I lucani? Persone essenzialmente povere (povertà intesa non solo come mancanza di ricchezza ma anche di servizi e infrastrutture essenziali), che riescono a diplomarsi ma che difficilmente arrivano a laurearsi, alla perenne ricerca di un occupazione stabile e nel frattempo vivono ancora con la famiglie d’origine. E per le donne è ancora tutto più difficile, un calvario nel calvario.

Questo, almeno, ciò che si evince dai dati che emergono in maniera palese, purtroppo, da uno studio, commissionato dalla Provincia di Potenza, realizzato dal CILAP – Collegamento Italiano Lotta alla Povertà. Il rapporto sostiene che, soprattutto in alcune aree, crescono i fenomeni di esclusione sociale che fanno della Lucania l’ultima nella classifica nazionale. La regione Basilicata, infatti, presenta condizioni di povertà più elevate rispetto alle altre regioni d’Italia. Nel 2002 l’incidenza della povertà è pari al 26,9%, ovvero, più del doppio della media nazionale (11%) e di gran lunga superiore anche a quello delle regioni del Mezzogiorno (22,4%).

Anche l’età media di uscita dei giovani dalle famiglie è superiore al dato nazionale. A ritardare l’uscita dalla famiglia originaria è sicuramente il fattore occupazionale e il proseguimento degli studi. Il fattore formativo, del resto, incide in maniera significativa nel contesto socio-economico. Si rileva come, nonostante il tasso di scolarità delle scuole medie superiori sia tra i più alti d’Italia, così non è quando si analizza il passaggio tra scuole medie superiori, appunto, e l’università, tra i più bassi in assoluto (57,3%, su media nazionale del 62,6%). Di conseguenza, anche la percentuale di laureati (4%) è ai livelli minimi. D’altronde, le difficoltà dei laureati lucani a trovare un’occupazione sono confermate anche dai dati dell’indagine Istat sulla condizione dei laureati nel 1998. Nel 2001 aveva un’occupazione solo il 56.30% dei lucani che si sono laureati nel’98 contro il 73.5% della media nazionale. Mentre solo il 43,80% delle donne laureatisi nel ’98 lavora nel 2001 e paragonato ai valori delle altre regioni anche questo dato risulta essere il più basso.

Capitolo occupazione. I giovani e le donne sono le categorie con poche o nulle opportunità di lavoro. Fra le donne il livello di disoccupazione, nella provincia di Potenza, è addirittura più del doppio di quello nazionale.

In quarant’anni le famiglie numerose lucane scendono dal 53 al 20%. Si triplica il numero delle famiglie unipersonali, 34.000 recensite nel 2001 (pensare che erano solo 10.000 nel 1961). La coppia con figli e senza altre persone rappresenta la tipologia familiare più diffusa. Colpa certo delle condizioni socio-economiche non certo favorevoli.

Di certo, questo studio apre bene gli occhi, sebbene non ce ne fosse bisogno, a tutti coloro i quali propagandano un immagine colorita della Basilicata infestata da probabili miracoli economici che vedono nella presenza della FIAT e delle giacenze petrolifere la via, l?unica, per promuovere il territorio. Peccato, però, che i fatti, sostenuti dai numeri, inconfutabili, dicano altro.

Qualche lavoretto precario e saltuario farà, forse, aumentare il numero statistico degli occupati, ma non è un lavoro, un lavoro dignitoso quello che propongono. Un lavoro è dignitoso quando può contare su una buona protezione contro i licenziamenti, sulla certezza di avere percorsi professionali e di qualifica, sulla certezza del reddito e della futura pensione, sulla sicurezza sul lavoro, sulla garanzia di poter avere una rappresentanza. Avanti con i mea culpa dei signorotti in doppio petto che affollano le istituzioni con fare distinto e leggiadro, come va di moda nel terzo millennio. Con la scusa sempre pronta anche quando si snocciolano dati che parlano chiaro. Condannano, ma non insegnano. Dicono ciò che è sbagliato, non cosa si dovrebbe fare nel giusto. Spiegando verità quasi scontate per chi è qui, costretto a viverle.

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