In riferimento alle recenti dichiarazioni del Gruppo Pittini, proprietario della Sider Potenza, di non essere intenzionato a delocalizzare lo stabilimento potentino, i Verdi ribadiscono come già più volte i cittadini, i partiti politici, i comitati dei cittadini e le Associazioni di Volontariato abbiano invece chiesto che la fabbrica potesse essere delocalizzata dalla città capoluogo.

La fabbrica, sorta in epoca in cui la città non si era sviluppata, oggi vi risulta inglobata. Un suo ampliamento, come propone Pittini, risulterebbe pertanto non solo incompatibile ma addirittura contrasterebbe con i progetti di riqualificazione urbana più volte annunciati dall?amministrazione comunale.

I Verdi invitano il sindaco le forze politiche di Potenza a valutare con molta attenzione sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista tecnico l?eventuale ingrandimento dello stabilimento che evidentemente non può essere considerato un mero ?ostacolo burocratico? all?iniziativa del Gruppo Pittini ma costituisce un dovere istituzionale nei confronti dei cittadini che chiedono invece migliori condizioni di vita e di salute nei quartieri e nei confronti delle stesse maestranze che hanno diritto ad ambienti di lavoro più sani.

Una decisione da parte delle istituzioni diversa dalla delocalizzazione condizionerebbe inoltre nei prossimi decenni qualsiasi prospettiva di riqualificazione dei quartieri di Bucaletto e Betlemme, più volte annunciati anche dal sindaco di Potenza.

In attesa che Gruppo Pittini realizzi la sicurezza e la funzionalità dell?impianto dal punto di vista dell?impatto ambientale tali da renderlo compatibile con il tessuto urbano della città di Potenza (operazioni che richiederebbero secondo il Gruppo Pittini diversi anni), sulla SIDER-Potenza, i Verdi auspicano che vengano forniti ragguagli in merito all?interpellanza presentata da oltre un mese in Consiglio Regionale che chiedeva di conoscere se dai controlli effettuati da parte delle Autorità Sanitarie e dall?ARPAB presso lo stabilimento sia stato riscontrato, in base al Decreto Legge n. 230/95, il possesso dell?apparecchiature per la sorveglianza obbligatoria radiometrica dei rottami in ingresso e dei materiali uscita nello stabilimento, onde controllarne i livelli di eventuale radioattività, anche in considerazione di incidenti avvenuti in alcuni stabilimenti del nord Italia che hanno causato emissioni pericolose per la salute.

All?Assessore alle Attività Produttive della Regione Basilicata si chiedeva di conoscere la data della eventuale installazione dell?apparecchiature per la sorveglianza obbligatoria radiometrica dei materiali radioattivi nello stabilimento ed all?Assessore Sicurezza e Solidarietà Sociale gli eventuali report e/o segnalazioni dei controlli effettuati ai sensi delle normative vigenti;

In caso di assenza di dette apparecchiature per la sorveglianza obbligatoria radiometrica dei materiali radioattivi attraverso il controllo dei rottami in ingresso e materiali ferrosi in uscita nello stabilimento, i Verdi chiedevano di conoscere quali interventi gli Assessorati competenti intendevano intraprendere con urgenza, anche attraverso la segnalazione obbligatoria agli organi giudiziari, circa il mancato rispetto di precisi obblighi di legge in assenza dei quali si metteva a repentaglio la sicurezza e la salute degli operai e della comunità del capoluogo di regione.

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