La raccolta di poesie si apre con la voce della coscienza che richiama l?attenzione del poeta, lo cerca tra le disattenzioni del mondo esterno per ricondurlo a sé.

Così, mentre ?la lone s?jè sciote a tenge u mosse? (la luna è andata a rifarsi le labbra) e il resto del mondo vive i suoi rumori e le sue distrazioni, Carmine Maino è costretto a guardarsi dentro. L?intera raccolta è il senso di questo viaggio.

A mano a mano che si avanza tra le pagine ci si rende conto di quanto il piano reale si confonda con quello virtuale. Il tempo e lo spazio dell?intimità e del pensiero invade completamente il descritto. Si avanza in un flusso di coscienza che lentamente rapisce il lettore; il mondo esterno viene letto e interpretato attraverso gli occhi del poeta.

La scelta di mettere in versi le proprie sensazioni si completa nell?uso del dialetto lucano. Un?operazione dettata soprattutto dalla volontà di immergersi totalmente in quel tessuto socio-culturale che è la sua terra. Proprio nel rapporto con la Lucania, la sua lirica diventa denuncia sociale; i temi appassionati dell?amore e della vita, cedono il passo a nuovi argomenti: la gente, l?indifferenza, la delusione sociale.

Attraverso il dialetto dunque si afferma la sua partecipazione. Il verso palpita di un sentimento che somiglia talvolta alla rabbia ma più spesso alla satira. Il poeta deride quanto, intorno a lui, appare gretto, immobile, deludente. Tutto questo non potrebbe essere espresso in italiano. Nella lingua nazionale infatti, non si realizzerebbe quel processo di immedesimazione per cui l?autore è parte della sua lingua e di quell?impegno che con essa vuole raccontare.

A tratti però è piuttosto evidente che il poeta è italiano: pensa, parla e vive in lingua nazionale. Questa che, a primo impatto, potrebbe sembrare una contraddizione o un?imperfezione poetica in realtà non fa altro che avvalorare il senso della sua scelta.

Quel verso, nato in una lingua nazionalmente riconosciuta, si trasforma, colorandosi di un?identità, di un particolarismo che ne definisce al tempo stesso il limite e il suo superamento.

Con Maino nasce uno slang che è il risultato di un lucano adattato. Egli afferma attraverso i suoi versi che è possibile raccontare emozioni moderne con parole antiche e che la tradizione e la cultura locale non vanno necessariamente guardate come un limite all?emancipazione e al progresso.

 


Note biografiche dell’autore:

 

Carmine Maino nasce a Venosa (Pz) il 18.10.1968

Scrive poesie in dialetto venosino dal 1987

Nel 1989 vince il Premio “Certamen nazionale” bandito dal Centro Studi delle tradizioni popolari di Puglia e Basilicata, presieduto dal dott. Franco Noviello

Nel 1999 pubblica il suo primo libro “Poesie e Poeti”, casa editice Appia 2

Nel 2003 pubblica il suo secondo libro “La voce de la cuscenze”, casa editrice Erreci Edizioni

Attualmente è impegnato nello scrivere una sceneggiuatura sul tema: i giovani di oggi.

 


Per ulteriori informazioni rivolgersi direttamente a Carmine Maino:

Tel. 0972/37471
Cell. 339/7033285

 

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