubbico insieme alla sua delegazione aveva svolto delle trattative con il governo, quest’ ultimo decise, il 20 novembre 2003, di cambiare la delibera, ma il gesto non convinse nessuno, l?impressione era che l?esecutivo stesse solo cercando di guadagnare tempo. Per questo motivo la protesta andò avanti con il blocco di importanti assi stradali, come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria a Lagonegro e la Jonica SS106. Inoltre il sito dove avrebbero dovute essere stoccate le scorie radioattive venne presidiato 24 ore su 24. E così grazie alla mobilitazione del popolo lucano, anche al di fuori dei confini regionali, dal 27 novembre 2003, Scanzano Jonico non è più il sito unico designato a depositare le scorie nucleari italiane, la cui destinazione rimane però ancora ignota.

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