Questa rubrica, più delle altre, rappresenta la vera novità della nuova organizzazione editoriale del Portale. Oggi, come conseguenza delle numerose analisi sul mutamento del mondo del lavoro e degli aspetti negativi immutabili dell?intricata realtà di disoccupati, si ha l?esplosione senza ritorno dello spopolamento dei nostri paesi. Luoghi di soli viaggiatori hanno ripreso il processo migratorio, per cercare fortuna altrove.

Con queste condizioni e assumendo parametri tali d?analisi, il tema dell?emigrazione verso i Paesi dell?America Latina, è quasi d?attualità. Non lo è per la destinazione geografica, ma quantomeno per il significato e le cause intrinseche. E? doveroso, a questo punto, fare un riassunto di quanto presentato finora, per non perdere il filo del discorso e soprattutto, per non dimenticare quello che siamo stato.

All?inizio della Sua collaborazione la Dottoressa Viviana Silvia Piciulo, responsabile di questa rubrica ha scritto: ?La mia intenzione è stata sempre quella di conoscere e di capire l’immigrazione lucana in Argentina a partire dalle storie di vita che producono i loro integranti. Per questo dal 1991 l?ho studiata dalla prospettiva microstorica del paese di Ruoti, provincia di Potenza. Piccolo centro arroccato nelle montagne lucane caratterizzato attraverso la storia per essere un nucleo propulsore di emigrazione. Ruoti, come tanti altri paesini lucani, conta in Argentina un importante contingente di “paesani” che sono riuscita a identificare in un gruppo di 200 immigrati raggruppati in diversi quartieri insieme ad altri italiani, europei e argentini. Mi sono incentrata sull’analisi delle storie di vita raccolte e su parte della letteratura che produce l’immigrazione presente in Argentina, lasciando da parte la quantificazione dell’ immigrazione e dedicandomi soprattutto allo studio del discorso che l’immigrante elabora e le sue rappresentazioni mentali scaturite dal viaggio d’emigrazione. Fra le tante manifestazioni che ho osservato, una è il fatto che l’immigrante produce e riproduce attraverso la sua memoria lo spazio-tempo originario partendo sempre dalla realtà che lo circonda. Il suo racconto di vita testimonia questa forma di conoscenza. Se siamo il racconto che diciamo su noi stessi o che altri narrano, nel racconto di vita si concretizza quello che l’immigrante è?.

Quindi, si tratta di uno studio fondato sulla rifondazione narrativa del linguaggio, che usa il mezzo delle interviste personali. Rifondazione narrativa del linguaggio – ripeto – attraverso la quale tutti gli immigrati riescono a svelare la loro esistenza. Creano e ricreano il loro mondo, sia presente che assente, creando una simbiosi determinista di quello che è stato il loro passato e di quello che è il loro presente. Con questi presupposti, il viaggio divenuto ?materiale? dà un nuovo significato alla loro realtà, e nel narrare compiono il loro viaggio immaginario parecchie volte. L’immigrante, in fondo, conosce e ristruttura il suo esistere e il suo sistema linguistico. Nel suo linguaggio, correlato di espressioni dialettali, italiane, argentine viene fatto luce su un sistema di simboli in cui si produce una rifondazione della realtà, che è in rapporto contemporaneamente con il suo passato e il suo presente, come dicevamo poche righe più sopra.

Riallacciandosi a questo discorso la Piciulo ci dice che ?il linguaggio ci porta a un mondo di segni composto da due realtà materiali-ideali che producono innumerevoli cambiamenti, è l’ontogenesi di se stesso come soggetto sociale a partire dal suo ieri. E? uno strumento che ci introduce nel suo mondo di segni che ci fanno capire la sua formazione culturale.

Insomma, siamo di fronte a degli immani capovolgimenti d?intenti e di storie. In questo, le prime reazioni della società contadina lucana davanti alle trasformazioni che provocano il fenomeno si manifestano con un senso di rifiuto, immediatamente, sostituita da un?enorme capacità di adattamento ai nuovi modi di vita e alle dinamiche che ?imprigionano? volontà di partenze non certo spontanee, ma dettate dalla necessità. Numerose sono le testimonianze che delineano l?aspetto del rifiuto, della bieca accettazione e del ricordo della propria terra d?origine. Dentro il folklore lucano che concerne l’emigrazione si trovano testimonianze del rifiuto espresse in versi e in lunghe corrispondenze epistolari. In esse si coglie una gentile nostalgie che dà la voce alle ?sirene?.

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