Mentre le bande di Ninco Nanco e Carmine Crocco scorazzano per le province del Mezzogiorno (sovente

accolte dal giubilo e dalla complicità della gente di paesi piccoli e grandi), il
malcontento contro gli oppressori piemontesi aumenta ed é via via maggiore la disponibilità alla
rivolta delle masse contadine.

Qui di seguito un estratto anonimo, decisamente filoborbonico, dalla Biblioteca di storia
moderna Caetani/Roma da “Saggio sulla quesione napoletana”/1862

“Un popolo che non é stato possibile di prostrare ed avvilire fra i due fuochi di Cialdini e di
Pinelli (due tra i piu’ spietati e sanguinari generali invati dai piemontesi nel Mezzogiorno per
reprimere la ribellione ed il brigantaggio /ndr),di questi due esecutori-carnefici della rivoluzione,
il secondo dei queli ha solennemente proclamato che la pietà era un delitto,potrà una volta
sperare di trovare simpatia presso le nazioni civili,le quali non dovrebbero abbandonare dieci
milioni di persone al truculento arbitrio di una fazione di vampiri maniaci che si credono
autorizzati ad ogni massacro quando applicano l’epiteto di brigante. Malgrado l’avvilimento
della capitale e malgrado la complicità di taluni uomini pubblici,la resistenza contro gli
avversari si é pronunziata apertamente .La reazione tutta nazionale di un popolo ,per male
arti di pochi venduto allo straniero,ha del meraviglioso.

Senza nome,senza direzione,spinti dagli eccessi tirannici del potere usurpatore piemontese ,
e dalla lagrimevole vista delle sofferenze generali,i soldati dell’antica armata reale anziché
violare l’antico giuramento han preferito raccogliersi in bande sulle giogaie patrie,accolti
dovunque con benevolenza.

I contadini senza capi, senza armi,senza denari e senza piano preordinato si sono sollevati
con spontaneo slancio. Dimostrazione evidente della insopportabilità del giogo piemontese….
Le popolazioni, docili per indole,testé prosperanti nei benefici della pace,rette da temperata
monarchia nazionale,ora disperatamente insorgono e benché in sproporzionata lotta elevano
alta la bandiera del loro legittimo re e protestangli la loro inconcussa fedeltà,con fiumi di
sangue ,nella Basilicata,nelle Puglie,nella Campania,,nella Calabria,negli Abruzzi,nella
Sicilia.

Nonostante il governo usurpatore cerchi di frenarle uccidendo,fucilando,incendiando intere
città. Diffidenti,impopolari,paurosi,credono col terrore e colle stragi tener soggiogato un
regno di dieci milioni di abitanti…….L’intero regno insorge contro il Piemonte ed ora gli
oppressi prendono le armi contro i liberatori che di rimando scannano e fucilano
per rendere felici i liberati!”

L’introduzione della leva militare obbligatoria

“La politica dell’accentramento incondizionato ebbe come conseguenza diretta l’estensione
alle nuove regioni di tutti gli ordinamenti legislativi in vigore nel regno sabaudo ,senza la loro
necessaria preventiva familiarizzazione con le popolazioni destinatarie. L’introduzione della
leva militare obbligatoria,con decreto del 17 Febbraio 1861,suscito’ una vasta opposizione
popolare,soprattutto in Sicilia,con renitenze e diserzioni assai diffuse e severamente represse.
Un motivo specifico di malcontento che per diversi anni giocherà un suo ruolo nelle periodiche
“ribellioni” della popolazione dell’ ex Regno delle due Sicilie. Per ora,nel suo rapporto del
17 Ottobre 1861 al Presidente del Consiglio, il luogotenente Pettinengo si preoccupa di
sminuire la gravità dei fatti e di dichiarare sotto controllo il fenomeno eversivo”
( da A.Coletti : “La Questione Meridionale” / Il lavoro storico- Ed. SEI )

“Le operazioni di leva ebbero principio il 15 corrente. Io, preoccupandomi di cosi? importante oggetto
,non mancai di tenermi in continua relazione coi governatori ed intendenti perché le cose riuscissero a
seconda dei desideri del governo.

Il clero,da me eccitato per mezzo di miei uffizi ai vescovi dell?isola,in generale si presto? ad illuminare
Le popolazioni circa l?esecuzione della legge,I giornali per conto loro non mancarono di adoperarsi in
tal senso.

Ora mi pervengono le prime notizie le quail sono in complesso favorevoli,sebbene qua e là qualche
sintomo di agitazione si manifesti . In questa capitale il 15 si fece l?imbussolamento dei numeri,ieri
comincio? l?estrazione ed oggi continua (Dovevano prestare servizio militare solo I giovani il cui nome fosse

stato estratto a sorte :una procedura facilmente manipolabile a favore dei « raccomandati »/ndr).
Si procuro? di mettere la città in festa,pero? un furioso vento e una continua pioggia non permettono le

pubbliche manifastazioni.Alla chiesa di S.Domenico,dove si fa l?estrazione,v?é un gran concorso di popolo.
Il primo giorno nacque improvviso tafferuglio tra la gente stipata nel tempio,cercando il popolo di

fuggire,tre o quattro rimasero pigiati e malconci,pero? la calma fu subito ristabilita ,le musiche suonarono e

le grida di viva risuonarono intense per la chiesa.

Di mano in mano che mi giungono dispacci dalle Province li faccio inserire nel Giornale Uffiziale,perché
L?esempio degli uni serva per gli altri. Mandai lo stesso giorno 15 un dispaccio circolare con cui facevo

conoscere come in Palermo si procedesse: l?entusiasmo popolare persuase che il contegno della capitale

avrebbe esercitato buona influenza per l?interno. Si puo? in generale dire che la leva procede con calma e

soddisfazione, non cosi?.

Puo? dirsi in Sciacca. Già telegrafai all? E .V. le dimostrazioni fatte da 700 villici contro la leva,e come

all?annunzio avessi spedito sul luogo la ?Fulminante? con a bordo una compagnia di bersaglieri e con ordine

che gli arrestati fossero portati a Palermo.

Prima che il vapore giungesse a Sciacca altri dispacci mi avvertivano che nella Casa die Signorotti,dove

trovavansi un centinaio di Guardie Nazionali , furono uccisi due fratelli Carrato ,die quali uno segretario

dell?intendenza e l?altro cassiere;come i militi si fossero dispersi insieme agli ufficiali,e che i presunti autori

dell?omicidio fossero stati arrestati.

Ordinai che si procedesse con tutto rigore. Mi giunge notizia che l?estrazione in Sciacca segui? con ordine

e tranquillamente,sebbene la popolazione sia commossa ;che 50 sono gli arrestati,i quali sulla « Fulminante

»sono trasportati a Palermo .In Palermo si verifica un fatto del quale ancora non posso rendermi ragione.

Pochissimi iscritti cioé si presentano all?estrazione,la quale é fatta dal sindaco.
Su 100 ,solamente 11 si presentarono. Ho dato ordini perché si conosca il movente di tale astensione che

mi si vuole far credere effetto d?indifferenza al fatto della sorte ed alla novità della cosa.
Prego V.E. di voler dare partecipazione al Signor Ministro della Guerra di questi lavori. Ho l?onore di

presentare a V.E . i sentimenti di profonda stima”.

PETTINENGO
(da G Scichilone, Documenti sulle condizioni della Sicilia dal 1860 al 1870, Edizioni dell?Ateneo,Roma

1952)

Documenti raccolti grazie alla collaborazione di Rino Adamo

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