Siamo partiti dalla poetica di Rocco Scotellaro per continuare con uno dei poeti più rappresentativi della stagione ermetica, Leonardo Sinisgalli, la cui poesia muove da suggestioni ungarettiane rivolgendosi alla ricerca di una secca essenzialità della parola. Da non dimenticare, ancora, la contemporanea Anna Maria Basso la cui raccolta di poesie ?Attese? la conduce lungo un itinerario di leggerezza e pensosità.

Proseguiamo con il poeta-patriota Nicola Sole, Mario Pagano, Mario Santoro con il suo primo volume di poesie dal titolo emblematico ?Embrici?, Gina Labriola i cui versi ci offrono l?esempio di una poesia nomade filtrata da sostrati linguistico-espressivi persiani, spagnoli, francesi. Nei nostri scrittori i luoghi ricordati sono il frutto di una civiltà millenaria che ha lasciato tracce incancellabili. E? dunque la letteratura che ritrova nella centralità dell?uomo la sua più vitale espressione. Ora vorrei allontanarmi, fare un salto nel passato per dare forti e solide radici ad una contemporaneità che spesso sente il bisogno di ritrovarsi. Un nome risuona chiaro e ben articolato nella mia mente:Orazio.

Quinto Orazio Flacco nasce a Venosa intorno al 65-68 a.C. I neoterici esercitano un forte influsso su di lui e dopo essersi accostato agli studi filosofici ad Atene, torna a Roma con una nuova concezione della vita e della poesia tipicamente epicurea; diventa il padre della morale.Dopo Lucilio, Orazio riprende il genere poetico della satira in cui riesce ad esprimere tutto se stesso. La semplicità esametrica delle ?Saturae? oraziane si contrappone ai toni sublimi propri della tragedia.

Affermazioni di critica letteraria sono disseminate in tutta la sua produzione; in particolare si trovano nei Carmina, nell?Ars Poetica ma è soprattutto nelle Epistole che le idee di Orazio sull?arte, appaiono in maniera ancora più incisiva.La prima epistola (e non solo) è dedicata a Mecenate ed in essa Orazio afferma di voler dare un addio alla poesia leggera, non più confacente alla sua età e ai mutati sentimenti per dedicarsi tutto ai severi studi della filosofia, non volendosi però legare ad alcuna storia filosofica, ma conformando la propria vita ai precetti della vera sapienza. Coglie così l?occasione per combattere certi pregiudizi del volgo, indicando la virtù come unica norma e meta dell?operare umano.Orazio elogia sì Mecenate, è grato a lui per i molti benefici ricevuti ma sarà sempre indipendente dal suo benefattore. Non rinuncia mai alla libertà. Le Epistole, dunque, fra le opere di Orazio, sono ritenute le più perfette e le più originali.

Riscopriamo i classici! Leggere dei classici vi sembra contraddittorio con il nostro ritmo di vita così lontano dal culto dell?antichità? Penso proprio di no; i classici sono sempre attuali, servono a capire chi siamo e da dove veniamo. L?attualità può essere banale e mortificante, ma è pur sempre un punto in cui situarci per guardare in avanti o indietro. E? classico ciò che tende a relegare l?attualità a rumore di fondo, ma nello stesso tempo, di questo rumore di fondo non può fare a meno, ma è anche classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l?attualità fa da padrona. Se qualcuno dovesse chiederci:?I classici servono a qualcosa? ?, prendiamo in prestito la voce e le parole di Calvino:?non si creda che i classici servano a qualcosa, ma leggere i classici è meglio che non leggerli!?.

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